Riceviamo e pubblichiamo:
Egregio direttore,
alle scadenze canoniche ci provano tutti a lanciare appelli per fare della provincia di Cuneo il necessario sbocco del nostro sviluppo economico, via obbligata per le nostre esportazioni, prospettiva potenziale del commercio e del turismo piemontese, cerniera di collegamento indispensabile fra Pianura padana e Francia del Sud. Provincia, Camera di Commercio, Associazioni di categoria, singoli personaggi politici e amministratori di primo piano, studiosi del territorio: si fanno vivi con la riproposta di progetti, di studi, con l’annuncio di idee, di soluzioni, di speranze da concretizzare nell’interesse generale, economia e popolazione. Il centro di esercitazione riguarda le infrastrutture stradali, il ruolo strategico di un autentico capoluogo di provincia, la mobilità nelle Terre alte. Ma il tutto da sempre è circondato da confusione, contrasti, inadempienze, contraddizioni politiche.
Quest’anno un grande scossone sui nodi del territorio lo ha dato l’imprenditore autotrasportatore di fama, Valter Lannutti, riaprendo il dibattito sul terzo valico transalpino nelle Alpi Marittime, quello da anni indicato “Mercantour”. A ruota lo ha seguito - sul tema strade, ferrovie, trafori - il prof. Franco Revelli, presidente dell’A.C.I. Cuneo, uno che di grandi infrastrutture se ne intende (già dirigente della Sitaf, vicepresidente della Provincia di Cuneo, presidente della Sitraci). A fianco anche l’associazione culturale “Insieme” e l’azione divulgativa della Destra politica cuneese. Questa volta anche studiosi e tecnici stanno affrontando le questioni proposte. Ma questo copione è già stato apprestato altre volte negli anni passati, per cui è necessario predisporre preliminarmente una linea di percorso concreta e univoca per avere un seguito certo. Cuneo non è una roccaforte, come qualcuno speranzoso afferma, rimane solo un promontorio.
Politicamente la provincia di Cuneo è condizionata da tre personaggi di peso, il governatore Cirio, il ministro Crosetto e l’on. Costa. Si muovono affiancati nel centrodestra ma distinti, e ciascuno di loro dà l’impressione di muoversi per conto proprio e cautamente. A questo fine specifico è tanto chiedere la investitura di una figura autorevole di coordinatore, con espresso mandato di rappresentanza unitaria in grado di riassumere priorità e avviare scelte su quanto emerge ed esige il territorio? Ma le riserve in proposito emergono dalla tentazione consociativa di potere di democristiana letale memoria che fa capolino. Come se la governance di un ente territoriale di secondo livello come la Provincia debba gestire soltanto l’ordinaria amministrazione per soddisfare più o meno le esigenze di potere di tutte le forze politiche. Ma come si può pensare che sulle loro contraddizioni e diversità politiche ed ideologiche si possano impostare innovativi progetti per il futuro del territorio? Quale ruolo propulsivo è possibile? Quale indirizzo politico è proponibile? L’“ammucchiata” serve ai maneggioni, senza una guida stabile e inequivocabile del presidente della Provincia.
Quello che stupisce, e va avvertito, è che la parte più vitale e produttiva della nostra società avanza proposte, pone scelte risolutive, ma mostra timori reverenziali verso i partiti. Mentre dalla parte politica - i proconsoli del centrodestra - si ricerca una “ammucchiata” di potere che soddisfi tutti. È una contraddizione insanabile. Il peggio è che una parte non solleva obiezioni e richiami alla chiarezza decisionale e di percorso. Dall’altra parte non si dimostra alcuna considerazione della realtà e delle aspettative da concretizzare. Siamo alle solite: la politica va per la sua strada di convenienza; il mondo produttivo e del lavoro si limita a declamare.
Grazie per la pubblicazione, distintamente.
Paolo Chiarenza (ex consigliere provinciale), Guido Giordana (sindaco di Valdieri)