CUNEO - Calcio femminile, Simona Sodini: "Oggi c'è più visibilità, la nostra una generazione di combattenti"

L'ex bomber del Cuneo, che da due anni ha aperto una Scuola di Perfezionamento, parla del professionismo e della sua esperienza da mamma calciatrice: "Fortunata ad avere una società seria"

Simona Sodini impegnata con la Scuola di Perfezionamento
Simona durante la gravidanza affrontata mentre era in attività

g.d. 09/02/2023 10:22

Per 24 stagioni è stata protagonista sui campi della serie A di calcio femminile, realizzando qualcosa come 259 reti nella sua splendida carriera. Simona Sodini, che da due anni ha smesso con il calcio giocato, ha lasciato il segno anche a Cuneo, vestendo la maglia biancorossa dal 2014 al 2017 e diventando leader e simbolo di quella squadra che ha portato il capoluogo della Granda sul palcoscenico della massima serie di calcio femminile. Dopo aver appeso gli scarpini al chiodo, da due anni Simona ha aperto una Scuola di Perfezionamento che porta il suo nome e che sabato 28 gennaio ha organizzato al Campo Sportivo Don Mosso di Venaria il primo Open Day femminile. Un vero successo, con oltre 60 ragazze che hanno partecipato all’evento ospitato dall’Asd Venaria Reale. “Sono molto soddisfatta della riuscita di questo Open Day – commenta Simona -, è stato un piacere vedere in campo delle ragazze animate da tanta passione che si sono divertite e nel contempo hanno lavorato sui fondamentali e la tecnica, così come succede nelle sedute di allenamento alla Scuola di Perfezionamento. Una giornata stupenda all’insegna del calcio femminile, ma soprattutto del divertimento. Ci tengo a ringraziare la società Asd Venaria Reale per l’ospitalità”.
Partendo da qui, Simona ci ha parlato di tutto: della sua carriera, degli anni a Cuneo, ed anche di argomenti di stretta attualità, come la gravidanza e il professionismo nel calcio femminile.
 
Che bilancio si può fare di questi primi due anni della Scuola di Perfezionamento che porta il tuo nome?
“Il bilancio è decisamente positivo: l’attività è partita nel periodo del Covid e quindi l’avvio è stato tutt’altro che facile. Paradossalmente, però, vista la particolare situazione, era possibile svolgere sedute di tecnica individuale, così siamo riusciti a farci conoscere e mettere appieno in atto il nostro progetto. L’intento della Scuola, aperta ai tesserati e non, è quello di insegnare e migliorare i fondamentali e la tecnica e, in particolar modo per i ragazzi e le ragazze appartenenti alle società, potenziare il lavoro svolto dallo staff tecnico nelle sedute di allenamento con la squadra. Attualmente sono tre le strutture sul territorio torinese di riferimento della nostra scuola, in ordine di apertura Torino, Rivoli e Venaria”.
 
Facendo un passo indietro e parlando della tua carriera, ci racconti come hai iniziato a giocare a calcio?
“È iniziato tutto in Sardegna, nella mia amata Sassari. Ho cominciato a giocare a calcio all’età di cinque anni: i campi da gioco erano i cortili dei palazzi del mio quartiere e dell’oratorio, naturalmente ero l’unica bambina. Ed è proprio in uno di questi cortili che un tecnico dell’allora Women Sassari poi divenuta Torres mi vede giocare e in seguito mi terresa per la società. Da quel momento ha inizio la mia carriera: il mio primo esordio con la maglia azzurra avviene a 14 anni con l’Under 18, a 18 anni invece indosso la maglia della Nazionale maggiore”.
 
Poi tante società, tra cui spiccano Milan, Torino, Riviera di Romagna, Inter, Luserna, Cuneo e Juventus...
“Sono felice e contenta della mia carriera, e aggiungo anche soddisfatta di quanto mi abbia dato il calcio. Dovessi tornare indietro, non cambierei nulla, anzi (si sofferma e sorride, ndr). Non nascondo però che se potessi ringiovanire di dieci anni, mi piacerebbe vivere il calcio femminile di oggi, per le accortezze e soprattutto per la visibilità e l’immagine mediatica, purtroppo non presenti in passato. Credo che noi giocatrici appartenenti alla ‘vecchia’ generazione siamo state non solo delle autentiche combattenti spinte da una enorme passione, ma anche le artefici di un percorso calcistico culminato con l’ottenimento, anche se per ora solo in serie A, dello status di professioniste”.
 
A proposito di professionismo, che traguardo è quello raggiunto ufficialmente il 1° luglio 2022?
“Si tratta sicuramente di una svolta importante: finalmente le giocatrici della Serie A sono diventate professioniste, anche se lo sono e lo siamo sempre state con la testa, per la passione e i sacrifici fatti. Ma era giusto che venisse ufficialmente riconosciuto. Un passo fondamentale per il calcio femminile, che deve essere il punto di partenza per una ulteriore crescita dell’intero movimento”.
 
In tema di battaglie, tiene banco ultimamente quello delle “mamme calciatrici”, in particolar modo della loro tutela. Tu sei mamma di due splendidi bambini, Thomas e Nicholas. Qual è stata la tua esperienza?
“L’Associazione Italiani Calciatori, grazie anche al supporto di Katia Serra, è riuscita a far approvare dal Parlamento una legge che consente alle giocatrici di percepire una somma legata alla maternità: di questo ho potuto usufruire per Nicholas. Per quanto riguarda invece il mio primo figlio, nella stagione 2015-2016 ero tesserata per il Cuneo Calcio Femminile e ritengo di essere stata fortunata. Ho avuto una società professionale e seria che mi ha aiutato, ma soprattutto ‘aspettato’. E purtroppo non sempre ciò accade. Dopo la nascita di Thomas, avvenuta ad aprile, a giugno mi sono messa subito al lavoro con l’intento di recuperare al meglio la condizione fisica per riprendere la preparazione ad agosto con la squadra. Ci tengo a ringraziare l’allora presidente Eva Callipo e la dirigente, purtroppo prematuramente scomparsa, Alessandra Witzel, per essere sempre state presenti e per il loro sostegno”.

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