RACCONIGI - Accusato di furto nell’abitazione in cui aveva vissuto a Racconigi, viene assolto dal giudice

Un’impronta lasciata solo poche ore prima, secondo i carabinieri, avrebbe dovuto inchiodare il sospettato. Dalla casa erano stati sottratti beni per 30mila euro

a.c. 03/03/2022 17:29

Non è bastato il rinvenimento di un’impronta a far condannare il possibile artefice di un furto in abitazione a Racconigi. Un’impronta “fresca”, secondo i carabinieri, cioè “lasciata non più di tre o quattro ore prima”.
 
La questione è dirimente perché a rispondere di quel furto era chiamato un uomo, J.B., che in quella stessa casa aveva vissuto fino a un anno prima dei fatti. Gli inquirenti erano arrivati a lui proprio a seguito dei riscontri sulle impronte, forniti dai Ris di Parma: “Una persona con precedenti e problemi con il rinnovo del permesso di soggiorno” ha spiegato in aula il maresciallo Enrico Bosio.
 
La signora che aveva denunciato l’effrazione affermava che dall’abitazione mancassero oggetti per un valore di circa 30mila euro, comprese una quindicina di borse firmate. Solo una parte della refurtiva era poi stata recuperata e restituita alla legittima proprietaria. Quel che è più singolare, però, è che la donna aveva già subito un furto nel febbraio dello stesso anno 2019, cioè tre mesi prima della seconda intrusione. Nella prima occasione, ha detto, non era stato rubato quasi nulla: “Solo un paio di orecchini e un bracciale che avevo indossato il giorno del mio matrimonio. La fede nuziale era stata presa da un cassetto e poggiata sul comodino. Ebbi l’impressione che si trattasse di un colpo su commissione, anche perché non c’erano segni di scasso”.
 
Ben diversa la situazione dopo il secondo furto. Il ladro questa volta aveva forzato una finestra con un cacciavite e sottratto parecchia refurtiva di valore. A indirizzare le indagini, come si è detto, il rinvenimento di un’impronta su una cassettiera. La padrona di casa non era entrata in quella parte dell’alloggio da tempo e nemmeno vi aveva ricevuto ospiti. J.B., che aveva vissuto nello stesso appartamento come ospite del precedente inquilino, era stato perciò incriminato: “L’impronta è stata lasciata nell’immediatezza, cosa che lascia intendere che l’imputato fosse all’interno della casa poco prima dell’arrivo dei carabinieri” ha sostenuto il procuratore, chiedendo la condanna a cinque anni di carcere.
 
La difesa ha avanzato invece il dubbio, ritenuto fondato dal giudice, che il ladro potesse essere un’altra persona: “Perché non gli stessi già responsabili del primo furto? Forse avevano ancora le chiavi del palazzo ma non quelle dell’appartamento, dato che la signora aveva fatto modificare la serratura”. Circa la presenza dell’impronta, il difensore ha osservato: “L’opinione che si tratti di un’impronta fresca non è supportata da altre evidenze scientifiche. I punti di corrispondenza con J.B., inoltre, sono meno di quelli che la Cassazione ha ritenuto necessari in altri processi”. In ogni caso, dal momento che quell’area della casa non era più stata frequentata, “sarebbe potuta risalire all’epoca in cui J.B. viveva ancora lì”.
 
La vicenda si è chiusa infine con un verdetto di assoluzione per non aver commesso il fatto.

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