MONDOVÌ - Mondovì e il Carnevale: social in subbuglio per il mito dei "Pazzi e dei Savi", ma è un fake

Un recente post di "Quel che non sapevi" racconta di fazioni civiche che governerebbero Mondovì per tre giorni, però la storia è completamente inventata (e, probabilmente, frutto di IA)

Lo screen della grafica del post

Alessandro Nidi 23/02/2026 07:49

Negli ultimi giorni, la pagina Facebook “Quel che non sapevi” ha pubblicato un post che ha rapidamente fatto il giro della rete, raccontando un Carnevale di Mondovì del tutto fuori dall’ordinario. Secondo il testo, la città, durante i giorni di festa, si divide letteralmente in due fazioni: i cosiddetti “Pazzi” e i “Savi”. I Pazzi, sempre a detta della narrazione, avrebbero il potere di governare la città per tre giorni, eleggendo persino un loro sindaco, occupando simbolicamente il municipio e amministrando Mondovì sulla base di norme antiche, tramandate dal XVI secolo e conservate negli archivi civici. I Savi, invece, sarebbero la fazione rivale, impegnata in cortei e rappresentazioni teatrali per contrastare i Pazzi e ribadire la loro presenza nella città. Il post insiste sul fatto che non si tratterebbe di folklore turistico o di una trovata moderna, ma di una pratica autentica, documentata da cronache municipali dal 1600, con regole del gioco che sarebbero rimaste intatte per secoli. Secondo questa narrazione, i costumi dei partecipanti avrebbero codici cromatici rigorosi, la struttura dei cortei seguirebbe divisioni sociali e politiche medievali, e l’evento rappresenterebbe una sorta di “valvola di sfogo rituale” per il popolo, permettendo ai Pazzi di governare simbolicamente la città per tre giorni, propri come accadeva nel Medioevo e nel Rinascimento. Nella ricostruzione di “Quel che non sapevi” si suggerisce persino che l’appartenenza a una fazione sarebbe tramandata di generazione in generazione, conferendo al Carnevale un ruolo di identità civica autentica e radicata. Nonostante la precisione narrativa e l’apparente rigore storico, questa storia è completamente inventata. Non esistono documenti, archivi o cronache che attestino l’esistenza dei Pazzi e dei Savi come fazioni reali del Carnevale di Mondovì, né tantomeno un sistema di governo simbolico della città durante la festa. Tutti i dettagli del post - dall’elezione del sindaco dei Pazzi alla codificazione dei costumi - sono con ogni probabilità figlie di un testo partorito dall’intelligenza artificiale, progettato per apparire convincente e dettagliato, ma privo di fondamento storico. Questo episodio mette in evidenza quanto sia crescente la difficoltà di distinguere online tra verità e finzione. I testi generati da IA possono combinare precisione apparente, dettagli coerenti e riferimenti storici generici, creando un effetto realistico che può facilmente ingannare chi legge senza verificare le fonti. Mondovì, in questo caso, è stata vittima di una narrazione digitale suggestiva, che rischia però di confondere chi cerca informazioni sulla vera cultura della città. La realtà, invece, è altrettanto affascinante, ma completamente diversa. Il Carnevale di Mondovì ha tradizioni autentiche, documentate e radicate nella comunità, tra cui spiccano le figure del Moro e della Bèla Monregaleisa. Il Moro, figura maschile, e la Bèla, figura femminile, rappresentano simboli storici e culturali del Carnevale monregalese, con cortei, musiche e costumi che ogni anno coinvolgono la città e i suoi visitatori. Queste figure incarnano la memoria collettiva della città, trasmettendo valori di comunità e appartenenza senza bisogno di invenzioni spettacolari o mitologie digitali. L’esempio del post sui Pazzi e Savi dimostra quanto sia necessario approcciare con spirito critico le informazioni che circolano online. In un’epoca in cui testi generati da IA possono sembrare incredibilmente plausibili, Mondovì ci ricorda il valore insostituibile delle tradizioni autentiche e documentate, capaci di trasmettere fascino, identità e storia in maniera concreta. Mondovì insegna quindi che, anche tra narrazioni digitali ingannevoli e testi artificiali, le radici culturali e sociali rimangono il punto di riferimento più solido per comprendere la storia e la cultura di una comunità. Il capoluogo monregalese così la sua capacità di custodire memoria, identità e senso civico, valori che nulla hanno da invidiare alle storie costruite a tavolino dal mondo digitale.