SAVIGLIANO - Giulio Golia assolto a Cuneo: non è reato dare a qualcuno del “furbetto”

La vicenda nasceva dalla denuncia di un tecnico ortopedico di Savigliano, accusato dalle “Iene” di aver brevettato una protesi “scippando” un altro inventore

Andrea Cascioli 08/05/2023 13:07

Si chiude con un’assoluzione, pronunciata dal giudice Giovanni Mocci con la formula “perché il fatto non costituisce reato”, il processo per diffamazione contro il popolare inviato de Le Iene Giulio Golia. A denunciarlo era stato un tecnico ortopedico di Savigliano, Silvio Galfione, “bersaglio” di un servizio trasmesso nel 2018.
 
La vicenda riguardava un ex artigiano di Treviso, Fulvio Marotto, col quale Galfione aveva avviato una collaborazione una decina d’anni fa. Marotto, amputato di entrambe le gambe a seguito di una malattia, aveva messo a punto un modello di protesi “su misura”. Il tecnico saviglianese lo aveva incontrato durante una fiera di settore e insieme avevano collaborato allo sviluppo di un prototipo. Poi i rapporti si erano interrotti, ma qualche mese dopo Galfione aveva presentato un brevetto che il trevigiano riteneva un plagio della sua idea. La questione è giunta all’attenzione delle Iene tramite la segnalazione di un’amica di Marotto: nel servizio, intitolato “L’uomo in cui hanno rubato le gambe”, Golia si riferiva a Galfione come a un “classico furbetto che, fiutato il business, si è intascato l’idea”.
 
In aula il personaggio televisivo ha ricostruito la genesi del servizio e dell’intervista con Galfione: “Quando lo abbiamo incontrato a Savigliano è stato molto gentile, abbiamo realizzato un’intervista di un quarto d’ora circa che poi è stata montata e inserita nel servizio. Abbiamo eliminato le pause, ma non è stato alterato il senso di quanto aveva detto”. Il conduttore sostiene però di essere uscito da quell’intervista, già concordata, con l’impressione che le accuse di Marotto fossero giustificate. Quanto all’accusa di aver “scippato” l’invenzione, Galfione dal canto suo ha risposto: “Al brevetto lavoravo già da prima di conoscere Fulvio. Il metodo di Marotto non mi sembrava molto professionale né efficace e l’idea di base era comunque già nota”. In ogni caso, da parte di Marotto non è stata intrapresa nessuna azione legale nei suoi confronti, né prima né dopo il servizio. Discussa è stata pure l’attribuzione della frase incriminata, quella in cui il professionista è definito “furbetto”. Il giudice ha ascoltato in merito sia Golia che l’autore del servizio, Marco Fubini. Dalle dichiarazioni dell’imputato è emerso che il commento sarebbe stato pronunciato “a braccio”: “Utilizziamo un copione solo in fase di post-produzione. È il cosiddetto stand up, la parte in cui spieghiamo ciò che è accaduto. Quando giriamo, invece, non c’è nulla di preparato”. Per l’imputato “vip”, quella di Cuneo era una prima volta assoluta: “È la prima volta in venticinque anni che mi trovo sotto accusa, si potrebbe dire ‘dall’altra parte della barricata’” ha raccontato Golia in aula.
 
Per lui il pubblico ministero Gianluigi Datta aveva chiesto la condanna a 2.500 euro di pena pecuniaria: “C’è una ricerca dello scoop che travalica i limiti del diritto d’informazione” aveva argomentato il rappresentante dell’accusa. Sulla stessa linea il patrono di parte civile, avvocato Carlo Blengino: quella raccontata dalla “iena”, ha sostenuto il legale, “è una storia con alcuni falsi, le allusioni al ‘business milionario’ di Galfione o al fatto che i loro brevetti siano ‘gli stessi’”, ispirata da un modo di fare informazione basato “sul clickbait e sulla pubblicità”. “In ventisei anni le Iene non hanno mai subito una condanna definitiva per diffamazione” ha obiettato il legale di Golia, l’avvocato Stefano Toniolo (Studio Martinez & Novebaci): il difensore ha osservato che non sarebbe ingiurioso parlare di “idea rubata” o di “furbetto”, alla luce degli elementi raccolti. Nel servizio, in ogni caso, “i brevetti vengono definiti non ‘identici’, ma ‘molto simili’: una terminologia del tutto appropriata”. Alle conclusioni della difesa si era associata l’avvocato di Mediaset, Giulia Mangialardi: “Non si pretenda di far credere che il servizio fosse finalizzato a un attacco ad personam verso Galfione. Il servizio era dedicato a celebrare l’esperienza e la reazione di Marotto all’ingiustizia che la vita gli aveva messo davanti”.

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