CUNEO - Calcio: insulti? Squalificato per dieci gare. Tiri un pugno? Tre giornate

Un giocatore del Pedona ha proferito offese razziali all'arbitro ed è stato (giustamente) condannato dal Giudice Sportivo, ma la pena pare 'sproporzionata' rispetto ad episodi di violenza...

s.m. 04/05/2018 17:50

“Squalifica per dieci gare per aver rivolto insulti razziali all'arbitro al termine della gara”. Questo il pesante provvedimento inflitto a Matteo Berteina, giocatore del Pedona, dopo la gara di domenica 29 aprile, che ha visto i borgarini cadere tra le mura amiche, battuti dal Carmagnola (1-2) nel big match del 28° turno del campionato di Promozione. Stagione finita per lui, che salterà le ultime due gare contro Revello e Montatese e gli eventuali playoff per la promozione in Eccellenza. 
 
La “stangata” è stata resa nota dal comunicato del comitato Piemonte-Valle d'Aosta della Lega Nazionale Dilettanti pubblicato il 3 maggio scorso. Una squalifica come scritto pesantissima: provvedimenti di queste proporzioni, però, sono diventati prassi nei casi di discriminazione razziale. L'arbitro dell'incontro era il signor Omar Younes della sezione di Torino. 
 
L’episodio è stato giustamente condannato. Ci permettiamo però di evidenziare il curioso metro del Giudice Sportivo. Nello stesso comunicato tale Daniel Porticchio del 'La Pianese', stessa Categoria, ma diverso girone, è stato sanzionato con un squalifica di tre giornate per aver colpito con un pugno al volto un avversario. 
 
Pur comprendendo la giusta attenzione del G.S. alla recrudescenza di episodi che possano evocare il razzismo ci sembra quantomeno singolare che un insulto, seppur molto grave (in questo caso non ne conosciamo l’entità), possa essere sanzionato con una pena tripla rispetto ad un atto violento.
 
Un esempio? Il codice penale all’articolo 581 sostiene che "Chiunque percuote taluno, se dal fatto non deriva una malattia nel corpo o nella mente  è punito, a querela della persona offesa, con la reclusione fino a sei mesi o con la multa fino a trecentonove euro”, mentre il reato di ingiuria è stato depenalizzato e per lo stesso si paga una semplice multa. Certo, qualcuno potrebbe obiettare che la legge sanziona con la reclusione fino ad un anno e sei mesi chiunque divulghi idee fondate sulla superiorità o sull’odio razziale o etnico, ovvero istighi a compiere o compie atti di discriminazione per motivi razziali, ma il reato non è certamente individuabile in un'offesa, per pesante che sia. 
 
Insomma, il Giudice Sportivo valuta in maniera totalmente diversa due episodi che secondo l’ordinamento vigente sono uno un reato e l’altro un illecito e hanno pene molto differenti. Purtroppo nonostante la legislazione in materia le decisioni del Giudice sportivo continuano ad essere arbitrarie. Per oggi non possiamo far altro che prendere atto della situazione, continuando a chiederci fino a quando i campi da calcio continueranno a essere una zona franca in cui perfino la giustizia sportiva non tiene conto dell'ordinamento vigente e le azioni violente sono preferite ai pur deprecabili insulti.
 

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