CUNEO - Quando anche a Cuneo scoppiò la contestazione: la protesta contro il Cantagiro del 1969

Alla partenza della carovana musicale in piazza Galimberti cominciano i disordini. È l’episodio culminante di una stagione segnata dai cortei per il Vietnam, dal dissenso cattolico e dalle lotte in fabbrica e a scuola

Titoli sugli scontri al Cantagiro, da La Stampa del 26 giugno 1969
Il corteo del 7 settembre 1969 (foto archivio Bedino)

Andrea Cascioli 25/06/2020 09:32

Chi era presente, ormai più di mezzo secolo fa, lo ricorda ancora adesso come l’evento culminante della contestazione giovanile nella sonnolenta provincia cuneese.
 
Delle proteste contro il Cantagiro in piazza Galimberti il 25 giugno 1969 si occuperà il giorno dopo anche l’edizione nazionale de La Stampa: “Violenti scontri a Cuneo fra cantanti e contestatori” titola il quotidiano torinese, relegando nel taglio basso della stessa pagina gli ultimi aggiornamenti sullo scandaloso divorzio di Teddy Reno. Che cosa era successo? Tutto risale alla decisione della giunta democristiana di ospitare la prima tappa della popolarissima kermesse musicale: ideato da Ezio Radaelli nel 1962, il ‘giro d’Italia’ della musica leggera era all’epoca una delle manifestazioni più attese da giovani e giovanissimi.
 
I contestatori di sinistra però prendono di mira l’industria discografica e le canzonette “ammazza coscienze”. Già durante l’inaugurazione allo stadio comunale, gli studenti improvvisano un sit-it con cartelli e fischi che viene disperso dalla polizia. Il giorno dopo, alla partenza della carovana in piazza Galimberti, un centinaio di giovani usciti dalla sede dell’Anpi fendono la folla di appassionati e curiosi intonando slogan di protesta: “I divi si limitano a guardare sorridenti e con l’aria un po’ svagata questi giovanotti barbuti e le loro compagne” riporta il cronista della Stampa Carlo Sartori. A un certo punto l’autista di Massimo Ranieri cerca di forzare il blocco dei dimostranti e scoppia la rissa: Ranieri è costretto a ripararsi dietro a un gruppo di fans che “anche in questi attimi non smettono di chiedergli autografi, di accarezzargli i lunghi capelli”, mentre Gian Pieretti e Nicola di Bari vengono presi a sputi. Mal dei Primitives è difeso dalle numerose ammiratrici che lo circondano - scrive il giornalista - urlando “Mal è nostro, lasciatelo stare”, ma viene colpito da una bastonata. A bordo della Chevrolet degli Equipe 84 invece c’è chi reagisce: “A un tratto Victor, il più robusto dei quattro, esce e comincia a picchiare all’impazzata tutti quelli che gli si fanno incontro. Un poliziotto lo afferra lo fa risalire sull’auto, che parte di scatto passando attraverso la folla”. Terminata la gazzarra, le oltre 300 vetture cominciano il viaggio fino a Viverone dove va in scena la prima gara canora vinta - per la cronaca - da I Camaleonti e da Ranieri davanti a Lucio Battisti e Mino Reitano. Alcuni giorni dopo scatteranno le denunce per 19 giovani accusati di oltraggio aggravato, violenza privata e vilipendio delle forze dell’ordine.
 
 
Le radici del '68 cuneese: Nuova Resistenza e il dissenso cattolico de ‘La Guida’
 
È forse la prima volta che a Cuneo si registrano scontri di piazza tanto estesi da guadagnare i titoli delle cronache nazionali, ma il fuoco della protesta cova da tempo sotto la cenere. Ne ha ricostruito la genesi un saggio di Sergio Orlando dal titolo Il lungo ’68 a Cuneo: società e politica, che mette in luce le specificità del contesto locale rispetto a quello di tante altre realtà. All’inizio del decennio la Granda è ancora una terra di emigrazione e povertà: nel 1960, quando per la prima volta in Italia i lavoratori dell’industria superano quelli dell’agricoltura, a Cuneo il settore agricolo copre il 48% degli occupati. Il primo grande stabilimento lo realizza la Michelin nel 1963, seguita dalla Vestebene del gruppo Miroglio ad Alba. Solo allora comincia la ‘modernizzazione’ del tessuto produttivo: “L’esodo, grandioso e caotico, vissuto come scelta di civiltà, ricorda l’emigrazione antica. Adesso la Francia e le Americhe le abbiamo in casa” scriverà Nuto Revelli.
 
Cuneo però resta ai margini dei cambiamenti impetuosi che attraversano la società: la stessa Torino è lontana, molto più di quanto non dica la geografia. In compenso, a innescare forme embrionali di mobilitazione sarà la situazione internazionale con la crisi dei missili di Cuba e poi soprattutto con le proteste pacifiste per il Vietnam. Nel settembre 1963 nasce l’associazione Nuova Resistenza che in nome dell’antifascismo riunisce studenti dei vari movimenti di sinistra e cattolici (pur diffidati ad aderire dai vertici della Dc giovanile). Attraverso questa esperienza passano tutti i futuri animatori del Sessantotto locale, che si formano sui periodici come La Voce, Lotte Nuove e La Sentinella delle Alpi. Ma è soprattutto l’area del dissenso cattolico a mostrare vivacità intellettuale e spirito d’iniziativa: i giovani più entusiasti delle innovazioni suscitate dal concilio Vaticano II trovano il loro riferimento nel settimanale diocesano La Guida diretto da don Costanzo Marino. Il futuro direttore della biblioteca civica Mario Cordero, uno dei ‘ragazzi di don Marino’, la definirà “la culla e la tribuna del Sessantotto cattolico a Cuneo”.
 
 
Il Vietnam come scintilla: le proteste al Festival della Resistenza e gli scioperi
 
In questi ambienti il dibattito sulla guerra in Vietnam costituisce a partire dal 1966 il principale tema di confronto, visto nell’ottica di una prosecuzione ideale della resistenza antifascista. Nella primavera del 1967 si forma anche nel capoluogo della Granda il Comitato d’iniziativa città europee per il Vietnam, un’organizzazione apartitica che sensibilizza la popolazione con metodi finora mai adottati: volantinaggi porta a porta, mostre fotografiche, sit-in. Alla fiaccolata organizzata la sera del 27 maggio partecipano migliaia di persone, come se n’erano viste in precedenza solo nei cortei del 25 aprile. Ma non manca chi dissente: il futuro assessore liberale Gianmaria Dalmasso, ad esempio, che durante la sfilata fa suonare il disco con l’inno dei marines americani. I contrasti sulla guerra in Indocina scavano presto un solco tra la nuova sinistra nelle sue declinazioni (marxiste e cattoliche) e le forze moderate, fino ad allora unite dalla memoria comune della lotta partigiana: lo si vede in dicembre durante l’ultima edizione del Festival della Resistenza, rassegna cinematografica internazionale nata nel 1962 dall’iniziativa del consigliere comunale socialista Franco Viara. La decisione della giunta democristiana di sostituirne gli organizzatori e di annullare la prevista proiezione di un documentario sul Vietnam scatena malumori che esplodono durante la premiazione al Fiamma, dove il sindaco Tancredi Dotta Rosso è fatto oggetto di dure contestazioni.
 
“La fabbrica è il nostro Vietnam” scrivono sul loro foglio di lotta, La Scintilla, i militanti del Psiup, la più attiva tra le sigle di sinistra in provincia. Negli stessi anni in cui gli studenti organizzano i primi scioperi al Bonelli e nei licei cittadini e prendono posizione sui fatti che investono il mondo giovanile (il caso La Zanzara al liceo Parini di Milano, la morte di Paolo Rossi alla Sapienza di Roma), anche gli operai si mobilitano: nascono consigli di fabbrica alla Burgo di Verzuolo, alla Falci di Dronero, alla Fiat Ferroviaria di Savigliano e più tardi anche alla Miroglio/Vestebene e alla Ferrero di Alba e alla Michelin di Cuneo. In una realtà assai poco sindacalizzata come quella della Granda fa scalpore l’adesione plebiscitaria allo sciopero generale del novembre 1968: incrociano le braccia oltre 13mila lavoratori, il 100% degli operai in quasi tutte le principali aziende. Le rivendicazioni si estendono, fuori dall’ambito lavorativo, alle lotte per la casa e contro il degrado urbano: si formano le prime associazioni di quartiere, soprattutto in Cuneo vecchia che è divenuta l’area con la maggior concentrazione di immigrati meridionali, operai e pensionati poveri.
 
La vicenda del Cantagiro segnerà l’apice e insieme il declino di quella stagione di fervore politico, seguita dalla radicalizzazione dei movimenti extraparlamentari (il primo, Lotta di classe, compare in quei mesi) e dalla sempre più profonda crisi del centrosinistra nazionale. In Consiglio comunale le opposizioni socialiste e comuniste difendono i contestatori e criticano sia la scelta di ospitare la manifestazione che la repressione da parte della polizia. Il consigliere liberale Giuliano Pellegrini, già membro del Cln provinciale durante la guerra, risponde: “Se il poliziotto potesse farebbe non il poliziotto, ma il cantante, e sarebbe assai meglio pagato di quanto è in effetti. I figli di papà riflettano sulle contraddizioni in cui sovente agiscono”. Lo strascico delle polemiche riemerge durante l’inaugurazione del monumento alla Resistenza il successivo 7 settembre, alla presenza di Sandro Pertini e Ferruccio Parri: anche questa volta non manca la contromanifestazione dei giovani che inalberano cartelli per Ho Chi Minh, scomparso cinque giorni prima. L’ex comandante partigiano Parri li ammonisce bonario paragonando la “facile contestazione” del presente a quella “difficile” degli anni Venti e Trenta. Una stoccata su cui il giornale democristiano La Vedetta chiosa: “L’avranno capito il monito, i nostri eroi del Cantagiro cuneese?”.

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