SALUZZO - Storica sentenza sull’uso della cannabis terapeutica a Cuneo: assolto un 31enne di Piasco

Il giovane era stato arrestato per spaccio a Saluzzo nel 2019: aveva oltre 400 grammi di marijuana. La difesa ha dimostrato che serviva per curare una grave emicrania

Andrea Cascioli 07/06/2022 17:00

È una sentenza storica, perché la giurisprudenza in tema di uso terapeutico della cannabis procede a piccoli passi. Ma è comunque la prima volta che un giudice nella Granda sancisce che il possesso di un quantitativo ingente di droga non costituisce reato, se lo scopo è quello di alleviare una condizione patologica.
 
Succede a Cuneo, dove il giudice Marco Toscano ha assolto con la formula ampia (“il fatto non sussiste”) un 31enne di Piasco, arrestato e denunciato per spaccio nel novembre 2019 dagli agenti della Squadra Mobile della Questura. Michele Galfrè era stato fermato dai poliziotti sotto l’abitazione in cui conviveva assieme alla fidanzata a Saluzzo. Nell’abitazione c’era marijuana in un barattolo e un bilancino di precisione, poca roba, comunque, in confronto a quella rinvenuta in un container attiguo al mobilificio di famiglia: cinque piante di canapa indiana, 445 grammi di marijuana, più tutto l’occorrente per la coltivazione e la trasformazione compreso un impianto di irrigazione. Oltre a questo, il giovane era stato denunciato anche per violazione della legge sul possesso delle armi perché trovato con una pistola Glock calibro 9 nel cassetto del comodino e una carabina automatica sotto il letto.
 
Galfrè, incensurato e assunto come falegname nell’azienda di famiglia, ha spiegato durante il processo di non aver mai coltivato la cannabis con l’obiettivo di cederla ad altri. Nell’udienza odierna ha reso la propria deposizione al giudice, precisando di essere ricorso a questo espediente perché soffriva da anni di una grave forma di emicrania: “A diciassette anni sono stato ricoverato per la prima volta, non sapevano come curare questo mal di testa. Ogni volta mi cambiavano prescrizioni ma mi trovavo in una situazione sempre più difficile, tanto da non riuscire nemmeno a lavorare in certi giorni”. Ora che impostare una terapia medica è più semplice, ha aggiunto, continua a curarsi in questo modo in maniera legale: “Spendo comunque tra i 400 e i 600 euro al mese per alleviare questa sofferenza, è una terapia sperimentale”. Anche sulla questione delle armi ha fornito una sua spiegazione: “Ho un regolare porto d’armi per uso sportivo, ma mi ero trasferito da poco e ho dimenticato di denunciare lo spostamento di pistola e carabina”.
 
Il pubblico ministero Alessandro Borgotallo aveva chiesto una perizia medico-legale sulle circostanze invocate dall’imputato in sua difesa, ma il giudice ha rigettato la richiesta. All’esito dell’istruttoria, il rappresentante della Procura ha domandato una condanna a dieci mesi di reclusione e 400 euro di multa per lo spaccio e a un ulteriore mese di arresto per la violazione relativa alle armi: “Non è provata l’impossibilità di accedere a canali di approvvigionamento legale. Quand’anche vi sia questa sofferenza fisica - e probabilmente vi è - ciò non giustifica quel tipo di produzione seriale, quasi imprenditoriale, che veniva messa in atto in una vera e propria struttura dedicata al di fuori dell’abitazione”. La difesa, per contro, ha sostenuto che la condizione “seria e invalidante” dell’imputato sia avvalorata dai certificati e dalla testimonianza del medico curante: “Se fosse esistita una strada alternativa per procurarsi la sostanza, l’avrebbe percorsa. I fini terapeutici sono stati provati oltre ogni ragionevole dubbio”.
 
Per la sola violazione della legge sulle armi il 31enne è stato condannato a due mesi e quindici giorni di arresto. L’avvocato Vladimiro Bertinetti ha commentato con favore l’assoluzione per l’ipotesi di spaccio: “È la prima sentenza sull’uso terapeutico della cannabis a Cuneo. Va ad aggiungersi a poche altre sentenze di questo genere, la più famosa delle quali è quella del processo a Walter De Benedetto ad Arezzo. Ci sono altri casi in cui si è assolto per uso ludico, ma l’utilizzo terapeutico non può essere in alcun modo assimilato ad esso: qui è in gioco il diritto a curarsi. Siamo molto soddisfatti e speriamo che questa tendenza diventi maggioritaria nella giurisprudenza”.

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