Scende a ventiquattro anni e sei mesi in appello la pena comminata ad Andrea Basso e Lionel Ascoli, i due autori dell’omicidio di Giovanni Santus che erano stati condannati in primo grado all’ergastolo. A provocare lo scoppio di follia omicida, il 17 luglio del 2023, era stata una lite per un motivo banale: si discuteva di una bottiglia di gin che il 58enne aveva bevuto all’insaputa dei coinquilini. Santus, un senza fissa dimora originario di Savigliano, era ospite in quei giorni nell’alloggio che i due amici dividevano a Biella con la fidanzata di Basso, la 20enne Asia Luciana Mula, e con Silvio Iarussi, il 51enne proprietario di casa. A massacrarlo insieme erano stati il 43enne Ascoli e il ventenne Basso, anche lui saviglianese, in passato residente a Cavallermaggiore: nella città della lana aveva seguito la fidanzata. Quando la polizia era entrata nell’abitazione di via Buratti 2, nel rione Chiavazza, i quattro avevano cercato di far credere che il clochard si fosse sentito male mentre faceva la doccia. Il referto medico però aveva dimostrato senza ombra di dubbio che il 58enne era stato pestato in maniera selvaggia, poi denudato e infilato sotto la doccia. Aveva agonizzato a lungo prima di morire, tant’è che sul suo corpo sono stati trovati anche segni di ustione dovuti all’acqua bollente. Gli inquirenti avevano notificato l’arresto a Basso mentre era già in carcere, per una tentata rapina ai danni di un passante nella stazione di Biella. Si sa che gli inquilini dell’alloggio erano soliti ospitare persone in difficoltà, come il povero Santus, incontrato davanti a un Penny Market. Conosciuto con il soprannome di Gino, l’uomo aveva vagabondato per diverso tempo a Bricherasio, nel Torinese, prima di spostarsi a Biella, dove si aggirava di solito con uno zainetto sulle spalle e un cane meticcio. La Corte d’assise d’appello di Torino ha ridotto le pene per i due accusati di omicidio volontario, difesi rispettivamente da Francesca Tamburello e Sheila Foti, e anche per i coimputati. Iarussi, difeso dall’avvocato Sergio Gronda, ha ottenuto una pena di due anni condanna a due anni e sei mesi, per omissione di soccorso. Per Mula, difesa dall’avvocato Vittorio Grosso, un anno e sei anziché due anni e due mesi. Ai due si imputava di aver ascoltato le richieste di aiuto della vittima senza intervenire, aiutando poi gli esecutori materiali a cercare di nascondere l’omicidio.