BUSCA - Il viaggio nella memoria per restituire ai discendenti la piastrina di un soldato buschese

Dal ritrovamento nei pressi di Exilles è partita la ricerca di Bartolomeo Margaria, reduce della classe 1908

La signora Anna, la nuora di Bartolomeo e la nipote di Bartolomeo, Manuela, con il piastrino restituito (foto Gruppo Ricerche Storiche)
Il piastrino di Bartolomeo

Andrea Cascioli 13/07/2021 09:59

 
“Di che reggimento siete, fratelli?”: comincia con questo verso una delle più ispirate poesie che Giuseppe Ungaretti abbia dedicato all’esperienza della guerra.
 
Il poeta scrisse la sua “Fratelli” nel luglio del 1916, mentre combatteva sulle trincee del Carso in Friuli. Ventiquattro anni dopo altri soldati come lui si sarebbero ritrovati lontani da casa, con uno zaino sulle spalle e la fotografia della fidanzata o dei genitori nel taschino. Tra questi c’era Bartolomeo Margaria, figlio di Giovanni e di Margherita Inaudi, nato nel 1908 a Busca e residente in frazione Morra San Giovanni. Di lui si sa quel che i dati della sua piastrina militare riportano, compreso il refuso sul cognome - Margaira invece di Margaria, Inandi anziché Inaudi - e sul luogo di nascita che è indicato come Bisca anziché Busca: errori comuni al tempo, a quanto pare, sui piastrini dell’Esercito Italiano.
 
Una difficile ricerca: sulle tracce del soldato Margaria
 
A riportare alla luce un pezzo della sua storia ha provveduto poche settimane fa il signor Antonino Claretto di Susa. Claretto è uno dei numerosi appassionati che ricercano reperti storici con l’ausilio del metal detector: in questo caso il suo hobby l’ha portato in una zona erbosa nel comune di Exilles, alle pendici della montagna. Qui ha rinvenuto la piastrina del soldato Margaria, segnata dalle ingiurie del tempo ma ancora ben leggibile. Si trattava quindi di verificare se ci fosse la possibilità di rintracciare i suoi discendenti: “Anche dove abito io ci sono diversi Margaria, ma nessuno ne sapeva niente” racconta Claretto. Qualche “collega” ricercatore, attraverso Facebook, gli ha suggerito di mettersi in contatto con l’associazione Gruppo Ricerche Storiche gestita da Maurizio De Angelis: il gruppo, specializzato nel restituire agli eredi dei soldati i cimeli militari, ha già fatto “tornare a casa” i ricordi di centoquaranta soldati italiani, inglesi e americani. 
 
Questa volta il cammino si è rivelato particolarmente tortuoso, tanto che per ben due volte si è pensato di abbandonare le ricerche per mancanza di informazioni. De Angelis dice di aver provato a contattare il comune di origine senza successo e di aver poi seguito una traccia che portava a una certa Anna Margaria, nata a Marsiglia nel 1892 e sposatasi nel 1910 con Giovanni Francesco Prevosto di Dusino San Michele, nell’Astigiano. Questa Anna era figlia di un Giovanni Giuseppe Margaria e di Margherita Inaudi, proprio come Bartolomeo. La pista però si sarebbe rivelata inconcludente. A Busca peraltro nessuno sembrava ricordarsi di questa famiglia, finché qualcosa si è finalmente mosso: “Alla fine, a forza di mandare richieste ci rispondono da Busca. La famiglia è emigrata nel 1933 e c'è un'annotazione su Bartolomeo che risulta morto a San Gillio”.
 
Nel piccolo comune torinese la risposta arriva celere sia dall’amministrazione comunale che da un gruppo Facebook: gli eredi di Bartolomeo sono ancora lì, si tratta della vedova del figlio Anna e della nipote Manuela. Nel giro di poco il Gruppo Ricerche Storiche si è potuto mettere in contatto con quest’ultima per organizzare la restituzione: “Ma questa ricerca - assicurano - non sarà l'ultima, ne abbiamo ancora in lavorazione, compresa una ‘tag’ USA trovata dal nostro segretario, che ha una storia triste alle spalle”.
 
La piastrina di Bartolomeo sul ciliegio: “Era il suo albero preferito”
 
Sulla pagina ufficiale del Gruppo si possono trovare le immagini che testimoniano la felice conclusione della vicenda. C’è una foto d’epoca di Margaria in divisa da soldato e anche una che ritrae il piastrino appeso al ciliegio che Bartolomeo aveva piantato: il suo albero preferito, rimasto a vegliare sulla famiglia dopo la scomparsa del reduce. Resta - e probabilmente rimarrà per sempre - il mistero su come quella targhetta incisa abbia potuto perdersi in un prato a Exilles per poi tornare alla luce dopo ottant’anni. Il locale forte militare ospitava all’epoca un deposito e un centro reclutamento dell’esercito: è probabile che da lì sia passato anche Bartolomeo, poi ritornato indenne a casa sua. Si tratta del resto di un’area densa di ritrovamenti simili: Claretto, oltre al piastrino, vi aveva rinvenuto anche un acciarino di quelli utilizzati per i vecchi fucili ad avancarica, quindi un oggetto molto più antico. Anche lui ha saputo che le ricerche avviate su suo impulso hanno avuto buon esito: “È sempre un piacere ritrovare i discendenti. Dispiace che il figlio di Bartolomeo non abbia potuto recuperare questo ricordo del papà: mi hanno detto che anche lui era stato un alpino”.

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