CUNEO - Il Patto Civico mette il “cappello” sulla formazione dei sindaci, il Pd si arrabbia con Robaldo

È polemica sull’invito del presidente della Provincia agli amministratori: “Peccato usare una sede istituzionale per un’iniziativa che non lo è fino in fondo”

Andrea Cascioli 18/01/2026 12:50

Poco istituzionale e troppo “civica” la chiamata a intervenire all’appuntamento di formazione sulla legge di bilancio, organizzato in Provincia lo scorso 28 gennaio. Lo pensano gli esponenti del Partito Democratico che in una nota hanno stigmatizzato l’evento pubblicizzato dal presidente della Provincia Luca Robaldo, sotto le insegne del Patto Civico per la Granda. Non perché l’approfondimento non fosse gradito: il tema è dirimente per chi amministra le casse spompate degli enti locali e il relatore - il direttore finanziario della Città Metropolitana di Torino, Matteo Barbero - più che qualificato. Quel che si contesta è la supposta commistione fra il ruolo di Robaldo come presidente e come leader politico del Patto Civico. “C’è qualcosa di teneramente istruttivo nell’iniziativa di Luca Robaldo” ironizzano i dem: “Una lettera accorata agli amministratori della Granda, tono premuroso, invito alla formazione sulla legge di bilancio, relatore qualificato, location istituzionale. Tutto molto bello. Davvero. Peccato solo che a organizzare il corso non sia il presidente della Provincia, ma il capo di Patto Civico. Perché se la formazione degli amministratori locali è un tema che gli ‘sta molto a cuore’, non sarebbe stato naturale - quasi ovvio - affrontarlo come rappresentante di tutti e non attraverso una sigla politica, per quanto civica si voglia definire?”. “La Provincia, per statuto e missione, dovrebbe essere la casa comune dei sindaci, il luogo neutro del coordinamento, del supporto tecnico, della crescita amministrativa - continuano i democratici cuneesi - e invece la formazione passa per una mailing list di parte, con tanto di link per l’iscrizione, come se fosse un seminario di corrente. Peccato usare una sede istituzionale per un’iniziativa che istituzionale non è fino in fondo, e rinunciare a esercitare un ruolo di garanzia per indossare quello, più comodo forse, di animatore politico. Sia chiaro: meglio una formazione di parte che nessuna formazione. Ma sarebbe stato ancora più bello se questa iniziativa fosse nata e cresciuta nel perimetro della Provincia, coinvolgendo tutti, senza bandierine, senza cappelli”. Va detto, per onor di cronaca, che gli spazi del Centro Incontri di corso Dante sono resi disponibili per iniziative promosse da gruppi politici di tutti gli orientamenti (il centrosinistra, per esempio, vi organizzò la presentazione della lista alle ultime provinciali). E anche che il ruolo del Patto Civico nell’evento in questione era esplicitato dalla prima riga dell’annuncio. Si può comprendere, però, la fibrillazione che a pochi mesi dalle provinciali - tuttora elezioni “di secondo grado”, nonostante gli auspici comuni a tutte le forze politiche - provoca una chiamata di questo tipo alle fasce tricolori. In uno scenario pulviscolare, dove la differenza ormai la fa l’astensione e i corpi intermedi (comprese le grandi organizzazioni di categoria) patiscono una crisi di credibilità analoga ai partiti, quelli dei sindaci restano gli unici “pacchetti di voti” garantiti. Su questi si è costruito il successo elettorale della lista Cirio alle ultime regionali e a maggior ragione dovrà farvi affidamento chi punta a governare le sorti della Provincia nei prossimi anni.