Era la mattina di giovedì 7 giugno 1973, esattamente 53 anni fa, quando sulla tranquilla linea ferroviaria Ceva-Ormea si consumò uno degli episodi più incredibili della cronaca piemontese, riportato alla luce dalla pagina Facebook “Ferrovia del Tanaro” per mezzo del volume “Assalto al treno Ceva-Ormea” di Giammario Odello. Alle prime luci dell'alba la stazione di Ceva era animata dal consueto via vai di studenti, insegnanti, operai e impiegati diretti verso i loro luoghi di lavoro. Nulla lasciava presagire ciò che sarebbe accaduto pochi minuti dopo. Alle 7.56 il treno accelerato per Ormea lasciò regolarmente la stazione. Tra i passeggeri sedevano anche quattro giovani sconosciuti, in possesso di un biglietto di sola andata per Nucetto. Sembravano viaggiatori come tutti gli altri, ma il loro obiettivo era ben diverso. Dopo appena due minuti dalla partenza, uno dei quattro estrasse rapidamente una maschera nera e se la calò sul volto. Gli altri lo imitarono immediatamente, nascondendosi dietro passamontagna. In pochi istanti lo stupore dei passeggeri si trasformò in paura. Una donna riuscì soltanto a sussurrare un avvertimento: “Attenti, corrono verso il bagagliaio”. I rapinatori erano armati di due pistole e di una lupara. Lo scompartimento fu avvolto dal silenzio e dal terrore. Alcuni passeggeri gridarono, altri cercarono riparo tra i sedili. I quattro banditi azionarono il segnale d'emergenza e il convoglio si arrestò lungo la linea. “Fermi o vi ammazziamo. Dove sono i valori?”, urlarono ai membri del personale di bordo. Il capotreno e il messaggero postale furono costretti a sdraiarsi a terra mentre i malviventi si dirigevano verso il vano bagagli. Qui squarciarono i sacchi postali alla ricerca del denaro, rovistando freneticamente tra lettere e corrispondenza. Tra i viaggiatori riaffiorò il ricordo del celebre assalto al treno Glasgow-Londra del 1963. Per alcuni interminabili minuti il panico dominò la scena. Poi, all'improvviso, tutto finì. I quattro uomini fuggirono verso una vicina strada sterrata dove li attendeva un'Alfa Romeo 1750. Saliti a bordo, si allontanarono rapidamente in direzione della Liguria. La rapina si concluse senza feriti né vittime, ma soprattutto senza il bottino sperato. I banditi erano convinti che sul treno viaggiassero le pensioni destinate ai beneficiari della valle Tanaro, per un valore stimato di circa cinquanta milioni di lire. Tuttavia il denaro non si trovava sul convoglio assaltato. Per un singolare scherzo del destino, infatti, il prezioso carico avrebbe raggiunto Ormea soltanto con il treno successivo. Quella che spesso veniva criticata come la lentezza della burocrazia italiana si rivelò, in quell'occasione, una provvidenziale alleata. I rapinatori portarono via soltanto lettere e documenti, vedendo svanire il colpo che avevano pianificato. La loro fuga durò poco. Poche ore dopo l'assalto furono rintracciati e arrestati in Liguria, ponendo fine a una vicenda che ancora oggi occupa un posto speciale nella memoria della valle Tanaro e della storica ferrovia Ceva-Ormea.