Igor Varrone è stato ufficialmente confermato alla direzione provinciale di Cia Agricoltori italiani di Cuneo. La sua nomina, espressa dal nuovo Comitato esecutivo provinciale nell’assemblea elettiva della scorsa settimana, ieri sera è diventata operativa grazie alla ratifica del Comitato esecutivo regionale. In virtù del nuovo statuto, l’incarico non è più vincolato al mandato quadriennale della presidenza, ma diventa a tempo indeterminato, distinguendo in modo più appropriato le responsabilità operative del direttore (che assume il ruolo di datore di lavoro, firma il bilancio e risponde della sicurezza sul lavoro) da quelle di indirizzo politico del presidente. Varrone, 49 anni, doglianese, laureato in Scienze politiche ad indirizzo economico, con specializzazione in economia industriale e radici agricole nell’Alta Langa, è in Cia dal 2007, quando venne assunto alle dipendenze dell’Ufficio di Alba, con incarichi amministrativi che ben presto, nel 2012, gli valsero i gradi di responsabile zonale, pochi mesi prima che venisse nominato, lo stesso anno, direttore provinciale. Una carriera che lo ha visto bruciare le tappe, conquistando nell’ambito dell’Organizzazione nazionale il titolo di direttore provinciale più giovane d’Italia. “Sono cresciuto insieme alla Cia - osserva Varrone -, un percorso personale e professionale che mi ha chiesto molto, ma restituito altrettanto. Gli eventi incalzanti, anche tragici, che hanno caratterizzato Cia Cuneo nei miei primi anni da direttore, non mi consentivano repliche. Ho dovuto imparare il mestiere in fretta, devo moltissimo alle compiante Valentina Masante e Marzia Serasso e al presidente regionale di allora, Roberto Ercole (che ancora sento per consigli), i miei mentori. Grazie a loro, ai presidenti provinciali e ai collaboratori che in questi anni hanno lavorato con me, l’impegno in Cia Cuneo, condiviso con tutti, ha prodotto risultati gratificanti sotto ogni aspetto, andando molto spesso al di là delle aspettative. Sono grato per la fiducia che mi è stata confermata, l’incarico “a vita” mi carica di ulteriori responsabilità e un po’ mi ‘inquieta’. Se mi è concessa una battuta anticonformista, direi che anche questa volta vedrò di farmene una ragione”.