Una nuova mostra approda ad Alba alla Fondazione Ferrero, inaugurando le attività del 2026 e offrendo al pubblico un vento di umanità e introspezione: si tratta di Human Geography, della fotografa della Magnum e visual designer londinese Olivia Arthur.
Il progetto è stato inaugurato giovedì 12 marzo presso la sede della Fondazione e ha visto una partecipazione viva da parte di un folto pubblico. Non è mancata l’occasione di ricordare la recente scomparsa della magnate Maria Franca Ferrero, a cui si deve la cura della Fondazione stessa in tutti questi anni.
Una mappa di umanità
“Una sciamana contemporanea che usa la fotografia per illuminare ciò che vede”: così Denis Curti, curatore del progetto, descrive Olivia Arthur. Entrando alla mostra, si è subito avvolti da un senso di calma e intimità: scatti di corpi, sguardi e mani circondano il visitatore che, prima ancora di orientarsi, è colpito da quella che è stata descritta come “una mappa umana oltre i confini geografici”. L’esposizione raccoglie una selezione di lavori realizzati dalla Arthur in oltre 10 anni, tra le culture e i paesi più disparati: per l’artista non è tanto importante il dove o il quando, quanto le storie che quei volti e quei contesti possono raccontare. Senza alcun sensazionalismo, ma al contrario con preziosa semplicità.
La ricerca del dialogo, del contatto e l'instaurazione di un rapporto di fiducia durante il processo creativo sono aspetti fondamentali per la fotografa, che sceglie con cura i suoi soggetti, in una relazione in cui l'artista non immortala indistintamente il fatto che ha di fronte, senza approfondire. Al contrario, cerca di andare a fondo, tenta di costruire un ponte emotivo, capace di connettere individui lontani nello spazio e nel tempo. E soprattutto preservando il rispetto per il soggetto, che come ci spiega deve “sentirsi a suo agio”.
Tra i temi che scaturiscono dalle foto, emerge l’attenzione per il corpo, in ogni sua forma e stato: in particolare, una ricerca di corpi “non conformi” ai canoni estetici diffusi, come persone con protesi, per riflettere sul rapporto tra l’umano e la tecnologia.
Ma anche contesti di vulnerabilità e di emarginazione, come alcuni scatti di persone appartenenti alla comunità lgbtq+ o a minoranze etniche. Non per forza per denunciare, ma per andare oltre i confini - geografici culturali e umani - che la società ci impone. Una vera e propria geografia dell’essere umano, in cui si annulla e allo stesso tempo si esalta l’alterità.
Una fotografia inquieta
Arabia Saudita, Giordania, Egitto, Ucraina, Kosovo, Regno Unito: sono alcune delle zone protagoniste degli scatti della Arthur. Ma girando il mondo, la mostra approda fin nelle Langhe, con una parte di essa dedicata ad un progetto editoriale a cui Olivia Arthur partecipò nel 2013 per celebrare i trent’anni della Fondazione Ferrero. Un racconto intenso delle attività della Fondazione, attraverso alcune foto degli “Anziani Ferrero”, dipendenti storici e pensionati. Un importantissimo archivio di memorie per l'intero territorio albese, nel pieno spirito della mostra di restituire l’umanità in tutta la sua autenticità. Rimanendo legati al territorio, una lode speciale deve essere data al Gruppo Fotografico Albese, che parteciperà attivamente alla mostra, con volontari in veste di guida al pubblico in visita.
Durante l’inaugurazione è intervenuto anche Franco Achilli, antropologo e professore allo IULM e allo IED, figura di riferimento nel panorama del design e dell’arte visuale. Egli ci fa riflettere sull’approccio antropologico del lavoro della Arthur, nel quale la fotografia non è più concepita come mera costruzione estetica, ma ambisce al raggiungimento di una profondità ulteriore. L’immagine non deve solo più testimoniare o informare di un fatto, ma deve essere interattiva, e anzi, come afferma Curti “deve essere inquieta, e suscitare inquietudine”.
“Vediamo solo quello che conosciamo”, dice Achilli: perché nelle immagini di persone sconosciute, alla fine troviamo sempre qualcosa di noi, in un certo senso ci specchiamo. È qui l’invito e la sfida che vengono posti al pubblico: in un momento storico segnato da così tanti conflitti e separazioni, lasciamoci immergere in una rappresentazione trasversale del genere umano, per trovare cosa ci accomuna in ciò che ci differenzia.
La mostra è aperta al pubblico fino al 30 aprile, ad ingresso gratuito.
Per maggiori informazioni sul progetto e sugli orari di visita consultare il sito.