BOVES - Adriana Filippi, la pittrice partigiana che documentò la resistenza con cavalletto e pennello

A Boves un nuovo museo ospita le 160 opere della pittrice torinese. Un'importante testimonianza storica della vita quotidiana di chi salì in montagna per ribellarsi al nazifascismo

Fotografia: Francesco Doglio

Francesca Barbero 28/10/2023 14:07

Inaugurato nel mese di settembre, all'interno dell'ex Filanda Favole, il nuovo museo dedicato ad Adriana Filippi celebra la figura della pittrice partigiana che documentò la resistenza con cavalletto e pennello. Una storia affascinante, quella della pittrice torinese, che il visitatore potrà scoprire nel nuovo allestimento, progettato e curato dall'associazione Art.ur. Il percorso espositivo si snoda attraverso le oltre 150 opere della Filippi -in precedenza ospitate nei locali della Biblioteca Civica- raffiguranti episodi di vita quotidiana, volti e nascondigli dei partigiani della Val Colla: un'importante testimonianza storica del periodo di lotta al nazifascismo in cui la pittrice torinese, arrivata a San Giacomo per svolgere l'incarico di maestra elementare, si ritrovò coinvolta insieme all'inseparabile madre Mariangela. Per saperne di più sul nuovo polo museale bovesano e per approfondire il discorso sulla figura di Adriana Filippi abbiamo fatto qualche domanda alla presidente di Art.ur, Michela Giuggia.
 
Chi era Adriana Filippi, la pittrice partigiana, la war artist che documentò la resistenza con cavalletto e pennello? La sua figura accoglie i visitatori, invitandoli alla scoperta del nuovo museo.
“Adriana era una maestra, nata a Torino, che aveva scelto di insegnare tra la gente semplice sulle montagne di Boves. Era anche una pittrice appassionata, diplomata all'Accademia di Belle Arti di Firenze ed era una partigiana, che, con coraggio, ha saputo accogliere e sostenere i primi giovani combattenti che arrivarono da lei, a San Giacomo, dopo l'armistizio. Ma Adriana era soprattutto una donna coraggiosa, che ci ha lasciato una testimonianza preziosa della sua vita e della vita dei suoi amici partigiani con un diario pieno di informazioni e 160 preziosissimi quadri esposti nel nuovo Museo dedicato a lei, che quella vita raccontano. È proprio Adriana, impersonificata dall'attrice Barbara Mazzi, che si presenta e si racconta, nella prima sala del nuovo museo”.
 
"Veduta di Boves in fiamme", disegno a pastello che ricorda l'eccidio nazista del 19 settembre 1943, è la prima opera all'interno del percorso museale. Quali criteri espositivi hanno guidato le scelte del nuovo allestimento e delle sezioni che lo compongono?
“Il comitato scientifico, sotto la direzione artistica di Art.ur e con la curatela di Enrica Giordano, ha cercato di valorizzare il patrimonio di quadri realizzati da Adriana durante tra la fine del 1943 e l’aprile 1945, attraverso un percorso teso a raccontare lei e i protagonisti che con lei scrissero la storia del nostro paese. Così come voluto dal Comune di Boves, dal vicesindaco Matteo Ravera che ha seguito il progetto in ogni sua parte, si è costruita una narrazione della vita, durante i mesi di resistenza a Boves e a San Giacomo: la scuola, le montagne, i ragazzi che combatterono su quelle montagne. Persino il cane Zamora viene raccontato attraverso i quadri di Adriana ed è una delle tappe del percorso espositivo. Certamente, in questo itinerario storico artistico, il posto più importante, proprio all'inizio, è dedicato ad un quadro prezioso della pittrice che racconta appunto Boves che brucia: un evento cruciale della storia di Boves e della Resistenza nel cuneese, raccontato in modo personale da Adriana, con la Bisalta ribaltata di fronte, ad incorniciare uno scenario drammatico di fumo, fiamme e paura”.
 
Il corpus delle opere della Filippi si compone di più di 150 disegni, oli e pastelli ed è un'importante documentazione dei venti mesi di resistenza bovesana. Opere raffiguranti i volti dei ribelli e i loro nascondigli, motivo per cui vennero interrate all'interno di casse riportate alla luce solo dopo la liberazione.
“Certo, così come abbiamo voluto che raccontasse la stessa Adriana nel video all’ingresso, fu proprio il comandante Ignazio Vian, con cui ebbe un ottimo rapporto, a chiederle di nascondere quelle opere che potevano essere la testimonianza più pericolosa della presenza dei giovani partigiani nella borgata di San Giacomo. Proprio per questo, il patrimonio, il museo, il lavoro di Adriana sono così importanti dal punto di vista storico e la fortuna è che si siano salvati dalla distruzione, dai bombardamenti e dagli incendi e siano arrivati sino a noi in quelle casse, che accolgono il visitatore all'ingresso del museo”.
 
La pittrice ha saputo raccontare la verità del quotidiano di tutti gli uomini saliti in montagna per difendere la libertà, dando vita ad un racconto dallo stile immediato e privo di retorica. Un affresco di vita partigiana che poteva essere realizzato soltanto da un artista che, con i soggetti ritratti, ha condiviso fatiche, stenti e i momenti di disperazione della guerra. Ma anche quelli di speranza.
“Adriana condivide con i giovani della brigata Boves, con il Comandante Ignazio Vian e con il Tenente Franco, mesi della propria vita. Ne condivide non solo lo spazio, visto che costoro vivevano nella sua scuola, dove anch'ella stava con la mamma Mariangela, ma condivide mesi drammatici, di combattimenti e di morte. I partigiani amavano farsi ritrarre da Adriana, le chiedevano di farlo, era probabilmente un momento di leggerezza in una vita di patimenti. E questo si legge e si sente nei disegni e nei ritratti di Adriana, si legge l'orgoglio e la paura, si legge la tenacia, la voglia di combattere e la nostalgia”.
 
La documentazione della resistenza non si limita alla produzione pittorica. La Filippi, infatti, raccolse centinaia di scritti in un diario che avrebbe voluto pubblicare. All'interno del percorso museale si è voluto porre l'accento anche su questo aspetto.
“Il diario preziosissimo, in cui ogni giorno Adriana annotava ciò che avveniva intorno a lei, è stato il fil rouge che, attraverso anche alla grande conoscenza che ne ha Enrica Giordano, ha tracciato i capitoli del percorso espositivo. Alcune pagine dello stesso sono state stampate e si trovano nei pannelli all'interno del museo esattamente come i registri, ancora custoditi nella scuola elementare di Boves, in cui ci sono annotate le sue osservazioni sui bambini e sulle attività scolastiche durante la guerra. Ciò che questa donna ha lasciato alla città di Boves e al nostro paese, è davvero una memoria preziosa che ci permette di conoscere, con molta empatia, a distanza di 80 anni, i protagonisti della liberazione dell'Italia".
 
Dalla memoria si arriva al presente: l'ultima sezione del museo è dedicata ai lavori realizzati dagli alunni dell'Istituto Comprensivo “A. Vassallo”. Perché questa scelta?
“Adriana si è dedicata per anni ai suoi alunni, nella scuola elementare di San Giacomo, trasmettendo loro il suo coraggio, i suoi valori e la sua immensa passione per la pittura. Ci sembrava doveroso raccogliere il suo testimone e far rivivere la memoria della maestra Adriana con gli studenti di oggi, portando avanti dei laboratori dedicati all'Istituto Comprensivo Vassallo di Boves. La scuola primaria di Rivoira e di Fontanelle ha realizzato degli splendidi lavori artistici in cui i bambini si sono trasformati essi stessi in personaggi dei quadri di Adriana, giovani partigiani inseriti in un contesto pittorico da loro realizzato. Anche la Scuola Media ha lavorato con la classe IID. Con loro, attraverso un laboratorio di scrittura creativa, i ragazzi si sono immedesimati nei panni dei partigiani più celebri, hanno scritto pagine di ipotetici diari e hanno vestito i loro panni in scatti fotografici in cui hanno ricostruito i quadri più famosi della pittrice. I lavori dei ragazzi sono esposti in una parte dedicata all'educational e ai giovani studenti bovesani perché possano ancora sentire attuale il coraggio e l’entusiasmo di quella strana maestra pittrice che arrivava da Torino".
 
Il riallestimento museale è parte del nuovo progetto Racconti di Resistenza che il Comune di Boves ha fortemente voluto per raccontare e mettere a valore la storia e il ruolo della Città di Boves nella Resistenza. L'allestimento è stato progettato e realizzato dall'associazione Art.ur con la collaborazione di Enrica Giordano, parte del direttivo del Comitato Provinciale ANPI Cuneo, e del tavolo scientifico composto dall’Istituto Storico della Resistenza e della Società Contemporanea in Provincia di Cuneo, dalla Scuola di Pace di Boves, dalla Parrocchia San Bartolomeo Apostolo in Boves, dall’Associazione Don Bernardi e Don Ghibaudo e dalla Fondazione Nuto Revelli.
 
Orari di apertura:
sabato pomeriggio dalle ore 14,30 alle 18,30.
possibilità di visita su prenotazione ogni prima domenica del mese.
Per informazioni e prenotazioni: biblioteca@comune.boves.cn.it - 0171 391 850.
Ingresso Libero

Notizie interessanti:

Vedi altro