Tornano gli appuntamenti di “Resistenze di Oggi - Informare per Resistere” del Centro culturale “don Aldo Benevelli” dell’Associazione Partigiana Ignazio Vian di Cuneo. In occasione dell’ottantesimo anniversario della Repubblica italiana, nata il 2 giugno 1946, e del suffragio universale con l’estensione del diritto di voto alle donne, che già il 10 marzo dello stesso anno avevano potuto votare ed essere votate alle elezioni amministrative, in un mondo attuale dove le democrazie sono sotto attacco e tutto fa paura e viene messo in discussione, “Resistenze di Oggi – Informare per resistere” propone tre momenti di riflessione sulla Costituzione italiana nata dalla Resistenza che pone uguaglianza, legalità, giustizia sociale, libertà e pace, al centro dei suoi principi fondamentali. Gli incontri, che si svolgeranno presso lo Spazio Incontri della Fondazione Crc, in via Roma 17 a Cuneo alle ore 21, offriranno occasione di condivisione, di crescita e dialogo costruttivo sull’importanza di mantenere vivi i valori dell’umanità, dell’amicizia, della relazione umana e la fiducia nella democrazia. Sabato 28 marzo 2026 ore 21 “Storie di donne italiane tra Costituzione, conquiste di ieri e sfide di oggi” con Livia Turco, presidente Fondazione Nilde Iotti Il cammino delle donne dalla Resistenza ad oggi è il cammino della democrazia. La nascita della Repubblica, con il primo voto popolare dell’Italia liberata dalla dittatura fascista e dall’invasione nazista, segna la visibilità delle donne ed una forte spinta democratica determinata dalla partecipazione politica femminile. 21 furono le deputate elette all’Assemblea costituente. La Carta Costituzionale antifascista è il punto di riferimento per i valori e i diritti inviolabili ma anche per le lotte delle donne per quell’uguaglianza di genere sancita nell’articolo 3. “Attraverso il processo legislativo - dice Livia Turco - possiamo ricostruire il cammino faticoso ma determinato delle donne italiane verso il riconoscimento dei loro diritti e per l’affermazione della loro piena legittimità a ricoprire ruoli sempre più decisivi nello spazio pubblico. Le leggi delle donne non sono mai state solo leggi per le donne ma sono state capaci di incidere nella mentalità, nella cultura e nei processi sociali. Oggi il nostro sostegno va anche a tutte le donne nelle zone di guerra e in tutte le parti del mondo che vedono negati i più elementari diritti umani e civili”. Le leggi sul diritto di voto, la partecipazione ai concorsi pubblici, la riforma del diritto di famiglia, il divorzio, l’aborto legale, l’abolizione del diritto d’onore e del matrimonio riparatore, lo stalking come reato, le norme contro la discriminazione di genere nel lavoro, sono le conquiste di anni di lotte, di manifestazioni, di donne che hanno urlato e resistito rifiutando il mondo così com’era. La storia delle donne in Italia è un percorso di emancipazione segnato da lotte tenaci che ha trasformato profondamente la società, passando dalla sottomissione familiare alla conquista della parità formale dovendo ancora oggi affrontare sfide sostanziali nel lavoro e nella società. Venerdì 17 aprile 2026 ore 21 “La guerra come tragedia umana e disastro ambientale” con John Mpaliza, attivista per i diritti umani e portavoce Rete “Insieme per la Pace in Congo”, e Antonello Pasini, fisico climatologo del CNR L’articolo 11 della Costituzione italiana afferma: “L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali (…)”. L’Assemblea costituente ha voluto questo articolo per dire che il nostro Paese condanna moralmente, politicamente e giuridicamente l'utilizzo della violenza armata come strumento di offesa, ossia come mezzo per la risoluzione dei conflitti fra i popoli. La guerra è una delle più gravi tragedie umane. Causa perdite di milioni di vite, traumi psicologici, migrazioni forzate, crisi sanitarie, distruzione di infrastrutture essenziali, ma anche disastri ambientali con effetti devastanti sugli ecosistemi che possono durare per secoli. L’impatto ambientale della guerra è una forma di violenza contro la terra. Le guerre contribuiscono a far aumentare il riscaldamento globale e il cambiamento climatico ad esso collegato innescando un circolo vizioso in tutto il mondo. “Oggi le guerre - spiega Antonello Pasini - non hanno solo gli impatti diretti sui territori, ma anche quelli indiretti sul cambiamento climatico, perché le emissioni di anidride carbonica e altri gas serra del comparto militare sono enormi”. Bombardamenti, incendi, deforestazione, causano un inquinamento ambientale immediato e a lungo termine. La produzione di armamenti e l’uso di combustibili fossili per le operazioni belliche consumano immense risorse e alimentano ulteriormente l’effetto serra. L’Africa è uno di quei luoghi dove l’essere umano si domanda se riuscirà a sopravvivere alla fame, al dolore, alla guerra. John Mpaliza, “camminatore resistente” e attivista non-violento, organizza da anni mobilitazioni, marce e iniziative di sensibilizzazione per promuovere la pace e raccontare la guerra nel suo Paese di origine, la Repubblica Democratica del Congo. “Non saranno l’Europa né l’Occidente a risolvere i problemi dell’Africa. - dice John Mpaliza - Questi Paesi hanno creato colonialismo e sfruttamento delle immense risorse africane. Bisogna lavorare per un risveglio africano, affinché con la pace e con nuove istituzioni forti, più realtà africane si mettano insieme per cambiare l’Africa”. L’Occidente ha le sue colpe e le sue responsabilità nei conflitti che insanguinano il pianeta anche nel nome di un assurdo suprematismo razziale, della colonizzazione e della depredazione disumana. Uccidere rimane il cuore delle guerre. Nel mondo attuale in cui sugli orrori e le macerie delle guerre alcuni promettono di scrivere la parola pace, occorre impegnarsi nell’educazione alla cooperazione e alla cura dell’ambiente, innescando dal basso circuiti virtuosi di consumo, risparmio e produzione di nuove energie, e al ripudio della violenza come strumento di risoluzione delle controversie, perché alla spirale distruttiva della guerra, della violenza, dell’odio, delle vendette e del dolore non può esserci fine. Mercoledì 29 aprile 2026 ore 21 “Nel segno della speranza. I valori della Costituzione italiana e del Concilio Vaticano II” con mons. Corrado Lorefice, arcivescovo metropolita di Palermo, e Nuccio Vara, giornalista Uno sguardo rivolto al presente e al futuro quello di mons. Corrado Lorefice, arcivescovo metropolita di Palermo dal 2015. Un presente fatto di tante emergenze sociali, ma un cuore mai rassegnato né disperato. Una nomina arrivata come un fulmine a ciel sereno. Un parroco-docente da Modica a Palermo. Una scelta che si inserisce perfettamente nel nuovo corso voluto da Papa Francesco, a Palermo come a Bologna dove viene nominato Matteo Zuppi. Due vescovi chiamati a stare in mezzo alla gente. “La vicenda di Lorefice - scrive Nuccio Vara - sebbene periferica e circoscritta, è da connettere quasi interamente al magistero bergogliano e alla Sua visione della Chiesa. Una sorta di comune sensibilità per il Concilio Vaticano II, di condivisione della necessità di portare a compimento il processo di rinnovamento ecclesiale che il Concilio aveva dischiuso ma che nel successivo sessantennio si era come inceppato, perdendo forza e vigore”. L’impegno religioso mai scisso da quello civile, l’idea di una Chiesa che ascolta i problemi della società e prova a farli propri. I valori della Costituzione italiana e del Concilio Vaticano II. La figura di Giuseppe Dossetti. Gli esempi di don Pino Puglisi e di Biagio Conte. L’attenzione alle persone migranti, ai detenuti, ai poveri. Il ripudio delle guerre e l’impegno per la pace. La lotta contro la droga, le mafie e a quell’antimafia di facciata che ha rimpiazzato l’antimafia sociale con personaggi dell’ìmprenditoria, della politica, dell’alta burocrazia, che si mettono alla testa di iniziative contro la mafia per camuffare in realtà il loro legame o comunque la loro contiguità con quelle aree dell’economia che continuano ad essere controllate dai poteri criminali. L’impegno per fermare le morti sul lavoro, i femminicidi e il crescente deteriorarsi del contesto culturale impregnato da un individualismo esasperato che fa accanire un uomo contro una donna che non si assoggetta al suo dominio, al suo modo di pensare, al suo desiderio. Sia nell’omelia di ordinazione nella Cattedrale di Palermo, sia nel saluto alla città in piazza Pretoria, don Corrado, come lui ama essere chiamato, ha citato più volte l’articolo 3 della Costituzione italiana. “Ha suscitato stupore - dice Lorefice - il fatto che a piazza Pretoria io abbia citato la Costituzione italiana e in particolare l’art.3. Ebbene vorrei dire a tutti che questa Costituzione ci è stata regalata da donne e uomini diversi per estrazione politica e mentale. Dico Togliatti e La Pira solo come esempio di due ispirazioni e di due personalità diversissime. La più bella Costituzione del mondo è nata da persone che per il bene dell’Italia hanno mantenuto un cuore retto, capaci di onestà intellettuale”. Tutti gli incontri sono ad ingresso libero. Per informazioni: viancuneo@libero.it