MONDOVÌ - “La legge di Lidia Poët”: su Netflix la serie dedicata alla prima donna avvocato

Matilda De Angelis interpreta una grande protagonista dell’emancipazione femminile in Italia, allieva illustre del liceo Beccaria di Mondovì

Redazione 23/01/2023 15:15

“La legge di Lidia Poët”, la serie in 6 episodi prodotta da Matteo Rovere e creata da Guido Iuculano e Davide Orsini, debutterà il 15 febbraio su Netflix in tutti i Paesi in cui il servizio è attivo.
 
Matilda De Angelis è Lidia Poët, la prima donna in Italia ad entrare nell’Ordine degli Avvocati. Nel cast assieme alla protagonista, Eduardo Scarpetta interpreta il giornalista Jacopo Barberis. Pier Luigi Pasino è Enrico Poët, fratello di Lidia, mentre Sara Lazzaro e Sinéad Thornhill sono rispettivamente Teresa Barberis, moglie di Enrico, e Marianna Poët, la loro figlia. Dario Aita è Andrea Caracciolo. La serie è diretta da Matteo Rovere e Letizia Lamartire e scritta da Guido Iuculano, Davide Orsini, Elisa Dondi, Daniela Gambaro e Paolo Piccirillo.
 
Nella Torino di fine '800 una sentenza della Corte d’Appello dichiara illegittima l’iscrizione di Lidia Poët all’albo degli avvocati, impedendole così di esercitare la professione solo perché donna. Senza un quattrino ma piena di orgoglio, Lidia trova un lavoro nel studio legale del fratello Enrico, mentre prepara il ricorso per ribaltare le conclusioni della Corte.
 
La vicenda si ispira alla vera storia di un simbolo dell’emancipazione femminile in Italia. Lidia Poët nacque nel 1855 a Perrero, in val Germanasca, da un’agiata famiglia valdese. Da adolescente si trasferì a Pinerolo, dove il fratello maggiore aveva già un avviato studio legale, per poi conseguire la patente di maestra in un collegio svizzero. Una parte importante del suo percorso educativo si svolge a Mondovì, nel liceo Cesare Beccaria, dove nel 1877 otterrà la licenza liceale. L’anno dopo si iscriverà ai corsi di giurisprudenza a Torino, dopo aver abbandonato gli studi presso la facoltà di medicina allora diretta da Cesare Lombroso. Tuttavia solo nel 1919, all’età di 65 anni, verrà ammessa ad esercitare la professione in seguito all’approvazione della legge Sacchi. Nel frattempo la Poët era divenuta un punto di riferimento per l’avanzamento dei diritti civili, aderendo fin dalla sua fondazione al Consiglio Nazionale delle Donne Italiane e partecipando ai congressi penitenziari internazionali per il miglioramento delle condizioni dei detenuti. Dopo essersi dedicata a minori e profughi di guerra e aver assunto la presidenza del comitato pro voto donne di Torino nel 1922, morirà nubile a 94 anni, nel 1949.
 
In occasione del 145esimo anniversario dal conseguimento del diploma, nel novembre scorso, l’istituto scolastico monregalese ha ricordato la sua figura con un evento pubblico, presentando il volume Lidia Poët. Vita e battaglie della prima avvocata italiana, pioniera dell’emancipazione femminile scritto da Cristina Ricci ed edito da Graphot.

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