BRA - 'I giorni di Giuse': da Pino Berrino un omaggio alla Bra che fu

Presentato il libro dell'autore braidese, un ritratto della città della Zizzola negli anni Cinquanta e Sessanta

29/05/2018 09:24

Venerdì 25 maggio a Bra, presso l'auditorium della Cassa di Risparmio, è stato presentato il volume di Pino Berrino “I giorni di Giuse”. Dopo il saluto del sindaco Bruna Sibille, a condurre la serata, a fornire ai presenti una sintesi del libro e ad evidenziarne i tratti salienti è stato l'assessore alla cultura Fabio Bailo, che ha introdotto l'autore e, in seguito, ha passato la parola ai diversi ospiti intervenuti: l'amica Chiara Chiodin, la giornalista Caterina Brero, lo scrittore Andrea Federici e, in conclusione, il presidente del consiglio comunale Biagio Conterno.
 
A dare voce alle parole di Pino Berrino il noto attore Paolo Giangrasso che ha letto alcuni passi particolarmente commoventi o divertenti. Il libro potrebbe recare come sottotitolo “cronaca di una infanzia braidese”, quella dell'autore, ovviamente, che in queste pagine si incrocia con la storia dei famigliari: la mamma Dina, il papà Giachin, noti titolari del distributore di benzina posto in prossimità dell'ospedale cittadino, il fratello Giacomo, decisamente discolo, mentre solo evocato è il fratello Davide, nato più tardi.
 
Tuttavia il volume, lungi dall'essere solo un ritratto di famiglia, è un racconto corale che omaggia una zona di Bra – compresa tra l'ospedale Santo Spirito e il viale Madonna dei Fiori – e, più in generale, può essere definito un atto d'affetto verso tutta la città. Il libro, ambientato nella Bra a cavallo degli anni 50 e 60, è costruito a cerchi concentrici.
 
Il primo cerchio, quello più interno e intimo, come intuibile è rappresentato dai famigliari più stretti. A questo se ne aggiunge un secondo, costituito dalla famiglia allargata (nonni, zii, nipoti), cui vanno aggiunti amici e compagni di scuola, nonché i titolati delle attività economiche più vicine, a partire dall'oste Carletu. Il terzo cerchio è dato dalla comunità che viveva o, più semplicemente, transitava nel luogo dove si svolgono i fatti narrati, un universo nel quale un ruolo particolare era svolto da soggetti talvolta patetici, talvolta divertenti: l'ubriacone burbero e bonario al contempo, il raccoglitore di buse, lo spiantato che cercava di sopravvivere alla meno peggio, l'anziano ricoverato nel reparto dei poveri vecchi dell'ospedale, la sutmina che sverminava i bambini, l'ambulante che vendeva gelati all'angolo della strada e così via. Un mondo piccolo, quello tratteggiato da Pino Berrino, che continua a vivere grazie alle sue pagine.


c.s.

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