SALUZZO - 'Giada del Monviso': tre eventi a margine della mostra in corso a Saluzzo

Sabato 14 e domenica 29 settembre dimostrazioni di tecniche di lavorazioni neolitiche nel percorso espositivo; domenica 15 settembre escursione nel Vallone di Oncino

08/09/2019 15:44

Riaperta da sabato 31 agosto, la mostra “La Giada del Monviso. Dalla Montagna al centro dell’Europa di 7000 anni fa” prosegue nel suo programma di divulgazione per valorizzare il patrimonio archeologico della “pietra verde” del Monviso, un unicum a livello europeo da riscoprire e tutelare. A margine del percorso espositivo, allestito presso due saloni delle Antiche Scuderie della Caserma Mario Musso di piazza Montebello 1 a Saluzzo e visitabile fino a domenica 29 settembre, il Parco del Monviso ha organizzato tre appuntamenti aperti gratuitamente al pubblico.
 
Sabato 14 e domenica 29 settembre, nel normale orario di apertura della mostra, sono previste dimostrazioni di tecniche di lavorazioni neolitiche a cura del CAST - Centro di Archeologia Sperimentale di Torino. Il pubblico potrà osservare, guidato dagli esperti studiosi che hanno contribuito all’allestimento della mostra, come gli uomini preistorici lavoravano e costruivano gli attrezzi e i materiali necessari per la vita quotidiana. Le attività si svolgono alle 10,30 e alle 14,30.
 
Domenica 15 è invece in calendario due escursioni nel Vallone di Oncino, per conoscere direttamente i luoghi dove 7.000 anni fa gli uomini preistorici estraevano e lavoravano la giada: un’occasione unica per capire quanto fosse difficile il lavoro di queste prime popolazioni umane. La partecipazione all'escursione è gratuita, ma è necessaria la prenotazione attraverso il modulo disponibile sul sito del Parco del Monviso (www.parcomonviso.eu). In caso di previsioni meteorologiche avverse, il Parco si riserva di variare o annullare il programma avvisando i prenotati. 
 
La mostra è visitabile il sabato e la domenica con orario continuato 10-18 fino a domenica 29 settembre. L’ingresso è libero. È possibile – per gruppi e scuole – la visita in altri orari previa prenotazione presso il Servizio Promozione del Parco (tel. 0175.46505 didattica@parcomonviso.eu). L’esposizione è organizzata dal Parco del Monviso in collaborazione con la Regione Piemonte, la Città di Saluzzo, il Comune di Oncino, la Fondazione Amleto Bertoni, la Fondazione CRC e con la consulenza scientifica e tecnica del CAST - Centro di Archeologia Sperimentale Torino e del CeSMAP - Centro Studi e Museo d’Arte Preistorica di Pinerolo.
 
Il Presidente del Parco del Monviso, Gianfranco Marengo, ricorda come la mostra "è un’opportunità unica per vedere l’ambiente di vita antico e come la pietra veniva lavorata. Una vera e propria immersione nella preistoria che permette di scoprire nel dettaglio come venivano creati e utilizzati gli utensili di uso comune in epoca preistorica e le prestigiose asce alpine, simbolo di potere e trascendenza e vero e proprio “fenomeno globale” del Neolitico. Il progetto del Parco sulla “Giada del Monviso” si propone di tutelare e valorizzare l’importante sito archeologico di Oncino e le attività che si sono svolte agli albori della storia, un momento finora poco approfondito e che merita di essere conosciuto". 
 
Un po' di storia
 
Secondo quanto emerso dalle ricerche storico-scientifica svolte negli ultimi 15 anni, circa 7000 anni fa, nell’appartato vallone di Oncino, ad est del Monviso, veniva estratto e lavorato un raro minerale simile alla più nota giada cinese. A render suggestivo il ritrovamento è stata anche la scoperta che i manufatti in “giadeite” hanno poi viaggiato per migliaia di chilometri fino a raggiungere, come punti estremi, l’Irlanda, la Normandia, Danimarca e Bulgaria.
 
La scoperta iniziale è da attribuirsi ai geologi dell’Università di Torino - Franco Rolfo e Roberto Compagnoni – che fin dal 2003 localizzano sulla Punta Rasciassa, a circa 2.400 m di quota, il primo giacimento primario (cioè in sede non fluviale) di giadeite delle Alpi.
 
Dopo anni di studi – pressoché in simultanea con i colleghi italiani – anche l’archeologo francese Pierre Petrequin giunge allo stesso risultato e localizza anch’egli i primi blocchi massivi nel Vallone del Lenta, a monte di Oncino.


Le date dell'evento:

c.s.

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