CAVALLERMAGGIORE - Provocò un incidente mentre girava con un etto di hashish: condannato un 23enne maghrebino

Il giovane, residente a Borgo San Dalmazzo, guidava ubriaco verso una discoteca. Poco prima aveva patteggiato una condanna per rapina con pena sospesa

a.c. 07/09/2020 17:01

 
Era in auto insieme a un amico e alla convivente la sera del 14 agosto 2016, diretto verso una nota discoteca. Poco prima di arrivare a Cavallermaggiore, lo schianto: per M.E.D., cittadino marocchino residente a Borgo San Dalmazzo, quell’incidente si è concluso con un processo per concorso in detenzione di droga a fini di spaccio, per il quale è stato condannato dal tribunale di Cuneo a un anno di reclusione.
 
La denuncia è scattata in seguito al ritrovamento di quasi un etto di hashish nel vano portaoggetti della Cinquecento che M.E.D. guidava da ubriaco quella sera. L’equivalente di circa 800 dosi che secondo gli inquirenti il giovane classe 1997 e la sua compagna si apprestavano a rivendere. Da una successiva perquisizione nell’abitazione dei due erano saltati fuori altri 7 grammi di stupefacenti.
 
La ragazza ha in seguito definito la sua posizione davanti al gip Boetti che l’ha assolta, raccontando tra l’altro di maltrattamenti subiti tra le mura domestiche e dei festini durante i quali il convivente consumava cocaina e hashish insieme ad altre persone. La sera dell’incidente e del successivo ritrovamento del panetto di ‘fumo’ M.E.D. avrebbe preteso di guidare nonostante il suo evidente stato di alterazione.
 
“Se per il quantitativo di droga ritrovato in casa si potrebbe anche ipotizzare un consumo privato, è evidente che il panetto da un etto fosse destinato a finalità di spaccio” ha concluso il pubblico ministero Raffaele Delpui, chiedendo la condanna a un anno e quattro mesi di carcere e 4500 euro di sanzione. L’accusa ha insistito in particolare sulla revoca della sospensione condizionale della pena, dal momento che M.E.D. solo poco tempo prima aveva patteggiato una condanna per rapina a due anni e due mesi con pena sospesa.
 
L’avvocato difensore Mauro Mantelli ha chiesto invece che la pena venisse contenuta e considerata in continuazione con il reato precedente: “L’univocità del disegno criminoso non deriva dalla similitudine tra i reati ma dal fatto che entrambi avessero fini di lucro e fossero compresi nello stesso stile di vita criminale”.
 
Al rientro dalla camera di consiglio il giudice Emanuela Dufour ha condannato M.E.D. a un anno di pena, senza sospensione condizionale, e al pagamento di 2500 euro di sanzione.

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