SAVIGLIANO - Versò una sostanza corrosiva sull’auto della vicina, condannata una 64enne di Savigliano

“Tutti i condomini hanno paura di lei” racconta una testimone. La parte offesa, infermiera in un reparto Covid, trovò la macchina danneggiata sul posto dei disabili

a.c. 23/02/2022 19:00

Non un semplice bisticcio tra vicini di casa, secondo il pubblico ministero, che ha parlato di “una vicenda grave” e rievocato la testimonianza “per certi versi sconcertante” di una condomina dell’imputata.
 
Alla donna, G.G., nata nel 1958 a Castellammare di Stabia (Na) e residente da lungo tempo a Savigliano, era contestato un danneggiamento. Quello subito dall’auto di un’inquilina nel suo stabile, con la quale i rapporti sono pessimi fin da quando vivono entrambe nel palazzo: “Con lei - ha raccontato la parte offesa - non si può parlare: mi offende ogni volta che esce dalle scale. A casa tutti ne hanno paura, io in particolare non riesco a dormire quando torno dal mio lavoro in un reparto Covid perché ogni volta G.G. comincia a litigare con un vicino: è una cosa che mi disturba tantissimo”.
 
Nell’aprile di tre anni fa l’infermiera aveva posteggiato la sua auto sullo stallo condominiale riservato ai disabili, per il quale era in possesso di regolare tagliando. Il mattino dopo l’aveva trovata imbrattata da una sostanza viscosa, una sorta di vernice trasparente solidificata. Oltre a questo, sulla fiancata destra c’erano grosse righe tracciate con un oggetto appuntito: “Ho subito sospettato di G.G. perché è l’unica nel palazzo ad avercela con me. Un vicino mi ha poi raccontato di averla osservata dal balcone, la notte precedente, mentre gettava qualcosa sull’auto con una bacinella e in seguito si avvicinava alla fiancata tenendo in mano un oggetto luccicante”.
 
Chiamato a deporre in tribunale, il testimone ha confermato solo in parte questa versione: “L’ho vista aggirarsi intorno all’auto con uno strumento appuntito, forse un cacciavite. Non ricordo però se avesse anche versato liquidi dall’alto”. Un’altra vicina, invece, si è presentata in aula solo dopo vari solleciti e ha giustificato la sua ritrosia con il timore provato nei confronti dell’imputata: “Mi ha chiamata a testimoniare per dire qualcosa che non ho visto: io ho paura della signora G.G.”. Per il pubblico ministero Alessandro Borgotallo, questa testimonianza costituisce la prova di un “clima di timore, anzi di intimidazione, riscontrato in tutti i testimoni”: “L’imputata è in cura dal 1992 per problemi mentali. Non è facile venire a deporre con la prospettiva di trovarsi G.G. a casa, ecco spiegata la reticenza dei testi”.
 
A carico della 64enne il rappresentante della Procura aveva chiesto una condanna a un anno di reclusione, giustificando la richiesta con il pericolo rappresentato dal gesto della donna: “Ci si può chiedere cosa sarebbe successo se qualcuno avesse avuto la sfortuna di passare in quei paraggi e fosse stato raggiunto dagli schizzi della sostanza corrosiva”. Analoghe considerazioni sono giunta dall’avvocato di parte civile, Nunziatina Prinzi, soffermatasi su un precedente tra l’imputata e la parte offesa. In quel caso G.G. era stata condannata in primo grado per getto pericoloso di cose nei confronti della vicina, ritenuta responsabile di averle rubato uno zerbino.
 
“Ha sicuramente dei problemi, ma è esagerato dipingerla come un ras del quartiere” ha obiettato il legale dell’imputata, avvocato Elena Desana. A giudizio della difesa pesava il fatto che l’unico teste oculare “non dice di aver visto G.G. versare la sostanza, ma solo di averla vista vicino all’auto con qualcosa di luccicante”. Quanto ai danni all’auto, non sarebbe emersa alcuna prova riguardo alla presenza di macchie di vernice trasparente: “Innegabile che l’auto fosse rigata, non è provato però che le righe le abbia fatte la vicina”.
 
Il giudice Anna Gilli ha condannato la donna a otto mesi di reclusione e a corrispondere i danni alla parte civile, quantificando il risarcimento in 2400 euro.

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