Riceviamo e pubblichiamo:
Egregio direttore,
Arianna Meloni è venuta in Piemonte per ascoltare le varie situazioni di FdI, ma nessuno del territorio ha sollevato questioni. “Non possiamo permetterci di sbagliare” ha detto davanti ad una folta platea di amministratori in un momento in cui ha dichiarato di essere venuta ad ascoltare. Nessuno si è sentito di obiettare, evidentemente che a rivelare le reali situazioni non bastano i voti, come si diceva all’epoca Dc. La parola d’ordine: “Siamo compatti”, “massima unità”.
Alla maggioranza di costoro, nuova all’attività di partito, non dice niente l’esperienza politica passata di An. Siamo tornati al “partito degli eletti” di finiana memoria, non tenendo conto che il partito ha bisogno di una svolta politica non di potere, di presenza sul territorio non tanto di posizioni di governo. Gli eletti vanno supportati da nuova conduzione politica e organizzativa, e non possono pretendere di rappresentare per conto loro il partito. Emblematico il caso della federazione di Cuneo: il più coraggioso dei suoi esponenti si è limitato a dire che si è composta l’unità un po’ sfilacciata. Nessuno ha affrontato argomenti specifici. Nessuno ha avvertito che il centro del partito - FdI si riduce, in pratica, ad essere paradossalmente il centro del centrodestra - e la ampia componente di destra vivono da separati in casa. Nessuno avverte che l’attuale linea politica del coordinatore, verticistica e pressoché immobile sul territorio, dura ormai da dieci anni, e nessuno dice che da dieci anni di immutabile dirigenza gli autorevoli assessore Bongioanni, l’on. Ciaburro, il manager Buttieri, i consiglieri regionali Sacchetto e Barbero fino al più recente senatore Perosino si sono impegnati a cambiare le cose, ma solo a parole e invano.
Non è un caso che la divisione della federazione è confermata dalla situazione dell’associazione culturale Panta Rei dell’avv. Carla Sapino, ignorata per tutto il periodo della campagna elettorale per il referendum e la cui attività intensa e di lunga durata, ha fatto sì che laddove è stata emarginata - vedi soprattutto Cuneo, Alba, Mondovì e Savigliano - si è evidenziata la vittoria del no. È significativo. Arianna Meloni ha quindi preferito fare un discorso che diventa un appello all’orgoglio, al senso di appartenenza inevitabile in un partito passato in pochi anni da 3 al 30%. La Destra identitaria di Cuneo è convinta di questo appello, ma la politica militante sul territorio e la chiarezza e la divulgazione di idee coerenti e sempre attuali, sono la nostra principale forza e prospettiva elettorale sicura sul territorio.
Paolo Chiarenza - Busca, Guido Giordana - sindaco di Valdieri, a nome della Destra identitaria di FdI Cuneo