CUNEO - Cuneo è tra le prime province italiane per ingressi di lavoratori stranieri

Quello della Granda è il dato più alto del Piemonte e fotografa una situazione diventata ormai strutturale, che coinvolge tutta la penisola

Redazione 28/02/2026 07:04

Nel 2025 le assunzioni di lavoratori stranieri in Italia sfiorano quota 1 milione e 360mila, pari al 23 per cento del totale. Significa che in media quasi un nuovo assunto su quattro non è italiano. Il dato, elaborato dall’Ufficio studi della CGIA, segna un aumento rispetto al periodo pre-Covid. Se si confrontano le previsioni attuali con quelle del 2019, il numero degli ingressi risulta più che raddoppiato. Anche in Piemonte il fenomeno è evidente, pur con caratteristiche proprie. Nel 2024 i lavoratori extracomunitari con almeno una giornata retribuita sono stati l’11,5 per cento del totale regionale. Si tratta di una quota inferiore alla media italiana (12,4 per cento) e a quella del Nord Ovest (15,2 per cento), ma superiore a quella di diverse regioni del Sud. La crescita è significativa: tra il 2017 e il 2025 l’incremento è stato del 106,5 per cento (dato aggregato con la Valle d’Aosta). Analizzando la situazione a livello provinciale, Cuneo si colloca tra le prime dieci province italiane per incidenza di ingressi di lavoratori immigrati sul totale delle assunzioni nel 2025: il dato raggiunge il 34 per cento, la percentuale più alta del Piemonte. A livello nazionale guidano la classifica Prato (55,5 per cento), seguita da Gorizia e Piacenza (39,7 per cento), Matera (36,4) e Bolzano (35,1). In Italia i settori in cui la presenza straniera è più rilevante coincidono con comparti centrali anche per l’economia cuneese. Quasi il 43 per cento delle nuove assunzioni nazionali in agricoltura riguarda lavoratori stranieri; quote elevate si registrano anche nel tessile-abbigliamento (41,8 per cento) e nelle costruzioni (33,6 per cento). In termini assoluti è la ristorazione a prevedere il maggior numero di ingressi (oltre 231mila), seguita dai servizi di pulizia e dall’agricoltura. Tutti ambiti in cui talvolta le imprese faticano a reperire personale italiano. Spesso si parla impropriamente di “mestieri tipici” di determinate comunità. Ma le concentrazioni che si osservano – ad esempio lavoratori dell’Europa orientale nei servizi di cura o cittadini nordafricani in edilizia e agricoltura – dipendono da reti migratorie, domanda locale di lavoro, barriere linguistiche iniziali e difficoltà nel riconoscimento dei titoli di studio conseguiti all’estero. Un dato è certo: la presenza dei lavoratori stranieri non è più episodica, ma strutturale. Secondo una elaborazione della Fondazione Leone Moressa, i dipendenti extracomunitari in Italia sono poco meno di 2,2 milioni. In alcune regioni – come Emilia Romagna, Toscana e Lombardia – l’incidenza supera il 16 per cento. Il Piemonte resta sotto queste soglie, ma registra comunque una tendenza in crescita. Il contributo delle persone straniere non riguarda solo l’ambito lavorativo. Tra gli aspetti più rilevanti c’è quello demografico. L’Italia, e in questo il Piemonte non fa eccezione, registra ormai da anni un progressivo invecchiamento della popolazione e un calo delle nascite costante. Ciò significa che ci sono meno persone in età lavorativa e più pensionati da sostenere. L’ingresso di lavoratori stranieri amplia la base di lavoratori e contribuisce alla tenuta del sistema previdenziale. Infine, va considerato il ruolo dell’imprenditoria delle persone immigrate. In Piemonte, come nel resto del Paese, cresce il numero di attività avviate da cittadini stranieri. In molti casi queste iniziative contribuiscono a mantenere vivi centri storici e quartieri periferici, generando occupazione aggiuntiva. Alla luce di questi dati, la sfida non riguarda solo la gestione degli ingressi, ma soprattutto le politiche di integrazione, formazione e regolarizzazione. In un contesto di denatalità e carenza di manodopera come quello italiano, investire su questi fronti non è solo una scelta sociale, ma può diventare importante per la sostenibilità economica di tutto il territorio.