Enrico Costa è il nuovo capogruppo di Forza Italia alla Camera. Tutto è andato come previsto nella riunione del gruppo a Palazzo Montecitorio, dove il deputato monregalese, unico candidato, è stato eletto per acclamazione. Prende il posto di Paolo Barelli, per cui si attende la nomina a viceministro per i Rapporti con il Parlamento. Al figlio d’arte di papà Raffaele, ultimo segretario del Partito Liberale Italiano, vanno “i migliori auguri di buon lavoro” dal segretario azzurro Antonio Tajani, che si dice “certo della sua esperienza, delle sue capacità e competenze”: “Sono convinto che guiderà con serietà e determinazione i deputati di Forza Italia di cui mi onoro di far parte” aggiunge il vicepremier e ministro degli Esteri. Il Piemonte sempre più roccaforte forzista del nord Italia, dove la concorrenza prima della Lega e poi di Fratelli d’Italia ha spinto i berluscones ai margini nel lombardo-veneto: la truppa sabauda conta su due ministri, Gilberto Pichetto Fratin e Paolo Zangrillo, nonché su un Alberto Cirio ormai protagonista da vicesegretario negli equilibri nazionali. I dioscuri cuneesi, dai tempi della prima sfida alle regionali 2005 (il “derby” lo vinse Costa junior con 14mila preferenze contro le 10mila di Cirio), hanno fatto parecchia strada. Ora Costa eredita un gruppo parlamentare in cerca di rilancio dopo la sconfitta sul fronte referendario, nel quale proprio lui si era speso in un tour de force lungo tutta la penisola. All’orizzonte c’è la questione dei congressi, complicata dall’intervento dei figli del Cavaliere: Marina e Pier Silvio, al pari del papà, mostrano insofferenza per le verifiche interne, necessarie tuttavia a saggiare il radicamento territoriale del partito. Nel Cuneese in questi anni Forza Italia ha ripreso a navigare col vento in poppa. Sotto la conduzione di Franco Graglia il partito, ridotto ai minimi termini nel 2022, ha reclutato la bellezza di 125 sindaci sui 247 comuni della Granda, crescendo fino a 2.600 tesserati (erano 1.300 nel 2024). Una tattica “napoleonica” che passa per le pro loco e i piccoli municipi aggirando i centri maggiori: l’unico sindaco nelle sette sorelle, l’albese Carlo Bo, è caduto nel 2024. Gli azzurri sono riusciti a fare rete sul territorio ben più dei competitors diretti di Fratelli d’Italia, come mostrano i risultati delle ultime provinciali. Molto più insidiosa è la concorrenza del Patto Civico di Luca Robaldo, “benedetto” da Costa e Cirio, a cui Forza Italia dovrà prendere le misure proprio in vista del rinnovo della Provincia.