CUNEO - Dai medical drama alla realtà: la neurochirurgia spiegata ai cittadini

Grande successo per l’incontro con il direttore Michele D’Agruma e la sua équipe: competenze, tecnologia e lavoro di squadra dietro una delle specialità più complesse

Monica Fissore 27/03/2026 09:00

Diciamoci la verità: quando si parla di chirurgia e di ospedali, l’immaginazione corre subito a quello che siamo abituati a vedere nei medical drama più famosi. Ma com’è davvero la realtà? “È quello a cui cerchiamo di rispondere con i nostri eventi”, spiegano i membri della neonata associazione L’Albero dell’Amicizia, un gruppo di persone che da un anno si impegna a organizzare incontri tra specialisti e cittadini per promuovere la prevenzione, la cultura della salute e la conoscenza delle eccellenze mediche del territorio. Anche l’ultimo evento dell’Albero dell’Amicizia è stato organizzato in quest’ottica: mercoledì 18 marzo, presso il Centro Incontri della Provincia, davanti a una Sala Falco gremita di spettatori attenti, si è tenuto l’incontro dal titolo “Neurochirurgia, questa sconosciuta!”. Il successo è stato evidente fin da subito. Una delle frasi più ripetute a fine evento dal pubblico, rivolgendosi agli specialisti, è stata “Voi fate miracoli!”. Chi è davvero il neurochirurgo? Di cosa si occupa e quali patologie tratta? Chi sono le figure che lavorano con lui e quali competenze e formazione devono avere? E infine: perché questo reparto non è presente in tutti gli ospedali? Nella nostra provincia, ad esempio, è presente solo al Santa Croce e Carle di Cuneo. A guidare il pubblico durante l’incontro è stato il dottor Michele D’Agruma, direttore della Struttura Complessa di Neurochirurgia di Cuneo, che insieme al suo staff ha accompagnato i presenti in un vero e proprio viaggio all’interno di un reparto ad altissima specializzazione. Nel suo primo intervento, il dottor D’Agruma ha spiegato la struttura del reparto, sottolineando quanto sia fondamentale la multidisciplinarietà. Neuroradiologia, neurologia, neurorianimazione, neuroanestesia, algologia, neuropatologia, radioterapia e fisiatria sono solo alcune delle specialità coinvolte: un lavoro di squadra continuo, indispensabile per affrontare casi complessi. Nel descrivere l’organizzazione del sistema sanitario, che distingue tra ospedali “Hub” – gli unici in cui può essere presente la neurochirurgia – e ospedali “Spoke”, il dottor D’Agruma è stato affiancato da Luigi Genesio Icardi, attuale presidente della Commissione Sanità Regione Piemonte che rivestiva il ruolo di Assessore alla Sanità Regionale durante il periodo Covid, quando questo modello è stato applicato in modo esteso. Il suo intervento ha evidenziato come questa organizzazione consenta di garantire al cittadino maggiore sicurezza e qualità delle cure, soprattutto nei casi più complessi. Ad entrare nel dettaglio dell’organizzazione è stato il dottor Andrea Garnero, neurochirurgo del Santa Croce e Carle, formatosi presso la scuola di specializzazione di Cuneo. Garnero, il più giovane dell’équipe del dottor D’Agruma, ha illustrato le diverse modalità con cui i pazienti arrivano alla neurochirurgia, per poi descrivere l’organizzazione del blocco operatorio e delle sale chirurgiche. Il dottor Filippo Veneziani, anche lui neurochirurgo dell’équipe, ha invece approfondito il tema delle tecnologie, mostrando come strumenti sempre più avanzati permettano di ridurre l’invasività degli interventi. Pur rimanendo indispensabile la competenza del neurochirurgo, le tecnologie aiutano a ridurre drasticamente l'invasività: la combinazione “expertise chirurgo” e “avanzata dotazione tecnologia” permette la realizzazione di interventi molto complessi e d’avanguardia. L’organizzazione del reparto è stata poi raccontata dalle referenti infermieristiche. L’infermiera Elena Veglia ha illustrato le camere di degenza, la terapia sub-intensiva e le tecnologie utilizzate per il monitoraggio continuo dei pazienti e per la loro mobilizzazione. L’infermiera Annalisa Dutto ha spiegato il percorso di ricovero, dalla preparazione pre-operatoria all’assistenza post-intervento, soffermandosi anche su un aspetto fondamentale: i bisogni del paziente non sono solo fisici, ma anche psicologici. Un’attenzione che coinvolge inevitabilmente anche familiari e caregiver e che richiama il tema, sempre più centrale, dell’umanizzazione delle cure: ambienti, relazioni e supporto emotivo diventano parte integrante del percorso terapeutico. Con l’infermiere strumentista Alberto Aimar, il pubblico è entrato nel dettaglio dell’organizzazione della sala operatoria. Dalla preparazione degli strumenti alla gestione della sterilità, dal coordinamento del personale al corretto posizionamento del paziente – spesso sottoposto a interventi molto lunghi – ogni fase richiede precisione assoluta e competenze altamente specializzate. La dottoressa Marilicia Mileto, neuroanestesista, ha invece posto l’attenzione sulle peculiarità di questo ambito. La neuroanestesia richiede una stretta collaborazione con il neurochirurgo: comunicazione costante e monitoraggio continuo dei parametri sono essenziali, perché ogni minima variazione può influire direttamente sull’intervento. Il lavoro dell’anestesista non si limita alla sala operatoria: inizia con la valutazione del paziente, prosegue con il confronto con il chirurgo e con il dialogo con il paziente e i familiari, e continua nel post-operatorio. L’obiettivo è uno solo: garantire la massima sicurezza del paziente, attraverso tecnologie avanzate e un controllo costante delle funzioni vitali. La parte finale dell’incontro è stata dedicata ai casi clinici, il momento che più di tutti ha catturato l’attenzione del pubblico. Il dottor D’Agruma ha mostrato alcuni filmati di interventi reali, accompagnandoli con spiegazioni puntuali. Alcuni casi erano particolari e rari, altri più frequenti, ma tutti hanno reso evidente il livello di complessità e precisione richiesto. In sala lo stupore era evidente ogni volta che veniva indicata la dimensione reale dell’area operata: spesso pochi millimetri, uno o due centimetri al massimo. Non è mancato il momento delle domande e degli interventi da parte del pubblico, segno del grande interesse scaturito nei presenti. Al termine dell’incontro la sensazione condivisa era quella di aver scoperto un mondo poco conosciuto, fatto non solo di tecnologia avanzata, ma soprattutto di competenze, organizzazione e lavoro di squadra. La frase “Voi fate miracoli” restituisce bene l’emozione del pubblico, ma la serata ha mostrato come, dietro a risultati che possono sembrare straordinari, ci siano in realtà formazione, competenze, esperienza e una struttura sanitaria pensata per affrontare la complessità. È proprio questo il valore di incontri come questo: avvicinare i cittadini alla medicina, rendere comprensibili temi complessi e far conoscere da vicino le eccellenze presenti sul territorio. Sotto al presente articolo è disponibile il video completo dell’evento, suddiviso in capitoli per ogni intervento, per rivedere e approfondire i contenuti della serata.


Il video integrale dell'evento