CUNEO - Volantini Cirio-Moro, il centro sociale Askatasuna prende le distanze

"È questione di stile: una grafica così démodé non l'avremmo stampata neanche nel '96"

Redazione 02/10/2020 17:32

Il centro sociale Askatasuna prende le distanze dai volantini diffusi lo mercoledì 30 ottobre in cui il presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio è stato ritratto, attraverso un fotomontaggio, su manifesti con il simbolo delle Brigate Rosse in un chiaro richiamo alla fotografia utilizzata durante il rapimento dell'onorevole Aldo Moro nel 1978. Le immagini sono state affisse sui muri del centro sociale Askatasuna in risposta, secondo gli osservatori, alle ultime vicende legate al movimento No Tav.
 
“Se tutto quello che viene appiccicato sui muri dell'Aska e dintorni ci appartenesse - hanno replicato dal centro sociale - dovremmo rivendicarci gli annunci istituzionali del Comune di Torino, miracolose diete dimagranti e dossier sugli Ufo nel canavese”.
 
Nella nota il centro sociale parla di "trovata ad uso e consumo giornalistico", e di una "politica è rappresentata da post-fascisti ripuliti".
 
“Abbiamo sempre firmato i nostri volantini, mettendo la faccia in prima persona in ogni iniziativa organizzata  - proseguono da Askatasuna -. Non ci siamo mai nascosti, nel bene e nel male. Per non parlare del fatto che è sempre stata anche una questione di stile e una grafica così démodé non l'avremmo stampata neanche nel '96, anno di occupazione del centro sociale”.
 
Lo scritto del centro è stato ricondiviso sui social network dai simpatizzanti. “È stato osceno vedere ieri il susseguirsi di comunicati stampa dei pezzi grossi di PD, Lega, Forza Italia e FDI sulle terribili intimidazioni al povero Cirio mentre c’è una nostra compagna, Dana, che si trova proprio in questo momento tra le mura del carcere per avere tenuto il megafono durante una protesta notav. Questi grotteschi paladini delle libertà politiche non si vergognano neanche di denunciare la “violenza” di un collage mentre una ragazza viene stritolata dai meccanismi repressivi di uno stato deciso a soffocare ogni opposizione che esca dal teatrino che questi signori chiamano politica”.
 

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