SAVIGLIANO - Giulio Golia imputato “vip” a Cuneo: “È la prima volta che sono sotto accusa”

L’inviato de “Le Iene” era in aula stamani per rispondere di diffamazione. Lo ha denunciato un tecnico ortopedico di Savigliano, accusato di aver “scippato” un brevetto

in foto: Giulio Golia di fronte al tribunale di Cuneo

Andrea Cascioli 30/06/2022 17:10

Si presenta con occhiali da sole e una giacca leggera, l’aria affaticata: “Sono arrivato da Napoli, ma a Cuneo il clima è migliore” racconta, mentre attende nel corridoio del palazzo di giustizia il suo turno per accomodarsi in aula. È l’unico imputato della giornata, a parte un detenuto marocchino che prima di lui attende l’esito di un giudizio per direttissima.
 
Giulio Golia, popolare volto televisivo de “Le Iene”, è a processo per diffamazione a Cuneo. A denunciarlo è stato un tecnico ortopedico di Savigliano, Silvio Galfione, a seguito della messa in onda di un’inchiesta della trasmissione di Italia 1. Il servizio dal titolo “L’uomo a cui hanno rubato le gambe” riguardava la vicenda del trevigiano Fulvio Marotto, ex artigiano, sottoposto nel 2003 all’amputazione di entrambe le gambe a causa di una grave infezione. Insoddisfatto delle sue protesi, Marotto si era dato da fare per costruirne un paio con le sue mani e con l’aiuto di un amico.
 
Il risultato di quel lavoro era piaciuto anche a un imprenditore del settore che l’aveva voluto come ospite all’Exposanità di Bologna. Qui l’aspirante inventore aveva conosciuto Galfione e ne era nata una collaborazione, protrattasi per alcuni mesi tra il 2011 e il 2012. L’ortopedico saviglianese non era rimasto soddisfatto dai test e l’aveva interrotta. Tre mesi dopo, però, aveva presentato un brevetto che - a detta di Marotto - riprendeva l’invenzione da lui sviluppata e violava l’accordo di segretezza sottoscritto all’inizio della collaborazione. L’inchiesta delle “Iene”, mandata in onda nell’ottobre del 2018, sposa in sostanza la tesi del trevigiano, intervistato da Golia insieme all’uomo accusato di averlo defraudato del suo lavoro: “Da una parte abbiamo il classico inventore e dall’altra il classico furbetto che, fiutato il business, si è intascato l’idea” il commento in chiusura, che Galfione ha ritenuto lesivo.
 
Golia ha riferito di essere venuto a conoscenza della vicenda attraverso una segnalazione giunta in redazione. Dopo gli approfondimenti del caso, la “iena” aveva deciso di raccontarla agli spettatori: “Nelle mail a Marotto - ha spiegato - Galfione si era esposto abbastanza, raccontando di non aver mai visto una protesi del genere. Quando lo abbiamo incontrato a Savigliano è stato molto gentile, abbiamo realizzato un’intervista di un quarto d’ora circa che poi è stata montata e inserita nel servizio. Abbiamo eliminato le pause, ma non è stato alterato il senso di quanto aveva detto”. Il conduttore afferma però di essere uscito da quell’intervista, già concordata, con l’impressione che le accuse di Marotto fossero giustificate: “A un certo punto ha esibito una serie di documenti in inglese, per dimostrare che l’idea del brevetto fosse sua. Tuttavia mostrava di non sapere cosa ci fosse su quei fogli, dal punto di vista tecnico. I documenti, in ogni caso, erano posteriori alla presentazione del suo brevetto. Io e i miei collaboratori abbiamo avuto l’impressione che si fosse creato una ‘via di fuga’ in caso di contestazioni”.
 
La versione dell’ortopedico saviglianese, raccontata al giudice nella precedente udienza, è assai diversa. Anzitutto riguardo alla durata dell’intervista, che l’autore della denuncia quantifica in un’ora circa: “La ricerca che ho mostrato a Golia è del 1999 e si riferisce a un sistema sviluppato già negli anni Settanta” aveva precisato. Quanto all’accusa di aver “scippato” l’invenzione, Galfione aveva risposto: “Al brevetto lavoravo già da prima di conoscere Fulvio. Il metodo di Marotto non mi sembrava molto professionale né efficace e l’idea di base era comunque già nota”. In ogni caso, da parte di Marotto non era stata intrapresa nessuna azione legale nei suoi confronti, né prima né dopo il servizio: “Dopo il brevetto per un periodo ho provato a commercializzare le protesi, insieme a un socio. È stato un fallimento e ho chiuso la società solo un mese dopo il servizio delle Iene, ma non a causa di questo”.
 
Stamane in aula hanno deposto anche due amici e collaboratori di Fulvio Marotto, uno dei quali è l’autore materiale della segnalazione alla trasmissione di Italia 1: “Avevo approfondito la vicenda - ha chiarito - e ho ritenuto che nei confronti del mio amico fosse stata commessa una grave ingiustizia. Ritengo che i due brevetti nella sostanza siano la stessa cosa: il sistema su cui si basano è molto semplice”. Giulio Golia, dal canto suo, ha assicurato di aver vagliato le fonti e il servizio insieme all’autore e a vari collaboratori, compreso l’ufficio legale della trasmissione. Circa la paternità della frase sul “furbetto” accusato di essersi “intascato l’idea”, l’anchorman ha spiegato: “Utilizziamo un copione solo in fase di post-produzione. È il cosiddetto stand up, la parte in cui spieghiamo ciò che è accaduto. Quando giriamo, invece, non c’è nulla di preparato”. Il prossimo 17 novembre si attende l’esame dell’ultimo teste di difesa e la discussione. Per l’imputato “vip”, quella di Cuneo è una prima volta assoluta: “È la prima volta in venticinque anni che mi trovo sotto accusa, si potrebbe dire ‘dall’altra parte della barricata’”.

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