CUNEO - In Piemonte il numero di laureati è sotto la media italiana

I dati contenuti in uno studio pubblicato da Openpolis. L'Italia è penultima nell'UE per numero di giovani tra i 25 e i 34 anni in possesso di un titolo di studio terziario

Andrea Dalmasso 23/01/2026 09:00

L’Italia è uno dei paesi europei con meno laureati. È questo, in estrema sintesi, il quadro che emerge dallo studio pubblicato da Openpolis, basato su dati Eurostat relativi al 2024. Su questo fronte l’Unione Europea si è data un obiettivo preciso: raggiungere una quota del 45% di laureati tra la popolazione di età compresa tra i 25 e i 34 anni entro il 2030. Un traguardo che molti Paesi hanno già raggiunto, ma che per l’Italia appare ancora distante. Secondo i dati di Eurostat il 33,5% della popolazione europea tra i 25 e i 74 anni, a fine 2024, aveva conseguito un titolo di istruzione terziaria. Le quote più elevate si registrano in Irlanda, Lussemburgo, Svezia e Cipro, dove oltre il 45% della popolazione adulta ha un titolo universitario (o equiparabile). All’estremo opposto si collocano Romania e Italia, entrambe sotto il 25%. Guardando alla fascia più rilevante per il monitoraggio delle politiche europee, quella dei giovani adulti (25-34 anni), emerge un quadro ancora più netto. Nel 2024, la media Ue era già al 44,2% e quasi la metà degli stati membri aveva raggiunto o superato il target. L’Italia, invece, si colloca al penultimo posto, con una quota pari al 31,6%, distante oltre 13 punti percentuali dall’obiettivo e con una percentuale maggiore solo alla Romania (23,2%). All’interno di questo quadro si evidenzia anche una marcata differenza di genere: le donne raggiungono livelli di istruzione terziaria molto più spesso degli uomini. Nel nostro paese il divario è particolarmente ampio e supera i 13 punti percentuali, uno dei più elevati in Europa.   La situazione in Italia I dati regionali relativi all’Italia derivano dalle statistiche sperimentali Istat e fanno riferimento a una fascia d’età più ampia (25-49 anni). Per questo motivo non possono essere utilizzati per misurare direttamente il raggiungimento dell’obiettivo europeo, ma rappresentano comunque uno strumento significativo per valutare lo “stato dell’arte” e le disuguaglianze interne al paese. I dati più recenti, in questo caso, sono relativi al 2022. In quell’anno in Piemonte era in possesso di una laurea il 27,3% della popolazione tra i 25 e i 49 anni: si tratta del dato più basso tra le grandi regioni del nord, inferiore anche alla media italiana che si assesta al 28%. Solo sei regioni superano il 30%: Lazio (32,6%), Molise (31,6%), Abruzzo (30,8%), Lombardia (30,6%), Emilia Romagna (30,5%) e Marche (30,4%). All’opposto, le regioni con le percentuali più basse sono Sicilia (22,5%), Campania (23,6%) e Sardegna (23,7%). “Va comunque osservato - si legge nello studio pubblicato da Openpolis - che nel periodo temporale compreso tra il 2018 e il 2022 in tutte le regioni si è registrato un aumento più o meno significativo della quota di laureati. Gli incrementi più consistenti si osservano in Trentino-Alto Adige (+4,4 punti percentuali), Lombardia e Veneto (entrambe +4,3). Una dinamica certamente positiva ma ancora non sufficiente”. In Piemonte l’aumento, rispetto al 23,3% del 2018, è stato di 4 punti percentuali.    I dati della provincia di Cuneo  Lo studio offre anche la possibilità consultare i dati di tutti i Comuni italiani. La quota più alta in provincia di Cuneo - oltre che in tutto il Piemonte - è quella di Bergolo (50%), seguono Briga Alta (41,7%), Roascio (40,9%) e Ostana (40,7%). Tra le sette sorelle primeggia Savigliano con il 31,5% di laureati nella fascia 25-49 anni. A seguire Cuneo (31,4%), Alba (30,9%), Mondovì (28,2%) e Saluzzo (28,1%). Sotto la media nazionale Bra (26%) e Fossano (25,7%). In fondo alla classifica, a quota 0, Torresina e Castelmagno, dati molto bassi anche per Isasca (4,5%), Canosio (5,6%) e Monasterolo Casotto (5,9%). “Nel complesso, però, i territori con una forte presenza di laureati restano una minoranza. Solo 81 comuni superano il 40%, mentre nella maggior parte dei casi la quota di popolazione con titolo terziario si colloca sotto il 30%. In 2.376 comuni, meno di un residente su cinque tra i 25 e i 49 anni ha completato un percorso universitario”, si legge nel rapporto. QUI lo studio completo.