Omicidi, sparizioni, vendette personali, crimini e misteri: il torrente Grana si tinge di rosso sangue con la seconda edizione del premio letterario “Giallovalle”, confermando la valle Grana non solo come luogo geografico, ma come vera e propria scenografia narrativa. Sabato 18 aprile, nella cornice del Filatoio di Caraglio, si è svolta la cerimonia di premiazione dei dieci autori selezionati per l’antologia pubblicata da Nerosubianco Edizioni. Un progetto che, già dalla sua prima edizione dedicata alla valle Maira, ha mostrato una direzione chiara: valorizzare le valli cuneesi attraverso il linguaggio universale del racconto giallo. Dalla valle Maira alla valle Grana Dopo l’esordio dello scorso anno, quest’anno “Giallovalle” si è spostato in valle Grana. Il premio letterario ha consolidato la propria identità, attirando oltre cinquanta racconti da tutta Italia: una risposta significativa, che testimonia l’interesse crescente verso una formula narrativa agile — il racconto breve — capace di intercettare le abitudini contemporanee di lettura senza rinunciare alla profondità. La giuria anonima, composta da professionisti del mondo editoriale, ha selezionato i dieci migliori testi, oggi raccolti in un’antologia dove ogni storia diventa una porta d’accesso a luoghi reali, tradizioni e atmosfere. Come sottolineato da Sabrina Ferrero, ideatrice del premio, l’obiettivo è duplice: da un lato incentivare la scrittura e dare voce ad autori emergenti, dall’altro trasformare il territorio in esperienza narrativa, capace di incuriosire anche chi non lo conosce. E proprio qui sta la forza dell’antologia: chi vive la valle riconoscerà scorci e dettagli; chi non la conosce, sarà spinto a scoprirla. Il territorio al centro del premio La partecipazione e l’entusiasmo registrati durante la cerimonia confermano che “Giallovalle” è percepito come un progetto strategico anche a livello locale. Lorenzo Bono, sindaco di Bernezzo e presidente dell’Unione Montana Valle Grana, ha evidenziato il valore identitario dell’iniziativa: “Credo che questo premio letterario, e questa antologia che poi ne è nata, siano un biglietto da visita formidabile per la nostra valle: una valle che è teatro di grandi elementi culturali, un territorio che spesso non ama apparire, una valle silenziosa. Questo premio è un regalo straordinario nell’ottica di darne visibilità e popolarità ai luoghi, ai paesaggi e alle persone che vivono e amano la valle”. Un concetto ripreso anche da Paola Falco, sindaca di Caraglio, che ha sottolineato il legame tra contenitore e contenuto: “È davvero un grandissimo piacere vedere così tante persone, un pubblico così attento e partecipe. Qui si parla di territorio e un’eccellenza del territorio è proprio il Filatoio che ci ospita, un luogo che richiama storia e tradizione del nostro Piemonte, un orgoglio per noi caragliesi. È un grande onore ospitare un evento che parla proprio della nostra valle”. Determinante anche il ruolo dell’assessorato alla cultura del comune di Caraglio. Silvia Pellegrino ha raccontato la genesi della seconda edizione in Valle Grana: “Lo scorso anno mi sono recata alla premiazione della prima edizione, dedicata alla valle Maira. In quell’occasione ho pensato che sarebbe stato bello portare il concorso qui. Mi sono messa in contatto con Sabrina Ferrero: abbiamo fatto un lavoro importante, un percorso che mi ha dato grande soddisfazione”. Il risultato concreto di questo percorso è l’antologia “Giallovalle”, disponibile in libreria e sui canali online, compreso il sito della casa editrice a questo LINK. Gli autori dei dieci racconti migliori hanno ricevuto, oltre alla pubblicazione all’interno dell’antologia, una selezione di prodotti tipici della valle Grana: un gesto simbolico, ma significativo, che lega ulteriormente la scrittura al territorio. Le letture durante la serata, affidate alla magistrale interpretazione dell’attore Luca Occelli, hanno ulteriormente valorizzato i testi, restituendone ritmo, tensione e atmosfera. Dieci racconti, dieci motivi per leggere “Giallovalle” I racconti sono presentati in ordine alfabetico degli autori. Ogni racconto immerge il lettore nella valle Grana, trasportandolo in un viaggio da Caraglio fino al Fauniera. Valeria Camosso – «Ci sono più cose in cielo e in terra, Orazio…» Valeria Camosso apre idealmente l’antologia. Ambientato nella borgata Toumbarel di Valgrana, il testo ruota attorno alla figura di Nina, guaritrice esperta di erbe officinali. Il racconto nasce da una ricerca accurata sul territorio e riflette l’interesse dell’autrice per quelle figure capaci di “curare l’anima” prima ancora del corpo. La narrazione alterna dimensione sentimentale e tensione investigativa, andando a toccare temi come l’amicizia e l’amore. Grazia Castiglioni – Il velo della sposa Ambientato nel 1950 a Monterosso Grana, il racconto di Grazia Castiglioni ricostruisce con precisione un mondo in cui l’indagine è ancora profondamente umana. Niente strumenti tecnologici, solo osservazione, memoria e relazioni sociali. La forza del testo sta nella sua capacità di restituire un’epoca: l’osteria, il cibo, le abitudini, il ritmo lento della vita. E anche alcuni tabù che oggi non farebbero scalpore, ma che all’epoca potevano spingere a… Non sveliamo altro! Paola Conte – Masche al castello Con Paola Conte si compie un ulteriore salto indietro, fino al 1798. Il racconto si inserisce nella tradizione delle “masche”, figure profondamente radicate nell’immaginario della valle. La narrazione si sviluppa in un contesto in cui superstizione e realtà convivono, alimentando una tensione costante. Il castello di Monterosso diventa uno spazio dove il sospetto si insinua. Conte dimostra grande capacità nel gestire l’ambientazione storica, rendendola credibile e funzionale alla costruzione del mistero. Giovanni Galli – La campana muta di San Magno Il racconto di Giovanni Galli porta il lettore nel cuore produttivo della valle: gli alpeggi e la filiera del latte destinato al Castelmagno. La scomparsa di un autista diventa il punto di partenza per un’indagine che si sviluppa nella parte più alta della valle. Interessante la componente autobiografica, con riferimenti alla figura paterna che aggiungono profondità emotiva al racconto. Giacomo Giraudo – Il triskele celtico Giovane autore appassionato di storia, Giacomo Giraudo costruisce un racconto che intreccia archeologia e mistero. La morte di un maestro non convince il protagonista, che intraprende un percorso di ricerca della verità. Il riferimento ai reperti storici della valle diventa elemento centrale della trama. Il racconto riflette sul valore della memoria e sulla responsabilità di conservarla. Lamberto Giusti – Il segreto delle pietre bianche Pur non essendo originario della valle, Giusti dimostra una notevole capacità di osservazione e restituzione del territorio. La scomparsa della protagonista, guida escursionistica, si inserisce in un contesto naturale descritto con precisione. Incredibile come l’autore, pur non conoscendone l’esistenza, sembri richiamare la miniera della Levata, una delle poche rimaste dalle ricerche dell’oro svolte da Spirito Marchiò e dai suoi figli tra il 1903 e il 1961. Edoardo Maglio – Il respiro corto Edoardo Maglio, autore giovanissimo della val Chisone, costruisce una storia in cui il mistero si diffonde attraverso i social network. Un episodio viene amplificato, trasformandosi in allarme collettivo. Il testo riflette sulle dinamiche della comunicazione moderna e sulla velocità con cui si genera il panico. Inevitabile il confronto con il racconto di Grazia Castiglioni: entrambi ambientati a Monterosso Grana, entrambi descrivono dinamiche “da bar”, ma in contesti storici completamente differenti. Mattea Rolfo – Sacrificio in alpeggio Un racconto intenso, ambientato in alta valle, che parte da tensioni e vendette tra allevatori per culminare all’improvviso in un’immagine ben più cruda della morte di una vacca. Rolfo inserisce elementi concreti, come il Castelmagno e il colle Fauniera, rendendo la storia estremamente radicata nel territorio. La scrittura è diretta, a tratti brutale, coerente con la durezza della vicenda. Enrico Ruggiero – Timeout a Pradleves Un racconto che si distingue per il tono intimista. Il protagonista restituisce una narrazione asciutta del giallo che ruota attorno alla sparizione di Lina, fino al risvolto inaspettato che lascia il lettore a bocca aperta. Il racconto di Ruggiero è uno di quelli che rimangono e rigirano per la testa per giorni. Silvia Zanolli – Venena mulierum L’antologia si chiude con un ritorno alle erbe officinali, ma con una prospettiva diversa rispetto al racconto di apertura di Valeria Camosso. Zanolli, forte della sua esperienza nel campo della cosmesi, utilizza competenze tecniche per costruire una trama credibile. L’autrice dimostra la capacità di racchiudere in un racconto breve l’evoluzione di un giallo che non parte da un’indagine, ma dal sospetto del protagonista sulle cause "accidentali" della morte della propria amata. Un progetto che guarda avanti Al termine della cerimonia di sabato scorso è stata annunciata la scenografia della prossima edizione: la valle Varaita. Il bando sarà pubblicato in autunno, con scadenza a dicembre 2026 e premiazione prevista nella primavera 2027 a Venasca. “Giallovalle” si conferma così un progetto capace di costruire, anno dopo anno, un archivio narrativo delle valli cuneesi. Un libro, dunque, ma anche un invito. A leggere, certo. Ma anche, e soprattutto, a guardare il territorio da una diversa prospettiva: un modo originale per valorizzare le nostre valli. Qui sotto il VIDEO dei momenti speciali della premiazione.