CUNEO - Ha ancora senso considerare la siccità come un’emergenza?

I dati di Arpa sul mese di giugno indicano un quadro che in Piemonte si avvicina a quello del 2022: se una situazione si ripete ciclicamente, le soluzioni "tampone" non bastano più

Andrea Dalmasso 03/07/2026 15:14

Non si toccano ancora i livelli del 2022, quando i giorni consecutivi senza precipitazioni significative furono ben 111, ma in Piemonte il combinato disposto tra le alte temperature, il conseguente rapido scioglimento delle riserve nevose in quota e i rovesci scarsi e sporadici sta (ri)conducendo il territorio verso condizioni di siccità, con il tema degli invasi che ritorna a farsi spazio nel dibattito pubblico, insieme alle varie altre “ricette” proposte per far fronte all’emergenza idrica. A tracciare il quadro della situazione sono i dati pubblicati dall’Arpa al termine del mese di giugno, il secondo più caldo da quando vengono effettuate le rilevazioni, con una temperatura media superiore alla norma di ben 3,5 gradi e valori molto vicini a quelli da record registrati nel 2003. L’indice sintetico di siccità - riporta l’Arpa nel suo resoconto - evidenzia condizioni di siccità moderata nel nord-est della regione e nel bacino della Dora Baltea e condizioni di siccità severa nel sud-ovest. Si tratta di valori dell’indice che non si osservavano dal mese di febbraio del 2022, culmine di uno dei periodi di siccità più estremi degli ultimi anni. Le precipitazioni Le precipitazioni medie del mese di giugno 2026 sul bacino del Po chiuso alla confluenza con il Ticino sono state pari a circa 62 mm, con un deficit del 36% rispetto alla media mensile storica 1991-2020. Gli scarti negativi sono diffusi su gran parte dei bacini piemontesi, generalmente compresi tra -30% e -60%, con le eccezioni dei bacini del Ticino e dello Scrivia, dove i deficit risultano più contenuti. Nell’ultimo trimestre, anche i mesi di aprile e maggio hanno fatto registrare deficit rispettivamente di -56% e -44% contribuenti ad aggravare la siccità meteorologica in atto. Il bilancio dell’anno idrologico resta negativo, con uno scarto complessivo pari a circa -24%. A questi deficit si sommano, come detto, le alte temperature, con ondate di calore intense registrate a fine maggio e - in particolare - nella seconda metà di giugno: "Queste condizioni - scrive Arpa - hanno contribuito ad aumentare in modo deciso l’evapotraspirazione, accentuando lo stress idrico dei suoli e della vegetazione e aggravando gli effetti della scarsità di precipitazioni sulle portate dei corsi d’acqua e sulla disponibilità complessiva della risorsa idrica”. Le risorse idriche superficiali complessivamente disponibili al 30 giugno, considerando neve, invasi e lago Maggiore, ammontano a circa 681 milioni di metri cubi, con uno scarto pari a -31% rispetto alla media del periodo. I deficit maggiori si registrano nel Piemonte settentrionale, -42%, e in quello occidentale, -38%. L’equivalente di acqua in neve (Snow Water Equivalent) regionale risulta inferiore alla media del periodo di circa -17%, ma con risorsa nivale ormai nulla o fortemente ridotta in diversi bacini meridionali e occidentali. Le portate dei fiumi Sono però i valori relativi alle portate dei corsi d’acqua a rappresentare l’elemento di maggiore allarme. Ad eccezione della Dora Baltea, gran parte delle sezioni idrometriche considerate presenta deficit superiori al 40% rispetto alla media storica. Alla sezione di chiusura del bacino piemontese, il Po a Isola Sant’Antonio ha registrato una portata media mensile di 138 m³/s (metri cubi al secondo), pari a un deficit del 76% rispetto alla media storica di giugno. In provincia di Cuneo a giugno 2026 lo Stura fa registrare a Gaiola un deficit del 41%, ma i valori più allarmanti sono quelli del Varaita e del Tanaro, che registrano rispettivamente un -89% a Polonghera e un -79% a Farigliano.  Il confronto con il 2022 “La siccità del 2022 fu un evento raro, esteso e progressivo, nato già nella seconda metà del 2021 e poi aggravato da un inverno eccezionalmente caldo e secco, con oltre cento giorni consecutivi senza precipitazioni significative. A fine giugno 2022 la situazione era più strutturale e radicata sulle scale temporali medio-lunghe”, si legge nel rapporto pubblicato dall’Arpa.  A giugno 2022 le precipitazioni mensili furono pari a 77,9 mm, con scarto mensile quasi nella norma rispetto al riferimento allora utilizzato, ma con uno scarto dell’anno idrologico pari a -32,3%. La portata del Po alla chiusura del bacino piemontese era di 95 m³/s. Nel 2026 il quadro appare diverso: il deficit mensile di giugno è più marcato (-36%), ma gli indici a 6 e 12 mesi non mostrano, al momento, la stessa diffusione di siccità severa o estrema osservata nel 2022.  Le portate fluviali mostrano invece un elemento di continuità con il 2022: anche nel giugno 2026 molti corsi d’acqua presentano deficit molto marcati. Nel 2022 le principali sezioni fluviali registravano già da mesi portate inferiori alla media storica, con indici SRI compresi tra molto secco ed estremamente secco; nel 2026 il Po a Isola Sant’Antonio presenta nuovamente un deficit molto elevato e il Tanaro, il Sesia, il Toce e diversi affluenti occidentali mostrano scarti ampiamente negativi. “In sintesi - conclude l’Arpa - la situazione di giugno 2026 non riproduce, allo stato attuale, la stessa evoluzione plurimensile e strutturale della crisi del 2022, ma presenta segnali di attenzione importanti. Il deficit delle portate, la riduzione della risorsa nivale residua, le temperature elevate e la disponibilità superficiale inferiore alla media indicano una fase di stress idrologico che richiede un attento monitoraggio nelle prossime settimane, anche in virtù di previsioni per il mese di luglio sempre nel solco di una estate secca e calda, ed in particolare nei bacini già classificati in siccità severa e nei settori dove la risorsa nivale è ormai esaurita”. Il dibattito e le soluzioni proposte Come sempre in questi casi, e come più volte accaduto negli ultimi anni, nelle ultime settimane il tema degli invasi e delle possibili strategie per affrontare l’emergenza idrica è tornato centrale sui giornali e nel dialogo istituzionale. Con una sostanziale differenza rispetto al passato: più di qualcuno (forse tardivamente?) inizia a far notare come una situazione che si ripete ciclicamente non può più essere considerata emergenziale, bensì strutturale. Nei giorni scorsi l’Ato, gestore del servizio idrico provinciale, ha invitato i Comuni a sensibilizzare la popolazione sull’uso responsabile dell’acqua, ma è chiaro che si tratta di un palliativo che da solo non può bastare. “Non possiamo continuare a rincorrere l'emergenza in estate e dimenticarcene quando piove”, ha detto la consigliera regionale Giulia Marro (AVS), che ha portato in question time la proposta di ridurre i prelievi dalle sorgenti e dalle falde, almeno per il periodo estivo, per le aziende di imbottigliamento acqua. Una proposta che la Regione ha giudicato non praticabile. “Governare non significa limitarsi a spiegare perché qualcosa non è possibile. - ha spiegato l’esponente di Alleanza Verdi e Sinistra - Significa chiedersi se regole scritte oltre vent'anni fa siano ancora adeguate di fronte a una crisi climatica che cambia radicalmente la disponibilità di acqua. Nessuno pretendeva una risposta già pronta. Chiedevo che la Regione verificasse se esistessero margini di intervento. Se le regole attuali non lo consentono, allora è compito della politica chiedersi se siano ancora adeguate. Invece si è preferito dichiarare impossibile una soluzione ancora prima di provare a cercarla. Ancora una volta il prezzo lo pagano i cittadini. Si chiede loro di ridurre i consumi e di cambiare abitudini, mentre sulle grandi concessioni di una risorsa pubblica non si apre nemmeno una discussione. L'acqua che manca è quella nei rubinetti e nei fiumi, non quella che continua a finire nelle bottiglie di plastica”. L’emergenza idrica è stata anche il tema di un ordine del giorno presentato in Regione dal gruppo di Fratelli d’Italia. Un documento che vedeva il cuneese Claudio Sacchetto come primo firmatario e in cui si chiedevano interventi per “difendere l’agricoltura”: non solo soluzioni temporanee ed emergenziali, come le deroghe al deflusso ecologico dei fiumi, ma anche piani strutturali, come gli incentivi per la realizzazione di microinvasi aziendali e interaziendali. “L'acqua è oggi la principale infrastruttura strategica per il futuro del Piemonte. Senza acqua non esiste agricoltura, non esiste sicurezza alimentare e vengono meno migliaia di posti di lavoro. Vogliamo aprire una riflessione concreta e avanzare proposte realizzabili per dare risposte al mondo agricolo, che chiede meno burocrazia, più investimenti e una visione di lungo periodo", ha detto Sacchetto. A richiedere interventi strutturali anche Coldiretti Cuneo, che nei giorni scorsi ha portato il “grido” del Piemonte all’assemblea nazionale Anbi di Roma: “Di fronte all’avanzare della siccità e della desertificazione non possiamo più permetterci di rincorrere le emergenze. Servono scelte immediate e investimenti concreti. Le priorità sono chiare: ammodernare una rete idrica che disperde una quantità inaccettabile di acqua, realizzare una rete diffusa di invasi con sistemi di pompaggio per aumentare la capacità di accumulo e garantire l’autosufficienza idrica del settore agricolo, accelerando finalmente la cantierabilità delle opere già progettate”, ha detto  il presidente provinciale dell’organizzazione agricola Enrico Nada. “Siamo ancora privi di una politica finalizzata a migliorare la capacità di stoccaggio dell’acqua e a ridurre, parallelamente, la percentuale di dispersione, nonostante si parli di un piano di micro invasi da anni ormai”, gli ha fatto eco il direttore provinciale Francesco Goffredo. Tanti dibattiti, tante proposte, tante parole, insomma, ma le iniziative concrete al momento latitano. Il mese scorso la Regione Piemonte, dal canto suo, ha scelto di riaprire l’Osservatorio regionale per l’emergenza idrica, convocando anche un tavolo specifico per quanto riguarda il lago Maggiore: “Il quadro segnalato da Arpa è chiaro: mancano le piogge, le temperature sono ben sopra la media e i nostri fiumi, a partire dal Po, e le falde stanno pagando dazio – ha detto l’assessore regionale all’Ambiente Matteo Marnati -. Con l’arrivo di queste ondate di calore anomalo, la situazione idrologica è destinata a peggiorare. Per questo abbiamo scelto di essere tempestivi: riapriamo quindi l’Osservatorio regionale per avere un monitoraggio costante e capillare dello scenario attuale e di quello che ci attende in piena estate, e attiviamo un tavolo specifico per il Lago Maggiore. La tutela della risorsa acqua e la sicurezza dei cittadini sono la nostra priorità”. Mentre si discute e ci si confronta, i fiumi cuneesi continuano a soffrire, così come tutto ciò che ai fiumi e all’acqua è strettamente legato. Mentre i dibattiti sull’emergenza idrica iniziano a diventare sinistramente ricorrenti, ripetuti e uguali a se stessi di anno in anno, si fa largo una domanda: ha ancora senso considerare la siccità come un’emergenza?