CUNEO - First Personal Coin e Tino Paiolo portano il Castelmagno nel futuro con la DAO Tracking

Una nuova collaborazione, la prima applicazione di questo genere in una filiera agroalimentare, nel segno della trasparenza verso il consumatore (ma non solo)

Mariano Carozzi, CEO First Personal Coin, con i soci Stefano Colmo e Francesco Nova

Redazione 22/06/2026 15:47

Per la prima volta in Italia una tecnologia DAO - acronimo per Decentralized autonomous organization - verrà applicata ad una filiera DOP agroalimentare. A dare vita a questa collaborazione sono la startup tecnologica First Personal Coin e Tino Paiolo, azienda leader nella produzione del Castelmagno, profondamente radicata in valle Grana.  Non solo un formaggio, non solo un alimento: il Castelmagno è espressione di un territorio, di una comunità, un simbolo che nel tempo è diventato una delle eccellenze più riconoscibili del Made in Italy agroalimentare. “Si tratta di un passaggio importante per FPC perché è una rappresentazione concreta di come noi intendiamo l’innovazione”, spiegano da First Personal Coin. Come si concretizza la collaborazione La DAO, letteralmente “Organizzazione Autonoma Decentralizzata”, è un metodo di gestione che permette di coordinare persone e risorse senza un'autorità centrale e un’organizzazione gerarchica, affidando le regole operative a “smart contract” e le decisioni alla comunità dei partecipanti. Come si applica questo sistema alla filiera del Castelmagno DOP? A spiegarlo è Stefano Colmo, socio di First Personal Coin: “L’idea di fondo è sempre mettere la tecnologia al servizio delle cose, non viceversa. Finora questo genere di sistema è stato molto popolare nel campo della finanza e della speculazione. A noi interessava metterlo al servizio dell’economia reale, utilizzarlo per fare meglio cose che già vengono fatte, in modo inclusivo, tracciato e trasparente”. La DAO Tracking nasce per questo: raccogliere, ordinare, automatizzare e rendere trasparenti le informazioni all’interno della filiera, rendendo più chiaro e verificabile, e al contempo snello, il percorso che porta un prodotto dalla sua origine fino al consumatore. Nel caso del Castelmagno DOP questo significa accompagnare digitalmente un patrimonio fatto di latte, montagna, lavorazione, affinamento, territorio e identità. Come ogni DOP, il Castelmagno, è normato dal proprio disciplinare e vive dentro un sistema di regole, controlli e certificazioni. La tecnologia non sostituisce questo sistema, lo rafforza. Prosegue Colmo: “Parliamo di un contesto in cui ci sono tanti attori: allevatori, casari, produttori. Abbiamo creato un ‘ambiente digitale’ in cui chi fa parte di questa filiera può interagire in maniera trasparente, comunicando in autonomia i suoi passaggi e vedendo in tempo reale cosa fanno gli altri. Il tutto è supervisionato da un DAO manager, una persona che gestisce la tecnologia: l’occhio umano è sempre fondamentale”.  In questo modo la filiera diventa completamente tracciata, sia internamente che verso l’esterno: un processo in cui prima tutto era documentato attraverso carta e certificazioni fisiche, viene snellito e automatizzato con uno spazio virtuale in cui tenere traccia di ogni procedura. “Quando mangerai la tua fetta di Castelmagno sarai così in grado di conoscere tutto, dalla mucca da cui è arrivato il latte a quando è stata munta, passando per ciò che ha mangiato”, spiega Colmo: “Tramite un Qr code, quando si effettua l’acquisto, si potrà vedere una sorta di ‘film’ della vita di quella forma di formaggio. Un sistema che agevola l’interazione di una comunità rafforzandola, dando al consumatore, sempre più esigente e informato, piena certezza di ciò che mangia”. Un nuovo livello di trasparenza Da un lato l'automatizzazione dei processi e le economie che ne conseguono per i produttori, dall'altro un nuovo livello di trasparenza, accessibilità e fiducia: un livello capace di parlare al consumatore finale, ai mercati, agli operatori, ai distributori e a tutti gli interlocutori che chiedono sempre più spesso di conoscere non solo cosa stanno acquistando, ma da dove arriva, come è stato prodotto, se è sostenibile e che caratteristiche ha. “Sono economie concrete, non teoriche: meno tempo per la raccolta dati, meno errori, meno costi di gestione delle scorte, processi di rintracciabilità che passano dall’essere una costosa seccatura ad un asset commerciale”, spiegano da First Personal Coin: “Le DOP sono un patto tra produttori, territorio e consumatori. È la promessa che dietro un nome ci siano un luogo preciso, regole condivise, pratiche produttive, responsabilità e una storia collettiva. Rendere questa promessa più visibile, più verificabile e più comprensibile significa rafforzare il valore economico e culturale della filiera”. Per FPC, l’operazione mira inoltre a dimostrare che blockchain, DAO e smart contract non sono strumenti riservati alla finanza o al mondo cripto, ma possono diventare infrastrutture leggere, concrete e utili per l'economia reale: "La collaborazione con Tino Paiolo apre un percorso, che parte dal Castelmagno DOP ma guarda a un tema più ampio: come le tecnologie decentralizzate possano aiutare le filiere di qualità a difendere la propria autenticità, rafforzare la fiducia, generare valore e dialogare con mercati sempre più attenti alla trasparenza. Il valore del Made in Italy è grande e riconosciuto. Abbiamo il dovere di proteggerlo, raccontarlo e renderlo sempre più riconoscibile — e vendibile — con strumenti adeguati al tempo in cui viviamo”.