MONTEROSSO GRANA - Monterosso Grana, si avvicina l'inaugurazione della mostra "Buscaje"

Le opere di Giuseppe “Beppe” Viada tornano a rivivere dal 12 luglio prossimo negli spazi del Coumboscuro Centre Prouvençal a Sancto Lucìo

c.s. 07/07/2026 11:48

La mostra “Buscaje” si presenta al pubblico come il ventiquattresimo evento organizzato da grandArte nell’ambito della rassegna “OMG - grandArte 2025-2026 - I confini del sacro” che proporrà una serie rappresentativa di altre esposizioni d’arte in numerose località dell’intera provincia nel corso degli anni 2025-2026. Le opere di Giuseppe “Beppe” Viada (1925-2005) tornano a rivivere dal 12 luglio prossimo negli spazi del Coumboscuro Centre Prouvençal, a Sancto Lucìo di Monterosso Grana, luogo di civiltà provenzale alpina profondamente amato dall'artista nel suo cammino di arte e di fede. L’esposizione, curata da Enrico Perotto, rappresenta un omaggio a una delle figure più autentiche e significative del territorio, a un "maestro del legno" capace di liberare splendidamente la materia sotto il morso dello scalpello. Tra bozzetti, attrezzi e le immancabili buscaje (i trucioli di legno), la mostra documenta la sua straordinaria produzione di soggetto sacro – in particolare i crocifissi lignei, i santi e le figure della Vergine Maria – ma anche i lavori nati nei momenti più complessi e dolorosi della sua esistenza. Ciascuna scultura, intagliata in essenze di tiglio, ciliegio, noce o quercia spesso recuperate lungo le rive dello Stura, riflette una storia intima e collettiva. Viada misurava i blocchi di legno con gli occhi, scorgendovi all’interno la figura da realizzare, in un gioco di modellati insieme dolci e nervosi, nitidi e sognanti, capaci di fondere il rigore della tradizione alpina con un'intensa, drammatica e trasparente spiritualità protesa verso il cielo. Giuseppe “Beppe” Viada nasce a Cuneo nel 1925 e trascorre l'intera esistenza nella casa-laboratorio di Basse Stura. Cresciuto a contatto con il legno grazie anche alla memoria del bisnonno materno di origini francesi Giovanni Germond, si forma ai corsi serali dell’Istituto Lattes, a bottega presso l'intagliatore Bertone e alla scuola di disegno di Giovanni Lavalle, collaborando negli anni con l'amico pittore Bernard Damiano e legandosi a storici artigiani ed ebanisti cuneesi. Nel dopoguerra avvia una fiorente attività in proprio legata al mobile d'arte barocco, ma è negli anni '60 che si consolida lo storico legame con Sergio Arneodo e con il polo culturale di Coumboscuro. Qui Viada diventa colonna portante della scuola d'arte locale, salendo in valle per insegnare ai ragazzi della frazione l'antica tradizione dell'intaglio, offrendo loro un'alternativa creativa contro la piaga dello spopolamento montano. 

Nel 1974, a soli 48 anni, la vita di Beppe subisce una svolta drammatica: colpito da un grave ictus, perde la sensibilità nella parte sinistra del corpo. Obbligato a lasciare la produzione di mobili, trasforma la scultura in legno in un personalissimo e terapeutico percorso di riabilitazione fisica e psicologica, supportato costantemente dall'amatissima moglie Franca. Questo evento modifica radicalmente la sua attività scultorea, avvicinando l'antico "ateo socialista" della gioventù a una profonda e cosciente dimensione di fede. È in questa seconda fase che nasce l'iconica intuizione del "verticalismo": i corpi dei suoi Crocifissi e delle sue Madonne si fanno consunti allo spasimo, smaterializzati e slanciati verso l'alto. Dalla rabbia iniziale dei primi anni della malattia scaturiscono opere di forte tensione espressiva, come i celebri Pendù (uomini moribondi appesi ad un albero), per poi approdare a una ritrovata serenità poetica negli ultimi anni della sua produzione. Schivo per natura alle esposizioni pubbliche, ma amatissimo e stimato dalla critica e dalla comunità locale - da Michele Berra a don Gian Michele Gazzola e don Innocenzo Timossi -, Viada ha lavorato nel suo laboratorio fino a due giorni prima della morte, avvenuta il 16 aprile 2005.  Di questa condivisione intima tra l'artista e la Valle Grana resta oggi una testimonianza indelebile, come la sequenza di dodici statue “Sus li pià dal Crist – Sulle orme del Cristo” custodita nella Chiesa parrocchiale di Sancto Lucìo. Come scriveva l'amico Sergio Arneodo, l’arte di Viada si muove nel "cielo limpido della 'smaterializzazione', della liberazione dal mondo. Cielo dell’ultima trasparenza, in nome del bello estetico finalmente incrociato con la vita e la fede".