ALBA - Ad Alba l’Osservatorio permanente sui vini: diminuisce la produzione in Piemonte

Dal convegno di Confindustria Cuneo è emersa la centralità dell’accesso a mercati esteri, con il Brasile come principale motore delle esportazioni

Alberto Cugnetto

06/02/2026 17:01

Scorte in crescita a livello nazionale, produzione italiana in ripresa e un Piemonte che “regge” meglio il confronto sul piano dell’equilibrio tra stock e mercato, ma con segnali di pressione sui prezzi e una competizione internazionale che impone scelte più selettive. È la fotografia che emerge dal Report 2025 del Wine Permanent Observer (Wpo), presentato ad Alba durante “Vino e Mercati – Nuovi mondi, nuovi accordi”, l’appuntamento annuale promosso da Confindustria Cuneo con i consorzi di tutela e il sostegno della Camera di Commercio di Cuneo. Sul fronte delle istituzioni, l’assessore a Transizione Ecologica, Ambiente, Agricoltura e Commercio della Città di Alba Roberto Cavallo ha portato i saluti dell’amministrazione comunale, sottolineando “l’importanza dell'analisi, dello studio e della diffusione dei dati da parte di soggetti come i consorzi e Confindustria per tutelare e promuovere il territorio”. L’assessore all’Agricoltura della Regione Piemonte, Paolo Bongioanni, nel suo videomessaggio ha collegato il dato alla necessità di “essere strutturati” nei mercati: “Oggi tutto cambia velocemente, le certezze di ieri diventano incertezze. E allora dobbiamo essere strutturati: esplorare mercati nuovi, sì, ma non per emozione, con i numeri, in modo scientifico, sapendo cosa vado a vendere, a chi e a che prezzo”. Sempre sul fronte di Regione Piemonte, il direttore della Direzione Agricoltura Paolo Balocco ha indicato la disponibilità a costruire un coordinamento più ampio: “La Regione è intenzionata a creare un osservatorio regionale per coordinare dati e informazioni e avere una visione veramente strategica. Noi siamo disponibili a collaborare su questo aspetto con chi opera già in questa direzione”. Dal punto di osservazione della Camera di Commercio di Cuneo, il presidente Luca Crosetto ha rimarcato il valore della lettura numerica in una fase di cambiamenti, durante la quale è “importante avere riferimenti che servano a noi e agli imprenditori per orientarci. I numeri devono supportarci nel capire i trend e, soprattutto, nel cercare di sbagliare il meno possibile, come aziende ma anche come istituzioni. L’analisi dei dati è fondamentale per decidere come vogliamo operare: conoscere, per poter deliberare”.  I numeri di scenario, elaborati su base Masaf (Cantina Italia), indicano giacenze in cantina pari a 59,4 milioni di ettolitri (+4,4% sull’anno precedente) e una produzione italiana 2025 a 47,4 milioni di ettolitri (+7% sul 2024, +4,8% sulla media quinquennale). In controtendenza il Piemonte: 2,15 milioni di ettolitri (-9,5% sul 2024; -2% sulla media dei cinque anni), un calo che contribuisce a contenere l’accumulo di scorte e distingue la regione dal trend nazionale. A presentare la parte su produzione, giacenze e imbottigliamenti è stato Alberto Cugnetto, referente della sezione Vini di Confindustria Cuneo, che ha spiegato come il Report evidenza un “Piemonte a più velocità”: “le denominazioni a forte identità e maggiore tenuta nella gestione dello stock convivono con aree dove la pressione di giacenze e mercato resta significativa. Tra i segnali di maggiore equilibrio, il Wpo indica una dinamica virtuosa per Barolo (calo degli imbottigliamenti pari a -1,3% e una lieve riduzione dell’erosione di giacenza). Meno brillante la situazione per il Barbaresco, mentre per alcune denominazioni più 'volumiche' emergono criticità più marcate, con erosione dello stock più lenta e maggiore sensibilità ai prezzi di sfusi e uve”. Sul fronte delle uve emerge anche che “nel confronto 2025-2024 c’è stata una riduzione importante dei prezzi delle uve: in media circa -18%, con casi che superano il -25%. Ed è interessante guardare cosa è successo negli ultimi cinque anni: nel 2021 i prezzi erano sopra del 36,9% rispetto all’annata precedente, poi un ulteriore +22,5% nel 2022, quindi oltre il +55% in tre anni, e poi il calo significativo. Questa volatilità dei prezzi delle uve non è così positiva e fa riflettere sugli effetti che può avere sull’andamento dei mercati”.  Per quanto riguarda i prezzi dei vini, la responsabile del Centro Studi di Confindustria Cuneo, Elena Angaramo, ha messo in fila i valori medi rilevati in Gdo in Italia: Barolo e Barbaresco guidano la classifica, con Gavi e Roero Arneis a contendersi la leadership tra i bianchi; mentre il listino più basso resta Piemonte Barbera. “Dal 2021 ad oggi il trend è di crescita tendenziale, ma nell’ultimo anno per una parte delle denominazioni i prezzi sono diminuiti - ha esplicitato – Nello specifico, per 5 vini su 12, i prezzi sono diminuiti e in un paio di casi sono rimasti pressoché stazionari. I vini che hanno fatto registrare il maggior calo di prezzo medio sono Roero Arneis, Piemonte Barbera e Gavi. Nebbiolo d’Alba e Barbera d’Asti superiore hanno, invece, avuto un calo dell’1,1% ciascuno.  I vini che hanno registrato un aumento di prezzo sono, nell’ordine, il Barolo – che non ha comunque ancora recuperato il livello di prezzo medio del 2023 -, il Barbaresco – stessa dinamica del Barolo -, il Langhe Doc Nebbiolo. Con variazioni più contenute in aumento troviamo poi il Dolcetto d’Alba e il Barbera d’Alba. Confrontando ciò succede sugli scaffali in Piemonte e in Lombardia, diversamente da quanto si osservava fino a 3-4 anni, per molte denominazioni, i prezzi medi risultano leggermente più alti in Piemonte che in Lombardia”. L’analisi Wpo sui mercati internazionali (fonte Nomisma Wine Monitor dicembre 2025) segnala nei primi nove mesi del 2025, un rallentamento dell’export di vino italiano nei principali mercati mondiali: a livello complessivo, il calo dell’export di vino dall’Italia è del -2,2% a valori e del -1% a volumi. Canada e Brasile rappresentano invece due casi positivi: in Canada l’import di vino italiano cresce +9,3% a valore e +11,6% a volume, mentre in Brasile l’aumento è pari a +8,7% a valore e +2,7% a volume. Si tratta però di eccezioni in un quadro complessivamente complesso. La Germania torna a crescere per l’Italia a valore (+8,2%), dopo un 2024 in flessione, ma cala nei volumi (-1,3%). Negli Stati Uniti, il divario è ancora più evidente: -8,3% a valore e +1,8% a volume. Il focus del convegno – “Nuovi mondi, nuovi accordi” – ha poi portato la discussione sul dossier UE–Mercosur, tra opportunità di accesso e nodi regolatori. Il segretario generale del Comité Européen des Entreprises Vins (Ceev), Ignacio Sanchez-Recarte, ha descritto un clima politico “molto caldo” a Bruxelles, con forti pressioni sul percorso di ratifica: “C’è una volontà di una parte del Parlamento europeo di, se non bloccare, almeno far passare il tempo”, prima che venga perfezionato l’accordo. Sul piano delle tutele, ha richiamato i meccanismi di salvaguardia previsti e gli aspetti legati alle indicazioni geografiche, con un monitoraggio della Commissione sulla corretta implementazione. A portare dati di contesto è stata la vicedirettrice di Federvini, Francesca Migliarucci, ricordando il peso economico delle filiere rappresentate (81.472 occupati; 21,5 miliardi di euro di fatturato; 10 miliardi di export). “Da questi dati – ha spiegato – emerge la centralità dell’accesso a mercati esteri. Nel focus Mercosur, le slide presentate indicano un’area da 260 milioni di abitanti e circa 3.000 miliardi di dollari di Pil; l’import agroalimentare dall’Italia è cresciuto fino a 444 milioni di euro (2024) e, per il vino, l’area mostra importazioni complessive 2024 per 544,12 milioni di euro (+12,4% sul 2023), con il Brasile come principale motore”. Dal mercato, in collegamento dal Brasile, Julio Vargas di Cantu Importadora ha descritto un contesto più selettivo e per i vini piemontesi, ha indicato un vantaggio di posizionamento legato a identità e qualità, ma ha richiamato anche la necessità di un’azione congiunta su promozione e distribuzione. Ad aprire e chiudere il convegno, la presidente della Sezione Vini e Liquori di Confindustria Cuneo, Paola Lanzavecchia, la quale ha commentato: “Questo appuntamento nasce per aiutarci a leggere ciò che sta cambiando nei mercati internazionali e, soprattutto, a tradurre gli scenari in decisioni utili per le nostre imprese. Oggi il vino si muove in un contesto che cambia rapidamente: cambiano i consumi, i canali, le regole del commercio. E quando cambiano le regole, cambiano anche opportunità e rischi. Il titolo 'Nuovi mondi, nuovi accordi' mette al centro un punto decisivo: non basta più conoscere i mercati, bisogna capire anche come gli accordi commerciali e gli equilibri geopolitici possano modificarli. La qualità del nostro vino è riconosciuta, ma la competitività si costruisce ogni giorno con informazioni affidabili, scelte coerenti, investimenti mirati e relazioni solide”. E in conclusione: “Abbiamo ancora grande lavoro da fare sulla valorizzazione: oltre ad aprire nuovi mercati – qualcuno ha citato l’India, e poi il Mercosur, quindi il Brasile – pensiamo alla nostra capacità di valorizzare le grandi eccellenze che abbiamo sul territorio”.

c.s.