CUNEO - Manassero risponde a Pittari: “Nessun segreto sulla giunta. Gli assessori? Li ho scelti io”

La nomina del recordman di voti, data per quasi certa, sarebbe stata affossata dalla lotta tra correnti nel Pd. Ma la sindaco rivendica di aver avuto l’ultima parola

Andrea Cascioli 17/07/2022 18:22

Non ci sta a sottostare all’accusa di essere una sindaco “sotto tutela”, soggetta cioè ai diktat di quelli che il dem pentito Nino Pittari ha chiamato “pupari e pupare”. Certo però le dure parole scagliate dall’ex presidente del Consiglio comunale, consigliere per due mandati e recordman di voti nel Partito Democratico, scuotono anche Patrizia Manassero, chiamata in causa in modo non proprio lusinghiero.
 
Lei si dice dispiaciuta e non alimenta la polemica, ma rivendica di aver avuto l’ultima parola su tutte le scelte che hanno portato alla composizione della nuova giunta di Cuneo. Pur rispettando, questo sì, l’autonomia delle liste che l’hanno appoggiata: “Subito dopo il ballottaggio ho chiesto ai quattro gruppi di fornirmi rose di candidati da cui potessi scegliere i futuri assessori. Così è successo anche per il Pd: non ho partecipato alla discussione interna perché non mi sembrava opportuno. Il Pd ha fornito una rosa di cinque nomi, dalla quale ho dovuto scegliere due persone. I nominativi non erano in ordine di preferenza e tutti e cinque i candidati sono stati sostenuti nello stesso modo dal gruppo”.
 
Il nodo della vicenda riguarda appunto il passaggio dai papabili ai papi - tasto dolente per i tre (oltre a Pittari erano circolati nel totonomine Carla Santina Isoardi e l’assessore uscente Domenico Giraudo) che dal conclave sono usciti cardinali. Pittari è stato il consigliere più votato nel Partito Democratico alle ultime elezioni, con 334 preferenze. Risultato che ne faceva il candidato naturale per uno dei due assessorati spettanti ai dem nella ripartizione degli incarichi. Fermo il posto per l’avvocato Sara Tomatis, seconda più votata e sicura di entrare anche per la necessità di salvaguardare le quote rosa in giunta, ha sorpreso vedere il recordman del partito scavalcato da Gianfranco Demichelis, solo quarto in ordine di preferenze dopo Isoardi e quotato alto dai bookmakers. Dietro all’esclusione del medico di origini messinesi c’è una dinamica tutta interna al partito. Stando ai rumors, la deputata borgarina Chiara Gribaudo avrebbe infatti preteso che i due posti andassero a elementi in sintonia con il “nuovo corso” del circolo, inaugurato dall’elezione di Erica Cosio a dicembre. Per Pittari, che insieme ad altri maggiorenti aveva sostenuto il segretario uscente Paolo Cattero (sconfitto per sei voti), la strada era in salita.
 
Il destino degli aspiranti assessori si sarebbe deciso insomma tra Roma, Borgo e Saluzzo, patria del segretario provinciale e sindaco dem Mauro Calderoni: a Cuneo, sempre stando a questa ricostruzione, la neosindaco parrebbe aver sacrificato eventuali preferenze sull’altare della pacifica convivenza con i vertici locali del suo partito. “Io ho fatto la mia scelta da sindaca, non so di ricostruzioni alternative” replica la diretta interessata, precisando: “Ci sono state riunioni con i referenti di lista e ho fatto una prima ipotesi che ho tenuto riservata anche con loro: nulla di anomalo rispetto a quanto è sempre accaduto. A malincuore ho dovuto rinunciare ad alcune competenze in giunta, ma questi erano i posti a disposizione”.
 
Manassero non smentisce un’altra voce, quella cioè che all’ultimo sia sfumata anche la possibilità di salvare capra e cavoli rinnovando la “staffetta” alla presidenza del Consiglio, dove nel precedente quinquennio si erano avvicendati - come da accordi - il dem Pittari e il solidale Spedale: “Nel momento in cui si sono avviate le consultazioni c’erano varie ipotesi, abbiamo provato ad accogliere il maggior numero di persone in questa esperienza amministrativa”. Di certo l’opzione non entusiasmava il candidato designato Marco Vernetti, già scottato da un avvicendamento in giunta con Guido Lerda che da programma sarebbe dovuto avvenire a metà mandato, ma che nei fatti era stato procrastinato fino agli sgoccioli del Borgna bis. Ora lo stesso Vernetti si trova al centro di un’altra grana, riguardante l’eventualità che gli venga assegnata la delega all’acqua pubblica - già seguita da assessore: “Le deleghe ai consiglieri non sono ancora state assegnate” mette le mani avanti la sindaco. Che comunque ostenta indifferenza alle critiche già piovute dalle opposizioni sul punto: “Il consigliere Vernetti stava portando avanti un lavoro sull’acqua pubblica e potrebbe continuare a farlo anche da presidente del Consiglio, come è già accaduto in passato”.
 
La questione, per la verità, è stata sollevata anche da Pittari nel suo lungo j’accuse. Già, ma cosa farà l’ormai ex piddino con il suo pacchetto di voti? Resterà in maggioranza, assicura, ma alle sue condizioni. Il che significa che Manassero non può aspettarsi un suo sì incondizionato a tutti i provvedimenti che la giunta porterà in aula. Numericamente cambia poco, dato che la maggioranza ha sei voti in più anche senza di lui. In termini politici però è una bella grana, perché ora viene meno anche la parità numerica tra i due gruppi dominanti, Pd e Centro. Un argomento che i dem avevano fatto valere su parecchi tavoli al momento di formare il puzzle dell’amministrazione e che ora rischia di ritorcersi contro di loro: a cominciare dalla composizione delle commissioni consiliari. Di certo c’è solo che la prima seduta della nuova assemblea civica, in programma domani, non sarà una passeggiata.

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