SALUZZO - Violenze in casa di riposo, la Procura chiede la condanna per la ex oss del “Tapparelli”

Sotto accusa un presunto “segreto del mestiere” per calmare gli anziani agitati: “Torceva i pollici all’indietro”. “Era una presa non violenta” ribatte la difesa

Andrea Cascioli 21/01/2026 20:10

Nasce dalla denuncia di una collega che aveva lavorato solo una decina di giorni alla rsa “Tapparelli d’Azeglio” di Saluzzo il processo contro una oss, oggi accusata di maltrattamenti agli anziani. Le famiglie di quattro di loro si sono costituite parti civili, insieme alla stessa casa di riposo. La donna, in servizio dal 2016, era una “veterana” in quello che è considerato il reparto più difficile, dedicato agli ospiti con Alzheimer e malattie neurodegenerative gravi. Anche il periodo a cui risalgono le contestazioni è il più terribile che gli operatori del settore si siano trovati a vivere nel recente passato: parliamo di novembre 2021, nel pieno del Covid e delle restrizioni sulle visite familiari. M.G. è stata trasferita di reparto dopo l’apertura dell’inchiesta e ha poi lasciato la casa di riposo. Oggi non esercita più la professione. Per lei il sostituto procuratore Francesco Lucadello ha chiesto una condanna a due anni, con il beneficio della pena sospesa. Nell’istruttoria si è parlato dei “modi bruschi” dell’imputata: urla, frasi sgarbate, anche insulti in particolare nei confronti di un’anziana. Ma al centro delle accuse c’è soprattutto una tecnica che la oss, sostiene la Procura, insegnava come “segreto del mestiere” alle colleghe più giovani: “Quando una persona non era collaborativa, girare i pollici all’indietro poteva servire per farle fare ‘quello che vogliamo noi’”. Alcune operatrici dicono di aver assistito più volte a questa torsione: “Era una costante” dice una di loro. Una collega, in particolare, ricorda di aver visto schiacciare le braccia a un’ospite fino a farle male, tanto che era stato necessario chiamare un’infermiera del reparto. L’episodio è descritto in termini molto diversi dall’accusata: la signora sanguinava, dice, perché aveva necrosi sulle braccia e si era sfregata durante la notte. Lei dal canto suo nega di averle provocato lesioni stringendola con irruenza. È un processo particolare, riconosce il pm, perché le persone offese non possono parlare. E perché la condotta non ha portato a ferite evidenti: “Il gesto non lasciava segni, questo ce lo hanno detto i testimoni”. “Una condotta subdola, posta in essere nei confronti di persone che non potevano raccontare ai parenti quello che gli veniva fatto” dice l’avvocato Monica Anfossi, che rappresenta le famiglie degli anziani: solo due di loro sono ancora in vita: “Parliamo di persone a volte aggressive, ma l’accusata è una oss a cui erano affidate per cura”. Anche la rsa punta il dito contro un comportamento che denota, nelle parole dell’avvocato Giorgio Panero, “tutto l’opposto dell’empatia che dovrebbe muovere un operatore nei confronti di un ospite”: “Era pienamente consapevole di porre in essere una condotta che sapeva avrebbe provocato dolore fisico agli ospiti, per ottenere la loro collaborazione”. “Ci sono situazioni in cui l’anziano è pericoloso per sé stesso e per altri e bisogna intervenire, casi in cui la persona è seminuda e sporca e non può essere lasciata libera di girare per il reparto” obietta la difesa, con l’avvocato Andrea Carpinelli. Il quale sottolinea come nessuna delle oss chiamate a testimoniare avesse segnalato problemi con la collega esperta ai vertici della struttura: “Non ha mai avuto contestazioni e rimproveri e ha dimostrato negli anni un’attenzione agli anziani, tant’è che le venivano assegnati alla Tapparelli anche i nuovi oss che arrivavano per l’affiancamento”. La manovra, aggiunge, “è stata definita torsione dei pollici, io la definisco una presa: non era una manovra utilizzata solo da lei”. Si parla dunque, per il legale, di fatti “ingigantiti da radio Tapparelli” e avvenuti in periodo di pandemia, “durante il quale erano esclusi i rapporti con i parenti e quindi c’era un peggioramento della situazione interna, aggravata dal recente cambio del direttore, la sospensione della responsabile perché non vaccinata e la sua sostituzione senza effettivo passaggio di consegne, nonché la sospensione di sei operatrici sociosanitarie”. Il 30 gennaio si attende la sentenza del giudice.