CUNEO - Chiamparino a Cerialdo: 'Mi sono ricandidato per difendere la credibilità ridata alla Regione'

Monviso in Movimento ha organizzato il tradizionale appuntamento di fine anno, in una sala gremita di amministratori e simpatizzanti

15/12/2018 15:44

Almeno 150 persone hanno preso parte alla tradizionale iniziativa di fine anno organizzata da Monviso in Movimento. Un’occasione per scambiarsi gli auguri di Natale impreziosita, ogni volta, dal confronto sulla situazione politica del momento. Dibattito che, a questo giro, previsto nel Centro Polifunzionale della frazione Cerialdo di Cuneo, ha assunto una rilevanza fondamentale per l’avvicinarsi delle elezioni europee, regionali e comunali nella primavera 2019, tra cui quelle in Piemonte e in oltre 180 Comuni della provincia “Granda”, con quattro delle città più abitate: Alba; Bra; Fossano e Saluzzo. Un’importanza sottolineata dalla presenza di molti autorevoli esponenti della politica locale e non solo, fra i quali il presidente della Regione, Sergio Chiamparino. All’inizio della serata si è diffusa la triste notizia della morte di Antonio Megalizzi: il giovane di Trento gravemente ferito nell’attentato terroristico di tre giorni prima a Strasburgo.  I partecipanti lo hanno ricordato con un minuto di silenzio.

L’appuntamento, moderato dal giornalista Gianpaolo Testa, aveva come filo conduttore il tema quanto mai attuale “#laretecivicaregionale-dai territori la sfida civica dei Sindaci al populismo”. Dopo i saluti del consigliere comunale della frazione, Marco Vernetti, l’incontro è entrato nel vivo. “E’ un periodo storico - ha detto il presidente della Provincia e sindaco di Cuneo, Federico Borgna - di profondi cambiamenti nel panorama sociale ed economico dell’Italia. Bisogna saperli cogliere, nella consapevolezza che rappresentano delle opportunità. Non chiudendo le porte, ma provando a governarli. Il civismo è una risposta di chi intende dare risposte ai cittadini e non alimentare l’antipolitica”.  La consigliera provinciale e vicepresidente di Monviso, Milva Rinaudo, ha posto l’accento sulla necessità di “credere nei valori etici della politica e nell’Europa, facendo sentire alle persone di essere loro vicine”.

L’assessore regionale, esponente della lista civica Chiamparino per il Piemonte con la quale è stato eletto nel 2014 e presidente di Monviso, Alberto Valmaggia, ha presentato il grande lavoro portato avanti dal gruppo sul territorio. E quello svolto dalla Giunta Chiamparino. “Adesso - ha concluso - ci attendono nuove sfide, il cui percorso verrà caratterizzato soprattutto dai valori nei quali si crede. Le prossime elezioni saranno una scelta di campo tra quanti vogliono i Comuni, la Regione e un’Europa con le porte chiuse, i muri, le differenze che separano o chi vede le Istituzioni come un modello virtuoso capace di farsi carico dei problemi dei cittadini e dei territori. Il nostro lavoro lo svolgeremo in quest’ultima direzione”.

Il coordinatore di Monviso Giovani, Pietro Carluzzo, ha raccontato il cammino del gruppo nato per sensibilizzare le nuove generazioni all’impegno in politica.
Mario Giaccone, capogruppo a Palazzo Lascaris della lista Chiamparino per il Piemonte, pur, al momento, in una situazione non facile per il centrosinistra, si è detto fiducioso per le prospettive della prossima tornata elettorale. Spiegandone il motivo. “Le liste civiche nate a Cuneo e Torino - ha affermato - con il passare degli anni si sono consolidate e, ora, hanno un radicamento sempre maggiore sul territorio. Il nostro candidato presidente Chiamparino per le sue capacità è temuto dagli avversari politici. In questi mesi dovremo lavorare usando messaggi chiari e sintetici sui nostri obiettivi e trovare altri interlocutori che li condividano”.  

A concludere la serata è stato Chiamparino. Schietto e deciso, in un intervento breve, ma intenso, ha illustrato, senza troppi giri di parole, il progetto della sua ricandidatura e del cammino verso le prossime elezioni. “Ho l’età in cui si va al mercato a comprare la frutta e la verdura e, poi, si torna a casa a cucinarla. Ma dopo il voto di marzo, non me la sono sentita di tirarmi indietro. Mi pareva un atto di smobilitazione vicino alla diserzione. E a 70 anni non si diserta, pur dovendo affrontare una partita dura. Anche perché dobbiamo difendere, con orgoglio, la credibilità ridata alla Regione in questi anni di lavoro. Abbiamo ereditato una situazione allo sbando. Non dico che sono stati risolti tutti i problemi, però anziché andare con la nave a sbattere contro gli scogli l’abbiamo riportata nelle condizioni di poter navigare e di avere una rotta. Riducendo il disavanzo, uscendo dal commissariamento della Sanità e tornando a mettere in circolo risorse per gli investimenti. Adesso è chiaro che sono in gioco, ma se ci sarà un altro ciclista che vorrà prendere il mio posto mi farò da parte. Tirandogli la volata per poi farlo passare. Altrimenti mi alzerò sui pedali e darò il massimo per vincere”.

Sulle strategie per il futuro. “Dobbiamo creare un percorso politico che dia voce al Piemonte del sì. Non solo sulle opere più importanti, ma anche su quelle minori utili alla comunità. La nostra regione non deve più essere messa in un angolo e diventare l’agnello sacrificale dei 5 Stelle e della Lega che guardano all’elettorato di altri territori italiani. Bisogna dire sì a quanto serve per creare crescita sostenibile e lavoro”. Il sovranismo. “E’ la risposta accattivante e facile in un mondo nel quale prevalgono i sentimenti della paura e del rancore. “Prima gli italiani” oppure “Ognuno a casa propria” sono risposte che conquistano. Su questo dobbiamo avere il coraggio di lanciare la nostra sfida. Il Piemonte nel quale vincono la credibilità di governo e il sì a quanto è utile ai cittadini diventa un segnale a livello italiano che il sovranismo si può contrastare. Non imitandolo, ma con la pazienza e la fatica del lavoro quotidiano”.
Il civismo. “Bisogna costruire il baricentro dell’alleanza per il sì del Piemonte e del Piemonte del sì. In questo percorso il civismo, contenitore di tante esperienze differenti, è fondamentale. Ma non si deve ideologizzare, altrimenti diventa un partito”.

c.s.

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