La provincia di Cuneo è in “zona rossa” per quanto riguarda i morti sul lavoro. È quanto emerge dallo studio dell’Osservatorio Sicurezza sul Lavoro e Ambiente pubblicato da Vega Engineering, che raccoglie le statistiche relative al 2025 sulla base dei dati Inail. Lo scorso anno la Granda ha pianto dodici vittime, con un’incidenza di 45,7 infortuni mortali ogni milione di occupati. Cuneo è trentesima a livello nazionale ed è la seconda provincia peggiore del Piemonte dopo il Verbano Cusio Ossola. Maglia nera a Savona, con dieci vittime e un’incidenza di 94,3 infortuni mortali ogni milione di occupati. In totale i morti sul lavoro in Italia nel 2025 sono stati 798 (616 italiani, 182 stranieri; 752 uomini, 46 donne). Dallo studio sono esclusi gli infortuni in itinere, vale a dire quelli che avvengono durante il normale percorso di andata e ritorno tra abitazione e luogo di lavoro, o tra due sedi lavorative.
In Piemonte i morti totali sono stati 65, per un’incidenza di 35,1 che pone la regione al nono posto a livello nazionale con l’8,1% dei decessi totali in Italia nel 2025. Il numero più alto di vittime è quello della Lombardia (112, il 14% del totale). L’incidenza più alta in relazione agli occupati è invece quella della Basilicata, con 61 infortuni mortali ogni milione di occupati. Il Piemonte rientra in quella che viene classificata come “zona arancione” insieme a Liguria, Calabria e Veneto. In zona rossa Basilicata, Campania, Umbria, Puglia e Sicilia, dati migliori per le restanti regioni. Per la nostra regione si tratta di un peggioramento: lo stesso studio, nella scorsa edizione sulla base dei dati del 2024, inseriva il Piemonte in zona gialla.
I settori più a rischio
Lo studio offre anche una classificazione per settori, con l’esclusione di 212 casi (il 26,6% del totale) in cui il comparto non è specificato. Il settore più a rischio è quello delle costruzioni, con 148 decessi (18,5%) seguito dal manifatturiero (117 morti, 14,7%) e dal trasporto e magazzinaggio (110 morti, 13,8%).
La divisione per età
La gran parte degli incidenti mortali riguardano lavoratori in età più avanzata: 223 vittime avevano tra i 45 e i 54 anni, 300 tra i 55 e i 64 anni, 85 più di 65 anni. La larga parte dei decessi, inoltre, si concentra nei giorni dal lunedì al venerdì: solo il 9% degli incidenti mortali si è verificato nel weekend. Il giorno più pericoloso risulta essere il lunedì, con il 21,8% per le vittime.
I dati provinciali
La classificazione per colori viene elaborata rapportando l’incidenza provinciale con l’incidenza media nazionale (33,3 vittime ogni milione di occupati): le province con un un’incidenza superiore a 1,25 volte la media nazionale sono in zona rossa, quelle tra 1 e 1,25 in zona arancione, quelle tra 0,75 e 1 in zona gialla, mentre sono in zona bianca quelle con un’incidenza inferiore a 0,75 volte l’incidenza media nazionale. La Granda, come detto, rientra in zona rossa, come altre trentacinque province italiane.
I dati peggiori sono quelli di Savona, Macerata e Brindisi, mentre l’unica provincia che nel 2025 non ha registrato morti sul lavoro è Trieste.
Denunce di infortunio in aumento
Sono in generale in crescita le denunce di infortunio: 495.590 in totale, erano state 490.725 nel 2024 (+1%). Tendenza analogo per le denunce di infortunio in itinere: erano state 98.846 nel 2024, sono state 102.120 nel 2025, per un aumento del 3,3%.
“Il 2025 si chiude con numeri che ci ricordano quanto sia fondamentale mantenere alta l’attenzione sulla sicurezza nei luoghi di lavoro. Le 1.093 vittime totali, di cui 798 in occasione di lavoro, confermano che ci sono settori, come l’edilizia, le attività manifatturiere e i trasporti e magazzinaggio, in cui le fragilità della sicurezza restano evidenti. Sebbene rispetto al 2024 si registri un aumento di tre vittime, questa “stabilità” non può farci abbassare la guardia: ogni numero rappresenta una vita persa e sottolinea quanto sia fondamentale continuare a investire in prevenzione e cultura della sicurezza”, il commento di Mauro Rossato, presidente dell’Osservatorio Sicurezza sul Lavoro e Ambiente Vega.
QUI il rapporto completo.