SALUZZO - Ombre nere sul Monviso: Saluzzo e le sue valli fanno da sfondo al nuovo romanzo di Giorgio Ballario

Si intitola ‘Torino non è Buenos Aires’ l’ultima indagine del detective italoargentino Hector Perazzo, in edicola a partire dal 23 aprile

Andrea Cascioli 22/04/2020 20:38

 
“Torino non è Buenos Aires. Figuriamoci Saluzzo!” fa dire più volte Giorgio Ballario al protagonista del suo ultimo noir subalpino. Ed è proprio questo leitmotiv a fornire il titolo al romanzo che esce per le Edizioni del Capricorno in abbinamento con La Stampa, a partire da giovedì 23 aprile.
 
Ballario, classe 1964, è ormai un veterano del genere e ha raccolto negli ultimi anni un ben meritato successo grazie all’epopea coloniale del maggiore dei Carabinieri Aldo Morosini, ambientata tra Eritrea, Somalia ed Etiopia negli anni Trenta. Stavolta però a sbucare dalle pagine del giornalista e scrittore torinese non è il compassato ufficiale dell’Arma ma il suo arruffato ‘fratellastro’, l’investigatore privato Hector Perazzo, già visto all’opera nei precedenti Il volo della cicala e Nero Tav.
 
Il detective Perazzo è una singolare figura di ex sbirro della Polícia Federal argentina trapiantato a Torino, dove sbarca il lunario inseguendo mariti infedeli e giovani sbandati. Almeno finché non gli succede di andare a sbattere per caso contro qualcosa di grosso: la scomparsa di Linda, ventenne peruviana senza permesso di soggiorno che si rivelerà una ‘dalia nera’ custode di tristi ricordi e di segreti inconfessabili.
 
Le tracce della ragazza si perdono a Saluzzo ed è appunto nell’antica capitale del Marchesato e nelle valli circostanti che Perazzo deve dipanare un mistero assai più oscuro di quanto la sonnolenta quiete della provincia farebbe presagire. Un enigma la cui soluzione sembra legata alla figura di Hans Clemer, il celebre ‘maestro d’Elva’ quattrocentesco, e a un connubio tra arte e follia che rimanda a una versione alpina de La casa dalle finestre che ridono, caposaldo dell’horror italiano di Pupi Avati.
 
Fedele al motto “scrivi di ciò che sai” l’autore, da conoscitore della cronaca nera locale, fa muovere fra la Mole e il Monviso - con estemporanee puntate a Centallo e Barge - una convincente galleria di comprimari: prostitute e bariste dalla reputazione non troppo limpida, reporter di paese e magistrati ambiziosi accompagnano il protagonista all’inseguimento di una pericolosa setta di satanisti che agisce tra la val Varaita e le Alpi francesi. L’epilogo, come sovente accade nella realtà, svelerà che “spesso la soluzione è molto più banale delle fantasiose teorie di giornalisti e inquirenti. Il Male non ha bisogno di trame troppo complicate per manifestarsi. Quasi sempre si cela dietro personaggi all’apparenza normali, che conducono esistenze tranquille e sono mediocri persino nel compiere crimini orrendi”.
 
‘Torino non è Buenos Aires’, secondo dei sei titoli della collana Piemonte in noir, sarà disponibile nelle edicole piemontesi per due settimane al prezzo di 9,90 euro.

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