La mancata qualificazione dell’Italia ai Mondiali di calcio, la terza consecutiva, ha aperto come prevedibile un ampio dibattito che, partendo dai vertici della piramide del pallone azzurro, è arrivato a toccare anche i temi legati alla base, alla “coltivazione” del talento e al diritto allo sport per i giovani. Un diritto che - dati alla mano - in Italia ancora non è garantito in modo equo. Secondo i più recenti dati Istat oltre il 60% dei giovanissimi - tra gli 11 e i 19 anni - pratica sport al di fuori dell’orario scolastico: questa media nasconde però profonde disuguaglianze dettate dal genere, dal contesto sociale, dalle zone geografiche e dalle possibilità economiche delle famiglie. È in particolare su quest’ultimo aspetto, quello legato alle possibilità famigliari, che si è concentrata l’ultima indagine Istat, pubblicata a dicembre dello scorso anno: ne è emerso che oltre il 75% dei figli di laureati pratica regolarmente sport, mentre la quota sensibilmente nelle famiglie con livelli di istruzione inferiori. In questo contesto, assume un ruolo fondamentale la promozione della pratica sportiva in ambito scolastico, a sua volta subordinata, però, alla disponibilità delle strutture all’interno degli istituti pubblici. Proprio su quest’ultimo dato si è concentrata l’indagine pubblicata da Openpolis. “L’assenza della palestra a scuola, ovviamente, da sola non significa in automatico un problema, potendo utilizzare per l’educazione fisica altri istituti o impianti sportivi del territorio, magari limitrofi. Ma è comunque un’indicazione rispetto alla dotazione infrastrutturale delle scuole sul territorio, rispetto alla necessità di fare sport”, si legge nello studio diffuso pochi giorni fa, che si basa sui dati forniti dal Ministero dell’Istruzione riferiti all’anno scolastico 2024-2025. In Italia, su circa 40 mila edifici scolastici statali, sono solo 15.067 quelli per cui è segnalata la presenza di una palestra o di una piscina (38,3%). Per 24 mila non è dichiarata la presenza di tali dotazioni, mentre per 271 l’informazione non è censita. Un quadro che - va precisato - nell’ultimo anno sta sensibilmente cambiando grazie alle strutture realizzate con i finanziamenti del PNRR: tra le ultime ad essere inaugurate quella del "Virginio Donadio" di Dronero e quella a servizio dei licei "Pinot Gallizio" e "Cocito" di Alba. La situazione regione per regione La regione che presenta la situazione migliore è la Liguria, dove il 53,7% degli edifici scolastici statali è dotato di una palestra o di una piscina. Poi Puglia e Lombardia, con il 49,2% e il 48,8% degli edifici che risultano attrezzati. Il Piemonte si attesta sotto la media italiana, con il 35,1% delle scuole statali che hanno a disposizione una palestra o una piscina (1.142 su 3.253). In Calabria (21,8%) il dato peggiore. Questo non significa che gli alunni che frequentano scuole non attrezzate non abbiano accesso alla palestra, che può essere in altri istituti o in impianti sportivi della zona, ma i dati forniscono comunque un’indicazione rispetto alla dotazione infrastrutturale delle scuole italiane. Le disparità territoriali L’analisi Comune per Comune, come prevedibile e forse inevitabile, rivela una correlazione tra la centralità territoriale e la dotazione infrastrutturale. I Comuni definiti come “polo”, baricentrici in termini di servizi, registrano infatti una percentuale di copertura superiore al 42%, in quelli delle aree interne il dato scende intorno al 30-35%. “Le aree interne sono i territori del paese più distanti dai servizi essenziali (quali istruzione, salute, mobilità). Parliamo di circa 4 mila Comuni, con 13 milioni di abitanti, a forte rischio spopolamento (in particolare per i giovani), e dove la qualità dell'offerta educativa risulta spesso compromessa”, si legge nell’analisi di Openpolis. La provincia di Cuneo In provincia di Cuneo ben 150 Comuni (su un totale di 247) non hanno nemmeno un istituto scolastico dotato di palestra. In molti casi si tratta di centri di piccole dimensioni, spesso nelle aree montane, che semplicemente non hanno istituti scolastici: quelli in cui sono presenti solo scuole prive di palestre sono in totale 67. Non mancano i Comuni di medie dimensioni che, pur avendo diverse scuole sul territorio, non sono attrezzati da questo punto di vista. È il caso, per esempio, di Centallo e Pocapaglia, prive di palestre pur avendo quattro strutture scolastiche, oppure di Cavallermaggiore e Trinità, dove le scuole sono tre. Per quanto riguarda le “sette sorelle”, quella che fa registrare la copertura migliore è Mondovì (58%, con 15 istituti su 26 dotati di palestra), seguono Fossano (41%, 7 su 17), Cuneo (35%, 16 su 45), Bra (35%, 10 su 28) e Saluzzo (35%, 7 su 20). In coda Savigliano (25%, 4 su 16) e Alba (20%, 6 su 30). Tra i capoluoghi di provincia del Piemonte il dato migliore è quello di Torino (60%), seguita da Novara (53%), Asti (49%), Alessandria (44%) e Vercelli (42%). Peggio di Cuneo solo Biella e Verbania, rispettivamente con il 34% e il 30%. “Lo sport è universalmente riconosciuto come uno strumento fondamentale per lo sviluppo fisico, la socializzazione e l’apprendimento di valori come il rispetto delle regole e il gioco di squadra. Eppure, in Italia, il diritto alla pratica sportiva per i giovanissimi è tutt’altro che garantito in modo equo”, chiude l'analisi di Openpolis. QUI lo studio completo.