CUNEO - Un cuneese sulle orme di Marco Olmo all’Ultra-Trail del Monte Bianco

Il 33enne Alberto Brignone ha chiuso i 172 chilometri del percorso (10 mila i metri di dislivello) in poco meno di 36 ore

Alberto Brignone

Samuele Mattio 01/09/2021 12:00

Un cuneese alla gara di corsa in montagna più ambita al mondo. Si tratta di Alberto Brignone, agente immobiliare di 33 anni, che domenica scorsa ha affrontato il leggendario Ultra-Trail del monte Bianco: 172 chilometri con 10 mila metri di dislivello positivo e negativo. Una gara che atttrae i migliori corridori al mondo, una sorta di Champions League del trail running. Il percorso dei corridori fa il giro del massiccio del Bianco, con partenza e arrivo da Chamonix, e attraversa tre stati: Italia, Francia e Svizzera. 
 
In molti ricorderanno che neanche troppi anni fa fu un cuneese - pardon, robilantese - a vincere per due volte la gara: la leggenda vivente Marco Olmo, che trionfò all’ultratrail per due anni consecutivi (2006 e 2007). Piccolo dettaglio: gare vinte a 58 e 59 anni. Con la sua epopea sportiva in giro per il mondo l’atleta aveva riscattato quel ‘Mondo dei vinti’ popolato di gente che, sedotta dagli agi dell’industrializzazione e della modernità, aveva abbandonato la vita agricola e grama di tetti e borgate per andare a lavorare in fabbrica. Ed è stato proprio l’esempio del corridore della val Vermenagna ad avviare Brignone alla disciplina: “Ho iniziato a correre otto anni fa per rimettermi in forma, - racconta Alberto - poi vidi un documentario ("Il Corridore" n.d.r.) che cambiò la mia prospettiva: narrava di gente che correva quattro maratone di fila su e giù per i monti. Rimasi impressionato e affascinato e cominciai anch’io a correre in montagna. Le sensazioni furono fantastiche fin da subito”. Inutile dire quale fosse la gara e chi fosse il protagonista di quel documentario, a cui il gruppo indipendente genovese degli Ex-Otago ha anche dedicato una canzone (“Marco corre” n.d.r.).
 
Quest’anno oltre al nostro, tesserato con il Team Marguareis, sulle orme di Olmo c’erano altri tre atleti provenienti dalla Granda: Roberto Cravero di Bra e i fossanesi Marco Faccenda e Osvaldo Imberti, per la Sportification. Ad accompagnare Alberto, che si è classificato 313esimo su 2.500 partecipanti - va detto che circa la metà si sono ritirati nel corso della gara - sono venuti papà Claudio Brignone e l’amico Giorgio Garelli, che gli hanno prestato assistenza lungo le ‘basi vita’ del percorso e lo hanno atteso all’arrivo. Sensazioni uniche, almeno così garantisce Brignone: “Arrivati al traguardo quasi non te ne rendi conto che hai passato tutti questi anni a svegliarti presto la mattina per andare a correre. Ci sono mille emozioni che si condensano negli ultimi 50 metri e appena superi la linea, sai che è tutto finito”. Durante il percorso - concluso in poco meno di 36 ore con una media di 4,8 km/h - uno degli aspetti fondamentali, oltre alla costante idratazione, è la corretta alimentazione in gara: “Ho mangiato gel e barrette energetiche, - racconta il corridore - inoltre mi sono preparato dei burritos con humus. Mi sono serviti per mettere qualcosa di salato nello stomaco. A metà gara, a Courmayeur (80 km), ho mangiato anche un po’ di pasta, mentre ai ristori cercavo di rifocillarmi con alcune banane”. 
 
Una corsa, anzi un’impresa del genere, non s’improvvisa. Brignone, che ha iniziato a correre nel 2013, ha affrontato la sua prima mezza maratona nel 2015. L’anno successivo la 50 chilometri, per poi raddoppiare con una 100 chilometri nel 2017. Nel 2019 il percorso sulle cento miglia e ora, anno 2021, l’Ultra Trail del Monte Bianco. Ma come ci si prepara a un appuntamento sportivo di questa portata? “Ho sempre corso dalle quattro alle sei volte a settimana per un’ora o un’ora e mezza alla volta. Ogni venti giorni cercavo di fare un giro un po’ più lungo da circa 8 ore. Poi quest’estate ho fatto due gare da 120 chilometri come preparazione, provando i materiali e cercando di arrivare all’UTMB con meno imprevisti possibili”. Quali le sfide preparatorie? Prima la Abbots Way, lungo il cammino della via degli Abati che parte da Bobbio, in Emilia, e arriva a Pontremoli, in Toscana, attraversando l’Appennino per 120 chilometri e 5.400 metri di dislivello. Distanze analoghe sul Lavaredo Ultratrail, percorso che parte e arriva a Cortina d’Ampezzo facendo il giro delle Tre Cime di Lavaredo in una cornice davvero straordinaria.
 
Un consiglio per chi vuole iniziare con la corsa in montagna? “L'allenamento è importante, ma più importante è la costanza nel tempo - conclude l’atleta -. Inoltre mi sono affidato a professionisti sia nel campo fisioterapico, sia nella scelta dei materiali. Sono cose che non si improvvisano”. Chapeau.

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