CUNEO - Aspettando Sanrito: Forma d'Onda

Undici piccole interviste alla scoperta dei concorrenti che saliranno sul palco del "Piccolo Festival di Grandi Canzoni" all'Auditorium Foro Boario il 9 e il 10 febbraio

Francesca Barbero 26/01/2024 07:21

Il 9 e il 10 febbraio, torna “Sanrito -Piccolo Festival di Grandi Canzoni”, quest'anno giunto alla nona edizione. Nell'attesa di ascoltare dal vivo i loro brani, abbiamo fatto qualche domanda agli undici concorrenti che si esibiranno, accompagnati dalla Good Night Orchestra, sul palco dell'Auditorium Foro Boario. Oggi è il turno di Forma d'Onda (Torino), progetto di Luca Dell'Olio e Raffaele Scali, in gara con "Lo so".
 
Chi sono i Forma d'Onda? Come definireste la vostra musica?
“Forma d'Onda è un progetto nato da un'amicizia (i due componenti si conoscono dai tempi dell'università) e da una relazione professionale più recente: Luca cantante e compositore, diventa nel 2022 assistente personale di Raffaele, affetto da Sindrome di Lesch-Nyhan, patologia rara estremamente invalidante. La loro musica esplora le sonorità cantautoriali italiane comuni (Rino Gaetano in primis) oltre quelle blues e reggae che tanto emergono nel loro primo singolo”.
“Lo so” è il titolo della canzone in gara. Quali tematiche affronta?
"'Lo So' è tante cose: un grido indignato, una riflessione profonda, una scanzonata presa in giro dei molti cliché sui disabili (ebbene si anche i disabili fumano a volte). Viene scritta a quattro mani da Luca e Raffaele nella speranza che abbia una eco importante nel panorama italiano, mettendo in luce i costanti disagi che una persona disabile deve affrontare quotidianamente”.
Perché avete deciso di partecipare a Sanrito? È la vostra prima volta al festival?
“Sì, è la nostra prima volta, abbiamo deciso di partecipare perché ci sembrava l'ambiente l'occasione migliore per farci sentire da un pubblico ricettivo e speciale come quello del festival”.
Il fil rouge dell'edizione di quest'anno sono i sogni. La musica è sogno? 
“La musica è soprattutto sogno, è evasione e placido abbandono...è bello potersi concedere di staccare i legami con una realtà che spesso non ci rappresenta per niente. Quando suoni o componi o ascolti il mondo svanisce e tutto va magicamente meglio. Sul palco poi l'emozione è sempre indescrivibile, non si capisce mai cosa sta davvero succedendo, c'è una parentesi spazio-temporale che assomiglia tantissimo a un sogno lucido...Come sempre il problema è risvegliarsi!”.
Salutiamoci con il ricordo del sogno che avete fatto ieri notte, un vostro sogno nel cassetto oppure uno già realizzato...
“Sogni nel cassetto? Vivere di musica in un mondo più aperto alle esigenze e necessità di tutt*, senza distinzioni di genere, sesso, etnia!”.
 

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