SALUZZO - Rifila un “cinquantone” falso al negoziante e scappa con il resto

Il pregiudicato è stato condannato per l’episodio avvenuto in una gastronomia di Saluzzo: “Al tatto la banconota sembra buona” ha confermato il pm

Andrea Cascioli 20/01/2026 17:15

Una banconota da cinquanta euro simile in tutto e per tutto a quelle “regolari”, tranne che per un particolare: un pezzo mancante nell’ologramma trasparente della carta moneta. Il negoziante che l’aveva ricevuta sosteneva in realtà che anche la consistenza fosse sospetta: “Mi sono accorto che era una carta velina e non ho neanche avuto il tempo di fermarlo” ha raccontato in tribunale, testimoniando nel processo contro l’uomo che a suo dire lo aveva frodato. G.R., un pregiudicato cuneese di origine sinti, già coinvolto in passato in un giro di truffe ad anziani, è stato condannato dal giudice Graziana Cota a otto mesi di carcere. Il magistrato ha aggravato l’ipotesi iniziale di spendita di monete false in buona fede, per la quale l’accusa aveva chiesto una condanna a due mesi e 15 giorni, in quella più grave di spendita consapevole. I fatti per cui l’uomo è stato giudicato risalgono all’aprile del 2023. Nel primo caso la famosa banconota era stata rifilata al titolare di una gastronomia saluzzese, in pagamento di una spesa di circa dieci euro: “Essendo il primo cliente, - ha riferito il commerciante - sono andato a prendere il resto nel borsello. Quando ho messo la mano sulla banconota, senza neanche aprirla, mi sono reso conto che non era valida: lui nel frattempo aveva preso il resto ed era scappato fuori”. I carabinieri, avvisati dell’accaduto, avevano estrapolato le immagini del sospettato dal sistema di videosorveglianza della gastronomia. Il “gioco” non era invece riuscito a Verzuolo, dove lo stesso cliente aveva cercato di spendere il “cinquantone” presso una tabaccheria. Il tabaccaio, insospettito, aveva restituito la banconota e segnalato la circostanza ai carabinieri. “Il soggetto è andato via dicendo che non sapeva nemmeno lui che fosse falsa” ha poi detto in aula. Dopo l’esame del reperto confiscato, il pubblico ministero Alessandro Borgotallo ha confermato che “al primo tatto la banconota sembra buona e quindi idonea a confondere chi la riceve”: “Difficilmente può essere accolta la tesi della spendita in buona fede” ha aggiunto il rappresentante della Procura, chiedendo la condanna per il solo episodio relativo all’acquisto in gastronomia. La stessa argomentazione, circa la verosimiglianza della banconota, aveva portato l’avvocato difensore Giulio Magliano a conclusioni opposte: “I due esercenti dicono che i controlli li hanno dovuti fare con un apposito macchinario: da un esame sommario, la banconota era idonea a trarre in inganno”.