CUNEO - Le “sliding doors” di Silvia Canale da psicologa a Team Manager del Cuneo Volley

Il master che le ha cambiato la vita, quella domanda ad Allegri, poi Ravenna: “Ma ora qui sono felice”

Silvia Canale

Redazione 08/05/2022 08:40

Da psicologa a team manager e responsabile organizzativa di una squadra di pallavolo. La storia di Silvia Canale è davvero particolare ed invita a riflettere su come tutto possa cambiare in un attimo, sconvolgendo piani di vita già stabiliti. Lei oggi probabilmente lavorerebbe in qualche azienda come psicologa se un giorno di 9 anni fa, quasi per caso, non si fosse imbattuta nella presentazione di un master sul business sportivo che le ha cambiato la vita, facendole fare esperienze pazzesche, come assistere ad una partita di Nba o rivolgere una domanda a Massimiliano Allegri in conferenza stampa. Grazie a quella ricerca fatta su Google, oggi Silvia è una delle figure più importanti che operano dietro le quinte di Cuneo Volley, svolgendo un lavoro preziosissimo.
 
Silvia, ci racconti quel giorno che ti ha cambiato la vita?
“Mi ero da poco laureata in psicologia del lavoro, stavo finendo un tirocinio e quasi per caso ho cercato su internet qualcosa sui master legati allo sport: ho visto che pochi giorni dopo ci sarebbe stata a Torino la presentazione di un master sul business sportivo. Ci sono andata, e quando sono uscita camminavo a tre metri da terra. Ero entusiasta, avevo capito cosa volevo fare. Io credo molto nel destino e penso che certe cose non accadono per caso: se quella presentazione fosse stata fatta qualche giorno prima, ora chissà cosa farei”.
 
E invece...
“Invece grazie all’aiuto dei miei genitori ho partecipato a quel master, che si svolgeva a Treviso, ed è durato 6 mesi: è stata un’esperienza pazzesca, in cui ho imparato tanto e ho avuto la possibilità di incontrare personaggi che vedevo solo in tv. Ci hanno portati a Toronto, dove abbiamo assistito a due partite di Nba e una di hockey ed ho anche avuto la possibilità di fare una domanda in conferenza stampa a Massimiliano Allegri”.
 
Cosa gli hai chiesto?
“Lui era appena arrivato al Milan, era la prima esperienza in una big ed allenava una squadra con campioni già pieni di trofei. Gli ho chiesto cosa si provava a dirigere atleti che avevano vinto molto di più di lui. È stato emozionante, ero un po’ agitata, ma era un’occasione unica”.
 
Quali porte ti ha aperto quella esperienza?
“Al termine del master era previsto uno stage in una delle aziende collegate. Mi hanno proposto più opzioni, c’era anche la squadra di pallavolo di Ravenna, in Superlega: ho scelto quella ed è stato un altro segno del destino. Insieme a me, in quel periodo è arrivato Beppe Cormio come direttore generale: voleva professionalizzare e ringiovanire lo staff. Mi sono trovata nel posto giusto al momento giusto, lo stage è diventato qualcosa di più e a Ravenna ci sono rimasta per 3 anni. Per me era, che ho giocato per tanti anni a pallavolo e sono una super appassionata, era pazzesco essere lì. Mi occupavo di diversi aspetti organizzativi, un anno ho fatto anche l’addetta stampa, trovandomi ad intervistare campioni incredibili”.
 
Quello che ti ha emozionato di più?
“Be’, ricordo che la prima intervista che ho fatto era a Juantorena. Ero talmente emozionata, che ho avvicinato il registratore senza parlare. Lui mi ha detto: ‘Scusa, non ho sentito la domanda’, ma la domanda non gliela avevo fatta! Un altro giocatore che mi ha fatto effetto intervistare è stato Birarelli, che ai tempi era il capitano della Nazionale. Con Bruno è stato divertente, perché mentre gli facevo le domande sentivo dietro di me l’entusiasmo di una marea di ragazzine che volevano raggiungerlo. Quella di Ravenna un’esperienza pazzesca con persone che mi porto ancora nel cuore”.
 
Come sei arrivata a Cuneo Volley?
“Ad un certo punto avevo voglia di rientrare a casa: mi hanno contattato dallo Sporting di San Rocco Castagnaretta per gestire l’impianto. Intanto Gigi Pezzoli, l’allora allenatore di Cuneo, che era in serie B, mi ha chiesto se avessi voglia di andare a dare una mano alla società, che in quel momento stava cercando di risalire. Per un po’ ho fatto entrambe le cose, fino alla scorsa estate, quando mi è stata data la possibilità di entrare a tempo pieno nello staff. Oggi sono felice di poter vivere facendo un lavoro che mi piace nel mondo della pallavolo, la mia più grande passione”.
 
Di cosa ti occupi esattamente?
“Come team manager sono a disposizione dei ragazzi per qualsiasi  richiesta che riguardi il quotidiano, dall’abbigliamento ai problemi legati alla casa. Poi mi occupo della biglietteria e degli accrediti, di inventari e ordini e dell’organizzazione delle trasferte. Non è facile, perché bisogna stare dentro ad un determinato budget, ma sono contenta. Io sono una perfezionista e lavorare con un tecnico come Serniotti, abituato a standard di squadre top a livello mondiale, è stimolante e ti aiuta a crescere”.
 
Sei andata tu a prendere Leo Andric all’aeroporto. Com’è stato il primo impatto?
“È atterrato a Milano alle 7,55, per andarlo a prendere ho fatto una levataccia! Lo aspettavo all’uscita con la sciarpa di Cuneo. È partito dalla Russia facendo tappa ad Abu Dhabi, mi ha raccontato che ha rischiato di perdere il volo, perché il suo cellulare non aveva settato il cambio di fuso orario negli Emirati Arabi: il suo aereo stava per partire mentre lui si stava guardando un film. Per fortuna sono andati a chiamarlo. Si sta ambientando molto bene, ora parla già un po’ di italiano”.
 
Hai un sogno da esaudire con Cuneo?
“Ti racconto un episodio curioso: il 30 aprile 2014, quando Cuneo ha giocato l’ultima partita in A1 prima di chiudere, io ero qui da avversaria, con Ravenna. È stata una partita davvero strana, vinta da Ravenna al tie-break in rimonta, in un palazzetto semivuoto per la protesta del pubblico. Era uno spareggio per arrivare in Challenge Cup: quando è caduta l’ultima palla a terra e tutti intorno a me esultavano, io avevo un mix di emozioni. Mi faceva effetto pensare che Cuneo stava svanendo, e che io, cuneese, ero lì con un’altra squadra proprio quel giorno. Potrai immaginare cosa significherebbe per me se Cuneo tornasse dove merita. Ma a volte cerco di smorzare i troppi entusiasmi, perché sono convinta che sia importante arrivarci, ma soprattutto riuscire a rimanerci”.
 

Notizie interessanti:

Vedi altro