Verrà presentata al pubblico come il ventisettesimo evento organizzato da grandArte nell’ambito della rassegna “OMG - grandArte 2025-2026 - I confini del sacro” la mostra “La verità è nell'ombra - Omaggio a Berto Ravotti 1924-2014”. Una serie rappresentativa di altre esposizioni d’arte in numerose località dell’intera provincia nel corso degli anni 2025-2026. La mostra si presenta ai visitatori come un’occasione speciale per dedicare un ricordo affettuoso alla figura di Berto Ravotti, artista fortemente attento ai valori umani di libertà, giustizia e rispetto per l’ambiente. Dopo essere stata ospitata negli spazi di Palazzo Samone a Cuneo dal 6 giugno al 19 luglio, l'esposizione si trasferisce ora a Demonte. Nelle nuove sale espositive viene presentata una selezione di circa quaranta opere, ordinate cronologicamente e provenienti da collezioni private cuneesi, pensata per documentare i tre momenti più significativi della sua originale creatività artistica tra gli anni Sessanta e Settanta. Il percorso si apre con la prima fase, caratterizzata da un modo denso e brutale di plasmare il colore in senso materico. Si passa poi al periodo incentrato sulle raffigurazioni di muri abrasi di città e interni domestici, su cui si profilano sagome umane in forma di ombre anonime - definite “proiezioni umbratili” da Gillo Dorfles - che si stagliano al di sopra di oggetti quotidiani come quadri, calendari e fotografie, e che hanno reso l'artista famoso e riconosciuto dalla critica nazionale e internazionale. Il ciclo si chiude infine con le successive realizzazioni in cui compaiono sequenze di riquadri con soggetti di giovani donne, le cui “silhouettes slittate” (secondo la definizione di Udo Kultermann del 1969) si dissolvono e si moltiplicano, generando un effetto visivo quasi fotografico unito a un gioco pittorico seriale di pattern geometrici di ispirazione optical. Da “giovane pittore di provincia”, come lo descrisse Ezio Briatore nel 1978, Ravotti è giunto così ad ottenere un ampio riconoscimento grazie a un'instancabile dedizione alla ricerca di temi e sperimentazioni capaci di aprire vie del tutto inusitate alla pittura. Bartolomeo (Berto) Ravotti è nato a Montaldo Mondovì nel 1924 ed è deceduto a Cuneo nel 2014. Partigiano nelle valli dell’Ellero e del Casotto durante il periodo della Resistenza, si è diplomato nel 1945 presso il Liceo Artistico dell’Accademia Albertina di Belle Arti di Torino. In seguito, ha frequentato per tre anni la Facoltà di Architettura del Politecnico torinese. Ha abitato all’inizio a Mondovì, “in una casa”, ha precisato Ezio Briatore nel 1978, “tra giardini e cortili che si affaccia su Piazza d’Armi. Là cominciò a dipingere ancora molto giovane. Diplomatosi insegnante di disegno, si trasferì a Dronero e poi a Cuneo”, città nella quale ha risieduto fino al momento della sua scomparsa. Nel 1957, dopo aver svolto varie attività, dedicandosi soprattutto all’insegnamento come professore di educazione artistica alle scuole medie di Borgo San Dalmazzo e Dronero, ha iniziato a dipingere e a esporre ritratti, paesaggi, nature morte e soggetti sacri, espressioni in genere di una figuratività essenziale, definita con colori tonali e robusti segni neri di contorno. La prima personale si è svolta alla Galleria La Soffitta di Roma nel dicembre 1959, a cui sono seguite molteplici mostre collettive nazionali ed internazionali, ottenendo una trentina di premi dei quali cinque primi. A partire dal 1961, la produzione pittorica di Ravotti ha assunto nuovi aspetti sia tematici che stilistici, accogliendo il colore materico improntato alla pittura informale e quindi a definire quei suoi particolari profili di ombre, che hanno caratterizzato specificamente il suo tipico modo di fare arte. Nel 1964, è intervenuto nella realizzazione del Sacrario delle deportate italiane a Ravensbrück (Germania), in collaborazione con Piero Bolla e Araldo Cavallera, su esplicita richiesta di Lidia Rolfi Beccaria. Nel 1966, compaiono quindi le configurazioni di ombre slittate e in dissolvenza sulla superficie dei supporti utilizzati, testimoniate, in particolare, da “Ombra di Lucio, con taglio - opera a quattro mani n. 2” del 1966, realizzata in collaborazione con Lucio Fontana. La produzione pittorica di Ravotti viene accolta favorevolmente dalla critica nazionale e internazionale più avvertita del suo tempo. Negli anni Settanta, la sua ricerca si è evoluta in direzione di un linguaggio più vicino ai valori concettuali, espresso con superfici e cromie uniformi, unite ad elementi di scrittura realizzati spesso con il mezzo serigrafico. Dagli anni Ottanta in poi, ha compiuto un profondo ripensamento della sua attività di pittore, sulla spinta di una forte esigenza spirituale, avvicinandosi al messaggio cristiano e indirizzando i propri interessi verso il linguaggio multimediale. Ha esposto in mostre personali tenutesi a Verona, Cuneo, Milano, Roma, Trento e, più di recente, a collettive a Cuneo e a Torre Pellice (To). La mostra sarà visitabile dal 25 luglio al 30 agosto presso Palazzo Borelli, in via Martiri e Caduti per la Libertà, 1 a Demonte. La mostra sarà visitabile sabato e domenica dalle 10.30 alle 12 e dalle 17 alle 18.30. Ingresso libero. Per informazioni: tel. 338-2086992 o amicididemonte@gmail.com.