Barolo en primeur è un progetto unico che unisce il prestigio del grande vino piemontese a una forte vocazione solidale. Nato nel 2021 dalla collaborazione tra Fondazione Cassa di Risparmio di Cuneo, Fondazione CRC Donare ETS e Consorzio di Tutela Barolo Barbaresco Alba Langhe e Dogliani, si concretizza in un’asta benefica nello storico Castello di Grinzane Cavour in collegamento con Londra e New York. Le barrique protagoniste dell’asta provengono dalla Vigna Gustava, situata ai piedi del castello, e sono vinificate separatamente sotto la guida esperta di Donato Lanati e del suo laboratorio Enosis Meraviglia. Grazie a una rigorosa parcellizzazione del vigneto, ogni barrique racconta una propria identità, restituendo con precisione le sfumature uniche che derivano dalle differenze tra esposizioni, altitudini ed età delle viti. Ogni lotto sostiene una diversa attività sociale o benefica, mentre le bottiglie sono impreziosite ogni anno da speciali etichette d’autore, firmate da un celebre artista internazionale.
L’ANNATA 2025 BAROLO VIGNA GUSTAVA
Da un punto di vista enologico, l'annata 2025 non punta sulla massa muscolare o su opulenze estrattive, ma offre nitidezza espressiva attraverso un'architettura lineare dominata da tensione, freschezza e una straordinaria fedeltà al terroir.
Come raccontato da Antonio Galloni, critico enologico e CEO di Vinous, il 2025 segna il ritorno a una stagione più regolare ed equilibrata, capace di regalare ottime prospettive di invecchiamento. La stagione è stata priva del caldo intenso e della siccità del 2022, così come delle piogge incessanti a ridosso della vendemmia che avevano caratterizzato il 2024. Il ciclo vegetativo è stato scandito da un'alternanza ideale di periodi caldi e precipitazioni, senza shock climatici significativi. La raccolta del Nebbiolo è avvenuta il 29 settembre, una data perfettamente in linea con i canoni tradizionali del vitigno, e tutte le parcelle sono state vendemmiate in un unico giorno.
In cantina, sotto la guida del team di Donato Lanati, i vini hanno svolto micro-vinificazioni totalmente manuali, trascorrendo circa 10 giorni a contatto con le bucce. Per i primi due o tre giorni il mosto non è stato toccato; successivamente sono stati effettuati pochissimi rimontaggi mirati e due delestage per separare le frazioni liquide da quelle solide. Dopo la fermentazione malolattica, il vino è stato travasato in barrique con interventi minimi, in vista dell'imbottigliamento programmato dopo tre anni di affinamento.
La mappatura e la parcellizzazione della Vigna Gustava consentono di isolare e leggere queste caratteristiche in base alle combinazioni di altitudine, esposizione e materiale clonale, rivelando differenti sfumature espressive lungo la collina. Sui pendii di mezza costa, dove si trovano le vecchie vigne storiche, l'andamento regolare esalta la complessità delle piante attraverso contrasti affascinanti, muovendosi tra interpretazioni di grande gravitas e autorevolezza territoriale – fatte di frutti scuri e spina dorsale tannica – e versioni animate da una straordinaria levigatezza, note floreali di rosa e sfumature agrumate.
Scendendo verso la zona intermedia si incontra invece la fascia dei contrasti più netti e imprevedibili, dove le declinazioni spaziano da profili verticali, snelli e scattanti, focalizzati su freschezza e persistenza, a espressioni decisamente più potenti e profonde del Nebbiolo, dominate da toni balsamici e frutti neri sotto spirito.
Il volto della potenza e della pienezza si manifesta invece nel versante esposto a pieno sud, dove l'altitudine inferiore e la maggiore radiazione solare regalano un timbro materico e strutturato. Qui, lotti densi e concentrati a centro bocca affiancano interpretazioni di stampo tradizionalista guidate da un'acidità vibrante, fino a raggiungere campioni di millimetrica precisione geometrica.
Infine, le pendenze inferiori rivolte a sud e sud-ovest delineano i tratti della grazia, della nitidezza e della piacevolezza immediata. In quest'area i vini offrono una beva più accessibile, con tannini setosi, profumi aperti di tabacco e un'intensità fruttata ben bilanciata, pur mantenendo la tipica verticalità ed energia lineare dell'annata. La panoramica si completa con il tradizionale tonneau da uve non selezionate: un assaggio fresco e gentile che riassume perfettamente l'identità della Vigna Gustava nel 2025, un'annata che verrà ricordata dai puristi per la sua purezza espressiva e la sua rigorosa aderenza al territorio.
“Con la sesta edizione di Barolo en primeur confermiamo la solidità di un progetto nato con l'ambizione di unire la cultura enologica alla filantropia” commenta Giuliano Viglione, presidente di Fondazione CRC Donare. “La proficua collaborazione che fin dall’inizio sostiene questa iniziativa ha permesso di costruire una piattaforma di solidarietà trasparente e credibile, riconosciuta dai collezionisti globali. Siamo orgogliosi di vedere come la Vigna Gustava continui a essere il fulcro di un'azione virtuosa, capace di radicare il dono nella nostra terra, generare valore reale per la comunità e sostenere cause sociali di grande rilievo, oltre che di laboratorio didattico dedicato agli studenti della Scuola Enologica di Alba”.
“In un momento storico in cui il mercato globale del vino richiede risposte chiare, l’annata 2025 dimostra che la vera resilienza non sta nel subire il cambiamento climatico, ma nel governarlo con la conoscenza e l’esperienza,” spiega Sergio Germano, Presidente del Consorzio di Tutela Barolo, Barbaresco, Alba Langhe e Dogliani. “Il 2025 ci restituisce un Nebbiolo di straordinaria pulizia e freschezza, che esalta l’espressività che è la vera forza delle nostre denominazioni. Se dovessimo tracciare la rotta per il futuro, questa annata sarebbe il perfetto manifesto stilistico: un vino di impeccabile fatto di armonia, freschezza, tensione e nitidezza, che risponde a un pubblico che oggi cerca la verità del terroir. Di fronte alle complessità del comparto vitivinicolo attuale, la risposta delle Langhe deve essere questa: fare gioco di squadra e comunicare il vino come autentica espressione dove uomo, territorio e vitigno si fondono in un risultato eccellente: ripensare il vino come un come elemento di piacevolezza dei momenti della vita da apprezzare con disinvoltura e curiosità. Il progetto dell’asta en Primeur non è una scommessa isolata, ma una solida dichiarazione d’intenti per il futuro; un modello strategico e collettivo che ridefinisce il concetto di valore, dimostrando come il rigore tecnico possa anticipare le richieste dei grandi collezionisti mondiali, traducendo l’aderenza al territorio in un asset formidabile sia per il posizionamento del brand Barolo nel mondo, sia per il sostegno sociale”.