Sono trascorsi più di ottant'anni da quella drammatica giornata del 5 luglio 1944 in cui, poco dopo mezzogiorno, si consumò una delle pagine più dolorose e indelebili per la storia di Farigliano. Era un pomeriggio caldo, apparentemente sospeso nel tempo, quando le truppe di occupazione naziste vollero infliggere una punizione spietata alla comunità locale, colpevole unicamente di aver sostenuto e protetto le formazioni "ribelli" dei partigiani impegnate nella lotta di Liberazione. A una prima granata isolata seguirono rapidamente altri devastanti colpi di cannone e incessanti raffiche di mitragliatrici che crivellarono i tetti del paese, scatenando un immenso incendio destinato a entrare per sempre nell’identità e nella memoria storica della popolazione fariglianese. Le testimonianze dell'epoca, riportate dall’amministrazione comunale sui social, restituiscono un quadro di rara e tragica drammaticità. Le prime fiammate non vennero comprese immediatamente nella loro reale gravità, scambiate da alcuni per segnali convenzionali scambiati dalle truppe occupanti o per pallottole traccianti, ma la tragica realtà si impose presto in tutta la sua violenza. Colonne di fumo denso iniziarono a levarsi nel cielo mentre si udiva distintamente il crepitio del fuoco. Gli incendi, inizialmente isolati e sparsi, si propagarono con rapidità impressionante fino a diventare sempre più fitti. Sotto la luce di un sole che stava calando, lo spettacolo si fece spettrale, e un gruppo di anziani tenuti in ostaggio si trovò ad assistere impotente a una scena dai contorni autenticamente apocalittici. L'anniversario del drammatico incendio di Farigliano e Piozzo Mentre sulla collina a sinistra bruciavano le case di Piozzo e in basso, oltre il Tanaro, l'intero abitato di Farigliano veniva divorato dalle fiamme, tra i bagliori dell'incendio si scorgevano uomini e donne correre come forsennati con secchi colmi d'acqua nel disperato tentativo di spegnere i primi roghi. Nel frattempo, i tedeschi si allontanavano dal paese portando con sé il bestiame che avevano razziato. La mattina seguente il panorama apparve ancora più drammatico per i residenti che avevano trascorso l’intera notte a lottare contro il dilagare delle fiamme. Tra quella gente intirizzita e interamente coperta di fuliggine serpeggiava una profonda rabbia per il gesto di un nemico che era ricorso alla punizione contro tutti, non riuscendo a contenere e contrastare l’azione dei partigiani. Un fumo acre e soffocante continuò a espandersi nell'aria per molti giorni, impregnando l'atmosfera di un odore di bruciato continuamente alimentato da piccoli focolai non ancora del tutto spenti. Lo scenario era desolante, con ben duecentoquaranta edifici distrutti o aggrediti gravemente dalle fiamme. Molte case mostravano i tetti crollati, altre erano annerite dagli incendi e dal fumo, alcune abitazioni presentavano veri e propri crateri, mentre altre ancora apparivano con occhiaie funeree perché prive di porte e finestre, completamente distrutte dal fuoco. Eppure, proprio nel momento del massimo disastro e in mezzo a tanta rabbia, seppe farsi strada un profondo sentimento di solidarietà. Su iniziativa del parroco venne immediatamente avviata una raccolta di viveri e indumenti che, depositati nei locali del Comune a causa dell'inagibilità della canonica colpita dal fuoco, furono distribuiti ai bisognosi. Si scatenò così una straordinaria gara tra poveri per aiutare i più derelitti. Dopo aver dato degna sepoltura alle due vittime di quella terribile giornata, la popolazione locale non si perse d'animo e diede inizio alle complesse opere di ricostruzione. Così, pur mostrando paurose ferite ancora aperte, la vita a Farigliano riprendeva il suo corso. Anche se la lotta non era ancora terminata e se nove lunghi mesi dividevano ancora quel momento dal giorno in cui si sarebbe finalmente tornati alla normalità in un nuovo clima di libertà, la comunità dimostrò una resilienza straordinaria.