CUNEO - Con Robaldo presidente Cuneo batte Alba. Manassero: “Senza Provincia siamo più liberi”

In Consiglio comunale spazio alle analisi sul voto provinciale. Lauria plaude alla sconfitta di Cirio, la sindaco fa gli auguri al collega di Mondovì, “suo” candidato

Andrea Cascioli 02/10/2022 18:40

Cuneo? Starà meglio senza presidente della Provincia. Parola di Patrizia Manassero, successore nel ruolo di sindaco del precedente rappresentante di vertice dell’ente di area vasta - ovvero Federico Borgna.
 
La prima cittadina si dice certa che il capoluogo non avrà a soffrire il passaggio di consegne con Mondovì, dopo la vittoria di Luca Robaldo sul lagnaschese Roberto Dalmazzo. Nella grosse koalition che ha portato Robaldo a prevalere - grazie al voto “ponderato” di consiglieri e sindaci - ha avuto un peso determinante proprio il voto della maggioranza consiliare di Cuneo, schierata con lui. A volerla rendere in termini brutali, si potrebbe dire: Cuneo batte Cirio, cioè Alba.
 
Questa, perlomeno, è la lettura del consigliere Beppe Lauria che ha dedicato al voto delle provinciali una “divagazione” nell’ambito della discussione sugli ordini del giorno, durante l’ultima seduta del Consiglio comunale. “Per anni - osserva Lauria - abbiamo patito e patiamo la capacità straordinaria di un territorio di fare lobby: mi riferisco all’Albese. Questa capacità oggi, più che ieri, è palesata in maniera puntuale dalla presenza del governatore Cirio e dell’assessore alla Sanità Icardi”. L’ex assessore provinciale di centrodestra quindi si è compiaciuto del fatto che “il progetto che passava per il tramite di un sindaco capace come Dalmazzo si è per fortuna frantumato”. Ora, ha aggiunto, “la presidenza della provincia è in mano a un sindaco a noi più prossimo per territorialità e anche da un punto di vista politico”.
 
Manassero non nega che lo scontro tra Robaldo e il centrodestra possa leggersi in filigrana come un derby Cuneo-Alba, ennesimo e non ultimo se pensiamo a quel che si annuncia da qui al 2024 in vista del rinnovo delle cariche in Fondazione CRC. “C’era un ragionamento relativo alla dualità della provincia di Cuneo tra Alba e Cuneo” ammette la sindaco, pur affrettandosi a precisare che “la contrapposizione estrema è negativa” e facendo i suoi complimenti a entrambi i candidati.
 
“Di sicuro - aggiunge - nella posizione che abbiamo portato avanti e che è confermata da questa elezione il ruolo di Cuneo si fa più libero. Non dover garantire la gestione della Provincia permetterà al capoluogo di svolgere appieno una politica per la valorizzazione della città e del territorio cuneese”. Detto in altre parole, meglio se la grana la gestisce qualcun altro, specie a fronte delle tante scadenze che l’amministrazione comunale dovrà affrontare sul tema cruciale dei fondi Pnrr.
 
Ma è poi davvero così che stanno le cose? Se “derby” c’è stato, vale la pena di dire che la posizione di Cirio era - come di consueto - molto trasversale: sponsor di Dalmazzo sì, ma anche in ottimi rapporti con Robaldo che del resto per tre anni (e fino a subito prima di diventare sindaco) era stato suo capo segreteria in Regione. Nei corridoi della politica si mormora assai sul fatto che “alla conta” contro il suo ex protetto il governatore non ci volesse proprio andare. E che solo l’ostinazione dei Fratelli d’Italia, alleati sempre più ingombranti alla luce dei risultati elettorali, lo abbia costretto a benedire l’operazione Dalmazzo. Operazione che d’altronde ha provocato parecchi mal di pancia proprio sotto le torri di Alba, dove il sindaco Carlo Bo nutriva la non nascosta ambizione di candidarsi lui alla guida della Provincia: sintomatica, a questo riguardo, la sua assenza alla presentazione della candidatura targata Octavia, attorno alla quale per contro erano schierati tutti gli altri maggiorenti del centrodestra locale, Cirio in testa. Insomma, per dirla con le parole attribuite a un monumento della politica che fu: “La situazione era un po’ più complessa”.

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