CUNEO - Confartigianato al fianco delle imprese del Piemonte contro il Piano Transizione 5.0

Il presidente Giorgio Felici: "Decreto penalizzante, un colpo di grazia per le aziende del territorio"

31/03/2026 12:15

C’è forte preoccupazione tra le imprese artigiane del Piemonte per il decreto fiscale, approvato lo scorso venerdì, contenente un pacchetto di misure per le imprese. Al centro della contestazione il cuore della norma sul credito d’imposta per il Piano Transizione 5.0. Infatti, il Decreto taglia il credito del 65%, riducendolo al 35%, inoltre, vengono ridotti gli investimenti ammessi: solo beni strumentali non collegati all’efficientamento energetico come i pannelli fotovoltaici. In pratica gli stessi che le imprese erano state incentivate ad acquistare. Una normativa cambiata più volte tra 4.0 e 5.0 e che ha tagliato drasticamente le risorse, sono scese da 1,3 miliardi a 537 milioni. “Un decreto che penalizza enormemente le imprese -commenta Giorgio Felici, Presidente di Confartigianato Imprese Piemonte- che avevano fatto degli investimenti già nel mese di novembre, a fronte di un impegno di credito d’imposta previsto dal piano Transizione 5.0. Un impegno che non è stato onorato e che, anzi, è stato modificato in corso d’opera, rendendolo, di fatto, retroattivo”. “In un momento di grande instabilità e incertezza -aggiunge Giorgio Felici- dovute alla situazione geopolitica e all’aumento dell’energia elettrica e delle materie prime, questa normativa fiscale è il colpo grazia che rischia di mettere ko le imprese del territorio. Forse non è chiaro a questo Governo che fare impresa significa programmare, mettere a bilancio le entrate e le uscite. Non è, quindi, accettabile ridurre la cifra a 537 milioni di euro per il 2026, un budget che copre appena un terzo degli 1,6 miliardi richiesti dalle imprese e rendere il taglio retroattivo”. “Le imprese artigiane -conclude Felici- hanno perso la pazienza e la fiducia nella politica e nei confronti di questo Governo. Forse non è chiaro che le variazioni frequenti delle norme, la loro mancanza di chiarezza, la retroattività cui il legislatore fa ricorso troppo spesso, sono tutti motivi che incidono sul malessere delle aziende. Non si tratta di avere un occhio di riguardo nei confronti delle imprese, ma di mantenere una linea di coerenza con gli impegni presi. Servono buonsenso e il rispetto della parola data. È chiedere troppo?”.

c.s.