Aveva evitato la condanna dopo una lite con alunno minorenne, finita con un morso, perché lo studente non lo aveva mai querelato. Questa volta invece dovrà risarcire la ex vicina di casa per ottenere la remissione di una denuncia per stalking. Il protagonista è un docente precario di scuola superiore, Giuseppe Costanzo, già destituito dall’incarico all’Itis “Arimondi-Eula” di Racconigi a seguito dell’episodio del morso, per il quale il giudice lo aveva poi assolto. La vicenda per cui è tornato in tribunale riguarda un’infermiera trentenne, sua vicina di casa a Savigliano all’epoca dei fatti. La donna racconta di essere stata perseguitata per mesi dal prof, per ragioni mai chiarite. Nell’ottobre del 2021 tutto era incominciato con il ritrovamento di un biglietto sotto la porta: “C’erano scritte parole accusatorie nei miei confronti, anche se non ero nominata. Le frasi erano abbastanza sconnesse, aveva citato anche malattie come il mesotelioma pleurico e l’asbestosi”. Nessun sospetto sull’autore, finché la sera stessa, però, dopo aver ricevuto un messaggio su Facebook, l’infermiera aveva capito che si trattava del vicino: “Mi accusava di avercela con lui e di aver sparlato di lui con le mie colleghe: ci sono poi stati altri messaggi, ai quali non ho mai risposto. Non sapevo cosa volesse questa persona perché non l’ho mai avuta come paziente, né ho avuto come pazienti i suoi parenti”. Nessun atteggiamento violento o minaccioso, ha precisato l’autrice della querela, ma un controllo costante dei suoi movimenti. L’uomo sarebbe stato avvistato più volte dietro la porta nel tentativo di origliare e anche, in un’occasione, nell’atto di nascondere tre pacchetti di cracker sotto lo zerbino dell’alloggio adiacente. Alla fine era maturata la decisione più drastica, quella di abbandonare l’appartamento in cui viveva in affitto: “Sono qui - aveva detto in tribunale - per denunciare una persona che è entrata nella mia vita e mi ha causato disagio, ansia e uno stato emotivo a cui non ero abituata: non voglio che succeda ad altri”. Anche il fidanzato della donna ha confermato la sua inquietudine: “Era turbata perché viveva da sola e per via dei turni a lavoro le capitava di uscire alla mattina presto e rientrare alla sera col buio. Aveva paura di incontrarlo per le scale, tant’è che molto spesso veniva da me per non stare a casa sua”. L’insegnante è comparso in aula questa mattina, offrendo la sua versione dei fatti. Si è detto ingiustamente accusato: “Io stesso mi sono trovato delle carte sullo zerbino di casa e qualche biscotto. Non ho mai origliato, tutto il resto è inventato di sana pianta”. A proposito dei presunti dissidi, l’imputato ha parlato di generici screzi per il fatto che la vicina “non salutava”. Le parti si sono accordate per un risarcimento, a seguito del quale l’accusato otterrebbe la remissione di querela.