“Ho convocato l’assemblea del gruppo parlamentare di Forza Italia alla Camera per domani sera (oggi, ndr). In quella sede, considerando conclusa la mia esperienza di presidente, formulerò una proposta per la successione a questo incarico. È mia ferma intenzione continuare con la stessa intensità il mio impegno politico e il mio sostegno al governo guidato da Giorgia Meloni”. Poche righe con cui Paolo Barelli, presidente del gruppo di Forza Italia alla Camera, rende nota la rinuncia all’incarico. Dimissioni “spintanee”, quelle del consuocero di Tajani e presidente della Federazione Italiana Nuoto, che dedica al suo probabile successore Enrico Costa parole di apparente stima: “Costa è un mio amico, sta in Fi grazie a me, l’ho fatto vicepresidente in commissione Giustizia”. Un modo per ricordare, se ce ne fosse bisogno, la militanza “intermittente” del deputato monregalese, rientrato nelle file azzurre dopo l’elezione con il partito di Calenda nel 2022 e dopo un precedente salto nel Nuovo Centro Destra di Angelino Alfano, per il quale fu prima capogruppo alla Camera e poi ministro nei governi a guida Pd di Renzi e Gentiloni. Un ruolo, quello di capogruppo, che Costa dovrebbe ora tornare a ricoprire con Forza Italia, se tutto andrà secondo i pronostici questa sera. L’avvicendamento di Barelli, figura non proprio trascinante, fa parte di quel più generale cambio di passo che il partito di Tajani aveva avviato con la staffetta al Senato tra Maurizio Gasparri e Stefania Craxi e che i Berlusconi hanno sollecitato al segretario, nel summit a pranzo di venerdì scorso. Il rinnovato protagonismo di Marina e Pier Silvio, decisisi a sferzare le truppe dopo la sconfitta referendaria, fa storcere il naso a qualcuno. Compreso lo stesso Barelli, che la sua insofferenza l’ha espressa in maniera sibillina: “Normalmente i partiti si guidano dall’interno”. Come a dire: se i figli del Cavaliere vogliono comandare, scendano in campo. Ipotesi che non pare all’orizzonte, ma che evidenzia l’anomalia di un partito governato per procura da chi ne detiene il simbolo - oltre alla cassaforte. Pare in realtà che i preferiti dei Berlusconi fossero altri: il vicepresidente della Camera Giorgio Mulè o la vicesegretaria Deborah Bergamini. Nell’incontro con Tajani, però, il leader azzurro non ne ha fatto cenno: “Se la veda il gruppo” avrebbe risposto la Famiglia. Ed è quello che succederà stasera. Con un’ulteriore incognita: il calendario dei congressi regionali, destinati ad essere dilatati nel tempo rispetto all’ipotesi iniziale di tenerli tutti entro la fine della primavera. La questione è stata oggetto di un incontro tra Marina Berlusconi e un altro maggiorente piemontese, il governatore e vicesegretario nazionale Alberto Cirio.